Scorrendo la rassegna stampa di oggi sono da segnalare due interviste a
Veronica Diquattro, 37 anni, vicepresidente esecutivo in Italia e Spagna di DAZN e dalla scorsa estate Chief Customer & Innovation Officer di tutto il gruppo, pubblicate su "Il Sole 24 Ore" (a cura di Andrea Biondi) e "La Gazzetta dello Sport" (a firma Matteo Dore). Ve ne riportiamo alcuni segmenti interessanti, aspettando come sempre il vostro commento a margine di questa notizia.
Siete riusciti a portare a casa i diritti per le 10 partite a settimana della Serie A, 7 in esclusiva e 3 in co-esclusiva. Si aspettava una battaglia così impegnativa?
«Sarò onesta, così proprio forse no. Eravamo consapevoli degli interessi in gioco e ci rendevamo conto che era necessaria un'attenta riflessione da parte dei presidenti. Per questo su alcune tematiche ci siamo impegnati molto anche a dare successivi approfondimenti dal punto di vista tecnologico. E crediamo di aver risposto a tutti i necessari chiarimenti che hanno poi portato all'assegnazione.».
La grande domanda è: riuscirete davvero a trasmettere tutta la Serie A senza intoppi?. L'esordio tre anni fa è stato drammatico.
«Ce lo ricordiamo tutti, ma sono anche tempi lontani. L'impasse iniziale è dipesa dalla tempistica stretta con cui siamo entrati in partita: in pochi mesi. Ora abbiamo alle spalle tre anni di esperienza, investimenti fatti e ottime performance in termini di qualità del servizio. Stiamo poi accelerando il lavoro con il nostro partner tecnologico Tim sulle Cdn (la rete di server, ndr.) e su soluzioni di multicast con gestione degli utenti one to many, per risparmiare capacity ed essere più efficaci».
Onestamente sui social ancora si leggono commenti di utenti con problemi sul servizio.
«Tante volte viene strumentalizzato ciò che si legge sui social possono esserci anche su altri servizi web o sul satellite in caso di maltempo. Occorre distinguere fra le questioni legate alla qualità e tenuta del servizio, su cui riteniamo di non avere problemi, e problematiche legate all'ultimo miglio o al di fuori della tecnologia».
Per risolvere i problemi siete però dovuti ricorrere a un accordo con Sky per un canale ad hoc.
«Sono discorsi separati. Quando abbiamo lanciato l'offerta combinata con Sky lo abbiamo fatto per arrivare a un tipo di audience abituata a a un approccio lineare e quindi essenzialmente per far sì che si conoscessero meglio prodotto e servizio. Il nostro sviluppo e l'accelerazione digitale sono andati avanti in parallelo. Ora, siamo consapevoli che c'è un tema di aree con difficoltà. Ma siamo fiduciosi che la nostra offerta possa nei fatti accelerare la digitalizzazione del Paese come è stato dichiarato da ultimo anche dall'ad della Lega Serie A, Luigi De Siervo. A ogni modo, per poter servire tutti i nostri clienti, anche nelle aree con qualche difficoltà di copertura ci stiamo adoperando per assicurarci di avere una soluzione di backup specificatamente per questi casi, che sarà il digitale terrestre. In mancanza di alternative si attiveranno offerte di questo tipo.».
La scelta sarà vostra o del consumatore?
«Stiamo valutando»
Per bar e ristoranti si sceglierà il digitale terrestre?
«È ancora presto per dirlo»
Conferma le discussioni con Persidera per attivare questa offerta con digitale terrestre?
«Stiamo parlando con diversi interlocutori sul mercato. A breve chiuderemo perché le tempistiche per impostare il lavoro sono strette.»
Sky darà battaglia sulla partnership con Tim, in quanto offerta congiunta e non partnership. E c'è chi ventila problemi sul versante antitrust.
«Non è un'offerta congiunta, né la nostra offerta è stata modificata in corso di trattativa. L'offerta è basata sul nostro piano di business, sui piani di sviluppo futuro attinenti a Dazn»
Perché non dichiararla subito?
«È semplicemente un'estensione di una partnership già esistente. Con Tim abbiamo un accordo sia dal punto di vista tecnologico, sia della distribuzione.
Si può immaginare un'intesa fra Dazn e Sky come nell'ultimo triennio?
«Siamo stati competitor fino all'altro ieri sera. Non ci sono conversazioni in corso.»
La cifra per la Serie A è importante: 840 milioni all'anno. Come si sostiene il vostro business visto che il gruppo ha fatto registrare perdite per 1,4 miliardi di dollari nel 2019 con ricavi per 878 milioni di dollari?
«Alle spalle di Dazn c'è Access Industries che è una realtà ambiziosa, che in passato ha dato prova di scommettere su progetti e portare a casa i risultati. Penso da ultimo a Warner Music. Len Blavatnik crede fortemente nella mission e nel progetto di Dazn e ci crede talmente tanto da essere pronto a fare forti investimenti per raggiungere i numeri che ci siamo posti a livello globale.»
