Toglietele tutto, ma non la tivù. Mettetevi nei panni della signora Livia, 78 anni, che vive sola in mezzo alle montagne di una splendida valle trentina, senza uscire di casa da novembre ad aprile con il televisore acceso dal mattino alla sera. Quando nei giorni scorsi ha visto sparire le immagini dallo schermo, ha preso il telefono e ha chiamato gli "angeli del decoder". "Aiuto, non mi funziona più la tivù". È solo una dei seimila anziani trentini che finora hanno ricevuto l'installazione a domicilio del decoder per il digitale terrestre. Persone sole che non possono (o non vogliono) contare sull'aiuto di figli e nipoti e che si fanno prendere dall'ansia già di fronte alle matasse di cavi e al nuovo telecomando, figuriamoci se sono in grado di sintonizzarsi sui nuovi canali, magari più e più volte come sta succedendo in questi giorni in Trentino, per andare a caccia di emittenti disperse nell'etere con lo spegnimento dei ripetitori analogici.
Ecco l'altra faccia della rivoluzione digitale, proprio quella che dopo Sardegna e Valle d'Aosta sta andando in onda in Piemonte e Trentino Alto Adige (il Lazio partirà il 16 novembre) con una coda di problemi, ricorsi, dubbi, proteste e minacce di non pagare più il canone Rai. Quando per i tecnici dei ripetitori è tutto a posto, comincia il lavoro tra le mura domestiche. Gli anziani sono i più deboli, come risulta da una ricerca della facoltà di Sociologia dell'Università di Trento, basata proprio sul lavoro degli "angeli del decoder", quei ragazzi che - pagati dalla provincia autonoma di Trento - dalla primavera scorsa di lavoro fanno proprio questo: installano decoder a domicilio, gratis, agli anziani con più di 75 anni.
per "La Repubblica"