Il direttore di Rai4, Carlo Freccero, scende in campo per difendere dalle critiche di volgarita e violenza mosse dall'associazione Aiart la messa in onda in prima visione free sul canale da lui diretto della serie 'Il Trono di Spade'
«Si legge -afferma Freccero- che Il trono di spade è volgare, pornografico con insistite scene di violenza e di sesso, quasi gli autori fossero impegnati ad ottenere l'oscar della depravazione'. In realtà gli autori si sono impegnati non solo a ottenere ampi riscontridi pubblico, ma pure a guadagnare o a concorrere fino alle fasi finali, dei principali premi della TV Americana e fantastica. La prima stagione per esempio ha vinto lo Hugo Award e il più antico e prestigioso Peabody Award con queste motivazioni: 'Il Trono di Spade va molto al di là di un fantasy di routine, provocando domande sull'essenza del potere e dell'impotenza, sul desiderio di regnare e sull'atto stesso del regnare. [...] Il trono di Spade riceve il Peabody Award per aver interrogato il concetto di autorità all'interno di un contesto d'intrattenimento ma tematicamente ricco».
«Senza poi contare - prosegue Freccero- i moltissimi riconoscimenti tecnici e al cast ottenuti, oltre alle nomination come miglior serie drammatica ai Golden Globes e agli Emmy Awards. Ha ricevuto attenzione da parte di vari studiosi che gli hanno dedicato pubblicazioni filosofiche, ed è universalmente riconosciuta come uno dei vertici assoluti della Tv di Qualità. Certo affronta contenuti adatti a un pubblico maturo, e come tale viene trasmessa da Rai4, con tanto di bollino rosso e alcuni tagli per il passaggio in prima serata. La brutalità e la sessualità del Trono di spade non hanno però lo scopo di titillare o traviare il pubblico, ma di trattare il mondo diegetico con il realismo imposto dal racconto in modo relativamente inedito per il genere fantasy. Senza le situazioni criticate da Aiart, il senso di pericolo e la descrizione delle pulsioni dei protagonisti verrebbero a mancare, falsando completamente il ritratto, fantastico ma verosimile di uno spietato gioco di corte pseudo-medievale. Sarebbe come chiedere di rimuovere dalla mitologia le azioni più crudeli degli Dei o di espungere dalle tragedie greche i passaggi più violenti, come la morte di Clitennestra nelle Coeffore di Eschilo», conclude Freccero.