Parteperete al bando per la Serie B?
«La Serie B è stata per noi finora un asset importantissimo della nostra offerta. Ora, chiuso il capitolo Serie A, potremo iniziare le conversazioni sulla Serie B a valere dalla prossima stagione.»
Con che prezzi vi presenterete sul mercato?
«Abbiamo sempre mantenuto dal 2018 il prezzo, pur aumentando la nostra offerta. Con la crescita che avremo grazie a contenuti sportivi e premium come la Serie A ci sarà un adeguamento della nostra offerta, ma sempre in linea con la nostra filosofia. E sarà un prezzo inferiore a quello attualmente praticato dal nostro competitor. I dettagli per la prossima stagione li forniremo prima della fine del campionato.»
Possiamo dire noi che saremo intorno ai 30/35 euro al mese senza sbagliare di tanto?
«Se lo dite voi...».
Si potranno comprare solo singole partite?
«No, soltanto abbonamenti a tutto il pacchetto. Che comprende non solo la Serie A, ma tutta la nostra offerta sportiva: Liga, Ligue 1, Nfl, moto, rugby. E non ci vogliamo fermare, l'obiettivo è crescere e allargare il prodotto».
Avete annunciato anche nuove funzionalità.
«Ognuno avrà la possibilità di scoprite i contenuti che più cerca, magari evitando quelli che per lui sono meno interessanti. E potrà entrare sempre più in contatto con altri tifosi e scambiarsi pareri. Le nostre parole d'ordine sono: interazione e coinvolgimento».
Il rischio di passare da una visione collettiva, come era una volta, a una fruizione più solitaria quindi non esiste?
«È proprio il contrario. Nessuno si deve sentire solo guardando Dazn. Anche perché l'interazione non sarà solo con altri tifosi. Stiamo studiando anche la possibilità di organizzare visioni collettive insieme a personaggi importanti, influencer, come abbiamo già fatto per il Super Bowl».
In futuro parlare di tv sarà riduttivo?
«Certo. Ormai il contenuto non è più costretto dalla modalità di trasmissione o dalla programmazione. Ma verrà offerto in base alle preferenze personali. Perché il vero valore dello streaming è il feedback, la risposta che noi abbiamo e che ci fa capire che cosa piace».
Siamo abituati, insieme alle partite, ad avere i programmi di approfondimento. Avrete anche voi i collegamenti dallo studio e...
«Alt. È chiaro che anche noi evolveremo e creeremo momenti informativi sempre più ricchi. Ma sapendo che il nostro studio è lo stadio. In questi anni lo abbiamo dimostrato. Ci piace offrire agli abbonati la sensazione di essere in contatto con l'azione. Dentro le emozioni. E proseguiremo così. Abbiamo una grande responsabilità, vogliamo raccontare la serie A nel modo migliore. Ci sarà un "luogo Dazn", ma sempre con un linguaggio fresco e giovane. Sicuramente non lo chiameremo mai studio».
Però ovviamente servirà più gente, dovrete fare un'importante campagna acquisti.
«Sì. La nostra squadra ha fatto un percorso incredibile e continueremo a far crescere i nostri talenti, però lavoreremo anche per inserire volti e soprattutto voci nuove. E ci rivolgeremo molto anche a settori diversi, non solo sportivi».
Con Sky in questi anni avete collaborato, ma adesso si parla anche azioni legali.
«Sulle questioni legali siamo molto tranquilli. Sono state rispettate regole e procedure».
Sky ha ipotizzato che raccordo tra voi e Tim violasse la concorrenza.
«La nostra offerta prescindeva da Tim, non c'era nessuna offerta congiunta. In realtà, fin dal giorno uno, loro sono stati nostri partner tecnologici e di distribuzione».
Il ministro Colao ha lanciato un allarme sull'arretratezza tecnologica in Italia.
«Crediamo che la nostra offerta possa aiutare questo cammino verso standard più europei. Comunque stiamo pensando anche a un canale siri digitale terrestre per chi dovesse avere problemi di connettività».
Dazn ha lei come amministratore delegato. Il volto più conosciuto è quello di Diletta Leotta. È un'azienda che ha una particolare attenzione per le donne o è solo un caso?
«Non è un caso. Anzi. È un messaggio che lanciamo con forza: non ci sono settori o ruoli che sono maschili o femminili. Noi siamo particolarmente attenti a qualsiasi messaggio inclusivo. E non è solo un discorso riferito alla questione maschio/femmina, ma a ogni diversity. Un team con profili e personalità diverse può parlare a audience più vaste».
Quali obiettivi avete per il prossimo triennio?
«Siamo grati alla Lega Calcio e alle società che hanno riconosciuto e apprezzato il lavoro che abbiamo svolto in questi anni. È stato un impegno tecnologico e editoriale. Adesso il nostro sogno è tornare ai tempi d'oro del calcio italiano».
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