Due anni fa non esisteva, adesso minaccia supremazie vecchie e nuove nel web, quella di Murdoch in primo luogo, e secondo quei venditori di realistiche paranoie che sono gli analisti di mercato, la sua rotta è in diretta collisione perfino con Apple-iPod. E' YouTube. Un sucesso perfino più fulmineo di quello di MySpace. YouTube è un grande deposito di "televisione condivisa". Nella pancia dei suoi giganteschi server, ogni giorno decine di migliaia di giovani inseriscono i loro video girati con la videocamera, a volte quella del cellulare, ma soprattutto pezzi di televisione "vera" , ritagliata però in un gigantesco "blob", proprio come è accaduto per anni nel programma di Rai3: questo però è il blob di massa, fatto da milioni di persone.
Ora, da semplice contenitore delle voglie e dei capricci televisivi dei ragazzi e ragazze per lo più americani, Youtube ha deciso di saltare il fosso e diventare piattaforma televisiva che distribuirà musica e video musica, da ascoltare al pc ma anche in mobilità. Ed ha annunciato trattative con le major di tutto il mondo. Ogni giorno ?" dice la società ?" 100 milioni di video vengono visti attraverso i suoi server. Oltre 16 milioni di utenti unici (cioè non duplicati, persone vere insomma) hanno frequentato il sito nel mese di luglio. Una massa critica di affezionati che è ormai pubblico pronto a scaricare contenuti "mainstream", di ogni genere, anche se di certo non a pagarli.
E questo fa di Youtube un altro concorrente per il mercato pubblicitario. Per la verità il "fuoco", in senso ottico, del mercato sulla "shared television" si fa sempre più preciso e affilato: la televisione condivisa ha altri e importanti protagonisti: Google Video, Yahoo Video, MySpace videos ed altri soggetti di recentissima partenza. Almeno un centinaio di milioni di utenti. Ma è Youtube la stella del momento. Un anno fa, la tv condivisa era poco più di una curiosità, si rideva per i video delle bestemmie di un conduttore televisivo e per le cento e cento ricombinazioni di quell'audio sulle immagini più diverse ?" dai cartoni giapponesi ai discorsi del Papa.
I giornali americani facevano sarcasmi sulla televisione dei rutti e della parolacce, fatta da adolescenti col brufolo in bollore e il testosterone alto. E invece, eccola là diventare un genere e un mezzo.
1) È un genere, perché a furia di pubblicare il video dell'ultima festa scolastica e linkarsi milioni di volte l'uno con l'altro, una tempesta di immagini e significati sta creando messaggi autonomi e "altri" da quelli professionali, un "discorso pubblico per immagini" del tutto nuovo, a volte dotato di senso e di obiettivi, altre volte nel totale non-sense della casualità e del gioco.
Un solo esempio, sulla testata Zidane-Materazzi la tv condivisa è stata la fonte di approvvigionamneto dei giornali on line di mezzo mondo, che hanno rimandato in linea cronache in più lingue e canzonette pepate, replay e remix di ogni genere. Il non-sense di certe ricombinazioni creava un senso di intrattenimento e divertimento grazie alla rielaborazione collettiva per immagini.
2) È un mezzo, perché il successo è spontaneo ma l'iniziativa no. YouTube è una società che nei mesi scorsi ha tentato anche di essere acquistata da qualcuno senza riuscirci ?" forse è troppo presto perché il business veda tutte le potenzialità della tv condivisa, ma spaventano anche tutte le questioni legali connesse alla proprietà del materiale televisivo che viene frullato nel suo serbatoio planetario (un massacro di ogni diritto e contratto).
Intanto però è della metà di agosto l'annuncio che la società tratta per la musica da distribuire on line. E poiché la velocità di crescita di Youtube è quella che è, perché non pensare che nel giro di alcuni mesi questa sia la piattaforma televisiva per cartoni, serial, reality e film, magari con la finestra della ricombinazione e della rilettura critica sempre aperta? Anche questo è blogging di massa, riscrittura del mezzo e delle sue modalità. E fulmineo è il passaggio degli altri mezzi nella storia, nel passato recente. Perchè cos'altro succede se all'improvviso la televisione è non solo trasmessa ma letteralmente "fatta" su internet? Dove dovrebbe andare la pubblicità per i giovani, dovendo scegliere fra un canale generalista e uno di televisione condivisa? La shared tv, madre del caos, sta rapidamente ricompilando un nuovo ordine televisivo.
Saranno tempi lunghi: questione di mesi.
Tratto dal blog di Vittorio Zambardino
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