Mediaset, poche settimane fa, ha intentato una causa da 500 milioni di euro contro YouTube e Google «per illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del gruppo». Per conoscere gli esiti della battaglia si dovrà attendere ancora un bel po' di tempo. Frattanto, però, il fenomeno web tv continua a tenere e banco, spaventando, e non poco, i colossi della televisione. E non solo il Biscione. L'avanzata dei canali tv su internet e della gigantesca offerta di nuovi programmi rintracciabili con pochi clic sul web comincia a creare parecchia preoccupazione a livello mondiale. Il top management delle principali compagnie televisive non sta vivendo la fase migliore per la pianificazione delle strategie future.
Ad alimentare i timori delle cosiddette tv tradizionali c'è pure un recente studio di Ars et Inventio, una società italiana di consulenza specializzata nell'innovazione e nella ricerca. Che ha guardato da vicino lo sviluppo delle principali realtà televisive su internet, mettendo in fila le potenzialità dei nuovi meccanismi di broadcasting. Ne è venuto fuori un lungo elenco di «lezioni», che circola da un po' di tempo fra gli addetti ai lavori e appare destinato a condizionare sia i newmedia sia le classiche tv.
Il lavoro, coordinato da Ernesto Ciorra, è il frutto di un confronto realizzato a livello internazionale. Obiettivo era valutare «l'impatto del web sulla catena del valore dei media» tenendo conto di tre fattori chiave: «produzione, distribuzione e fruizione».
Chi fa tv online, a leggere tra le righe i risultati della ricerca di Ars et Inventio, può mettere nei guai i network terresti e pure quelli satellitari: scommette su «nuove tipologie di contenuti»e può contare «sull'abbattimento dei costi di distribuzione». I palinsesti, di fatto, non esistono e dunque ci sono «minori difficoltà di aggregazione dei contenuti» oltre che sulla «personalizzazione»: l'utente è il regista della sua programmazione, insomma.
La pubblicità, in quest'ottica, viene calata secondo gusti ben individuati. E non c'è solo YouTube a minacciare la programmazione - e gli utili - dei colossi tv. Gli operatori sul web già particolarmente attivi sono almeno sette nel mondo. E vengono classificati in tre categorie: generalista, tematica e networking. In quest'ultima, - oltre a YouTube, c'è MySpace, dedicato in particolare a chi fa musica. Nel primo gruppo, invece, Babelgum, Joost e Vuze. Nell'altro, agoride.com e singlemalt.tv. Sono il futuro. Con cui l'interno mercato televisivo, più o meno, dovrà fare i conti.
da "Libero Mercato"
(22/08/08)