Tempo pochi mesi, e il Giappone cambia idea: le prime due cartucce, la rossa e la verde, vendono un milione di copie. Tempo un anno, e la televisione trasmette il primo episodio della serie animata. Altri sei mesi, e il merchandising legato ai Pokémon frutta 4 miliardi di dollari. A dieci anni di distanza, con quattro generazioni di videogiochi disponibili, Pikachu e compagni hanno irreversibilmente modificato l'immaginario infantile.
Perché i Pokémon sono stati i primi a essere fruiti contemporaneamente come videogame, fumetto, cartone animato, film, giocattolo e soprattutto come carta collezionabile. Dopo di loro, hanno seguito la prassi quasi tutti gli eroi per giovanissimi: Harry Potter, gli Jedi, i lottatori di wrestling. Non casualmente, a celebrare il genetliaco dei mostriciattoli sarà, insieme a Nintendo, Gedis Edizioni, distributore nazionale delle trading cards: il 17 settembre, al DatchForum di Assago, i fan si incontreranno a "Buon compleanno Pokémon" per giocare e ripercorre un decennio di Pokemania.
Il vero decennale dall'invasione, però, cadrà fra due anni: è nel 1998, infatti, che la Wizard of the Coast acquisisce dalla Nintendo i diritti per pubblicare un gioco di carte collezionabili basato sui mostriciattoli. E nello stesso anno la città di Topeka, Arkansas, diviene per un giorno ToPikachu, con topi elettrici giganti che scorrazzano per le strade. E' il P-day: il giorno dello sbarco dei mostri in America. I risultati? Dopo un mese dal debutto televisivo, Pokémon è il programma per bambini più visto degli Stati Uniti. In sette mesi si vendono 2 milioni di cartucce e un milione di mazzi di carte.
Nel maggio 1999 Time dedica la copertina ai Pokémon. A ottobre, Pikachu conquista quella del New Yorker. Bill Clinton li cita nel messaggio radiofonico settimanale. Sui giornali rimbalza il loro slogan: "Whatever doesn't kill you make you stronger", quel che non ti uccide ti rafforza. La frase originale era in tedesco, e apparteneva a Friedrich Nietzsche. Da quel momento, i Pokémon conquistano davvero il mondo: nel settembre 1999 l'Europa, nel gennaio 2000 l'Italia. Sono ovunque: dai lecca lecca ai paralumi. Diventano musical, libro, gelato, spauracchio di pedagoghi e associazioni di genitori.
Oggi, a mania sempre presente ma messa in ombra da centinaia di replicanti, resta da capire perché siano stati così amati. Forse perché fanno leva sull'antica attitudine infantile al collezionismo. Forse perché sono la perfetta incarnazione del desiderio postfordista, che sostituisce la durevolezza della merce con la sua moltiplicazione, e la sua vacuità. O forse, infine, perché grazie a loro i bambini hanno creato la prima comunità planetaria che esclude inesorabilmente gli adulti. Lo intuì un giornalista giapponese: "I bimbi li adorano perché sanno che i grandi non possono capirli".
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