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Le mosse di Mediaset sul DTT passano anche dal satellite

• 4 min lettura
Fonte: B2B Sole 24 Ore | Condividi 📲
Azzeccare o commettere degli errori in tema di strategie di distribuzione e processi di lavoro (che poi devono migrare sulle nuove piattaforme digitali) può rappresentare per molti operatori televisivi un fattore competitivo e di successo piuttosto che portare ad elevati rischi di declino.

La tecnologia offre oggi significativi elementi di competitività, vista l'importanza che assume nel modificare i processi produttivi e i relativi costi di gestione.

Se poi è vero che i contenuti rappresenteranno il vero valore in futuro, ancor più della piattaforma, il fatto di produrli in tempi brevi e a costi competitivi costituisce un punto importante. Un'analisi corretta dovrebbe tenere in debita considerazione tutto il flusso, dalla progettazione alla realizzazione, fino alla distribuzione e gestione del business associato.
Un caso interessante è quello rappresentato dal progetto globale che sta affrontando Mediaset e che coinvolge, a vari livelli, le diverse società del gruppo, in particolare Videotime (produzione ed emissione) ed Elettronica Industriale (reti di diffusione), con un processo decisionale molto corto, che consente di tenere sotto controllo tutte le fasi evolutive e di armonizzare e sincronizzare ogni singolo aspetto. Ciò vale ancor di più se tutto ciò è rapportato ad un unico referente che controlla anche le linee di sviluppo di alcuni dei modelli basati sulle nuove tecnologie.
Come nel caso di Franco Ricci, che riunisce in sè le cariche di Direttore operazioni di Mediaset e di Presidente e Amministratore sia di Videotime che di Elettronica Industriale, oltre ad avere la Direzione business della pay-tv del gruppo.
Si parla di portare anche i mux, le reti multiplex del Digitale terrestre, sul satellite. Qual è il vostro punto di vista?
L'integrazione della copertura con la piattaforma satellitare consente di evitare di installare un corposo numero di mini-ripetitori, con riduzione dei costi di investimento, oltre che di manutenzione. La piattaforma satellitare però è per noi complementare e non alternativa a quella terrestre; non vogliamo cannibalizzare la piattaforma Dtt a favore di quella sat. Questo vorrebbe dire non avere più una piattaforma che ha una penetrazione del 93%: il Dtt è la nostra piattaforma elettiva e di riferimento, in cui siamo più forti.
A che punto è l'accordo con Rai e Telecom?
Stiamo perfezionando l'accordo con Rai e Telecom per definire questa piattaforma, che contenga tutta l'offerta free. Questo consentirebbe, appunto, di fornire il servizio a quei pochi telespettatori che oggi ricevono i canali Rai, Mediaset e La7 dal satellite in analogico e che domani potranno ricevere invece il mux Dtt, sempre dal satellite.

Come procede il progetto M-Tube, che avevate presentato in anteprima al seminario sulla New Televison?
Siamo in dirittura d'arrivo e faremo presto una scelta di mercato. Il progetto è molto appetitoso ed essendo importante ad esso sono interessati tutti i principali soggetti presenti sul mercato, dai produttori di tecnologia alle aziende telco. Fondamentalmente, il progetto prevede tre soggetti: l'integratore e gestore della rete, il fornitore della tecnologia It e il fornitore della tecnologia Wdm.
Che decisioni avete preso?
Al 99% abbiamo deciso con chi vorremmo lavorare per la parte tecnologica. Puntiamo ai massimi livelli di mercato e in particolare pensiamo alla Cisco per le tecnologie It e ad Alcatel per la tecnologia Wdm. Invece, non abbiamo ancora deciso quale sarà l'integratore, anche se pensiamo a uno di questi tre: Telecom, Fastweb e BT.
Per la conversione delle vostre reti analogiche in digitale, quali sono i tempi di start dell'investimento pianificato di 150 milioni di euro in tre anni?
I tempi saranno dettati dal Governo, secondo una programmazione regionale dello switch-off.
Ci sarà comunque un'accelerazione dello switch-off?
Non penso che ci sarà un anticipo dello switch-off totale, ma ci sarà un'accelerazione parziale, per cui, rispetto alle previsioni precedenti, ci sarà probabilmente un picco nel 2010, quando molti italiani potranno già vedere la televisione digitale. Il 2009 e il 2010 saranno sicuramente due anni importanti e penso che nel 2012 si potrà davvero avere lo switch-off completo.
Quali saranno le prime regioni? Si parla di Piemonte, Trentino, Lombardia, Veneto e Roma...
Ministero e Authorithy hanno avuto informazioni da tutti gli operatori e i broadcaster; adesso stanno cercando di armonizzare i diversi pareri e le diverse esigenze. La Pianura Padana è la zona più complessa, anche perché è a rischio interferenze, essendo un'area aperta e che coinvolge più regioni; quindi, credo che sarà una delle ultime.
Per ciò che riguarda la conversione delle reti analogiche in HD, che piani avete?
Noi abbiamo previsto investimenti adeguati per emissioni in alta definizione e saremo pronti, anche a ottobre, per trasmettere tre canali in HD. Per i contenuti il processo sarà graduale, in funzione dei contratti con le major. Anche per la fiction stiamo già lavorando, in alcuni casi, in HD. Così è anche per gli studi, che cominciano ad essere pronti per la produzione in alta definizione.
Per la newsroom il processo di evoluzione operativa, più che tecnologica, non è facile. Cosa avete in programma per il Tg4 e il Tg5?
Stiamo lavorando sull'infrastruttura. Si tratta però solo di un passo per realizzare la predisposizione al successivo avvento della newsroom digitale. Abbiamo previsto circa 2,5 milioni di euro per realizzare l'infrastruttura news per Roma e Milano.
Mentre, mi pare, state abbandonando anche voi Cinecittà...
Sì. Da novembre non dovremmo avere più nessuna produzione a Cinecittà. È anche un modo per ottimizzare le risorse su Roma, dove abbiamo ormai delle strutture che hanno raggiunto un'elevata capacità produttiva.

Antonio Franco
per "B2B Sole 24 Ore"

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