Laddio di Mimun: me ne vado senza sventolare bigliettini
Lerner si congedò non prima di aver esibito al pubblico un biglietto con sopra il nome di una giornalista che avrebbe dovuto tenere in conto, secondo i desideri di Mario Landolfi, presidente di An della Commissione di vigilanza e autore del biglietto. «Per quel che mi riguarda tranquilli - ha detto ieri Mimun - da me nessuna polemica, men che mai sceneggiate, o bigliettini da esibire e sventolare». E mentre diceva «sventolare», ha sventolato. Quindi nessuna polemica per modo di dire.
Il riferimento era ovvio, e del resto fra lui e Lerner ci sono precedenti. Uno risale al gennaio del 2004, quando Silvio Berlusconi paragonò i leader diessini a Joseph Goebbels, e Piero Fassino invitò il premier a chiedere a Maurizio Gasparri o a Mimun chi fosse il gerarca nazista. Ne scaturì una mezza rissa, e Lerner negò la sua solidarietà a un Mimun imbufalito: «Poveri noi, quando si adoperano con tale disinvoltura tattica la fede e le tradizioni dei nostri padri. Usare le proprie radici come uno scudo, finisce per svilirle». Mimun, infatti, è ebreo come Lerner.
E non si tirò indietro: «Davo per scontato che ti sarebbe stato più facile per motivi politici sostenere chi ha fatto accostamenti spregevoli, a chi queste offese ha subito. Ma che tu arrivassi ad accusare il sottoscritto di usare le proprie radici come scudo va al di là della mia immaginazione». Il secondo round è dello scorso febbraio, quando Roberto Calderoli, intervistato da Mimun, esibì la maglietta anti-islamica.
Per Lerner si trattò di «una sceneggiata ben più nociva delle immagini da cui ritenni dignitoso prendere le distanze», e cioè delle immagini per cui si era dimesso. «Sono davvero molto orgoglioso di essere diverso da Lerner», replicò Mimun. Che ieri, dunque, ha aprofittato dell'ultima occasione (con oggi chiude dopo dodici anni da direttore di tg Rai) per sfottere l'avversario. Il resto del messaggio pronunciato in diretta era innocuo soltanto all'apparenza. Mimun si è rivolto ai telespettatori con toni volutamente marzulliani: «In moltissimi mi avete scritto chiedendomi come si spiega l'essere sostituiti, nonostante la riconquista di un netto primato sulla concorrenza...
Altri ancora hanno espresso l'opinione secondo cui quel che avviene è dovuto a ragioni diverse, tutte politiche. Insomma, vi siete fatti una domanda e vi siete dati anche una risposta». Ha rifilato ai giornalisti uno schiaffo, chiamandoli «lavoratori del Tg1». Ha ringraziato la Rai per avergli permesso di «realizzare 45 mila edizioni di telegiornali», sottolineando con la cifra «45 mila» il gran lavoro svolto, e di conseguenza le schermaglie per pochi episodi secondari. Ha ironicamente definito «scatoletta magica» la tv, ricordando che «dovrebbe soprattutto informare, intrattenere, insomma fare compagnia, e invece, come sapete, è stata e, temo, sarà sempre al centro di guerre campali».
Non stavolta. Stavolta niente guerra. Lerner non replica: «Non ho visto il telegiornale stasera, perché è il capodanno ebraico, e sto passeggiando con mia moglie». Per Mimun ha un augurio: «Felice 5.767». Anzi, due: «Shanà tova». Cioè, buon anno in ebraico.