Settore tv vivo nonostante la crisi, on demand trainano la rinascita

Settore tv vivo nonostante la crisi, on demand trainano la rinascita

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Fonte: Agenzie

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Economia
  mercoledì, 13 marzo 2019
 06:00
Settore tv vivo nonostante la crisi, on demand trainano la rinascita Un settore in ripresa, dopo la fase recessiva e la caduta della raccolta pubblicitaria, con prospettive di ulteriore crescita, pur in un contesto di stagnazione dell'economia nazionale. È il quadro che emerge dal primo Rapporto sulla Produzione audiovisiva italiana, realizzato dall'Associazione Produttori Televisivi che ha annunciato anche il cambiamento della denominazione in Associazione Produttori Audiovisivi. A spiegare le ragioni di questa «storia di successo» il presidente Giancarlo Leone. «Il mercato è in crescita sia per la tv free e pay - ha affermato -. Secondo le nostre stime, la buona tenuta continuerà e crescerà la tv non lineare come la tv on demand».
 
Il valore della filiera della produzione italiana ha raggiunto un miliardo di euro: il cinema è a quota 263 milioni, la fiction sta attraversando un vero e proprio boom con l'assorbimento del 38% del mercato e un valore fra i 360 e i 380 milioni di euro. Seguono gli altri generi televisivi e Internet con un valore fra i 310 e i 340 milioni di euro. I lavoratori impegnati sono 70mila che aumentano a 100mila grazie all'indotto. Le imprese attive sono 7.247. A trainare la crescita sono diversi fattori: l'estensione del tax credit al prodotto televisivo e la maggiore comprensione della sua centralità culturale; lo sviluppo della committenza degli Over The Top con significativi effetti sull'intero versante della quantità di prodotto audiovisivo richiesta; l'espansione delle attività degli operatori on demand nazionali ma soprattutto internazionali come Netflix e Amazon. «Tutto ciò che sta accadendo nel settore della serialità è merito del ruolo del tax credit - ha concluso Leone -. È un dato fondamentale che il governo non deve sottovalutare in futuro. È il motore di crescita che non va spento». Una prima risposta è arrivata dal sottosegretario al Mibac, Lucia Borgonzoni, che ha assicurato di voler mantenere e se possibile incrementare la misura. «È un settore che non vuole assistenzialismo - ha affermato -. Dobbiamo sederci tutti ad un tavolo per capire come cambierà questo settore. Stiamo puntando molto sull'internazionalizzazione. Anche Netflix parteciperà ai tavoli».

Tra gli ospiti l'ad Rai Fabrizio Salini, che ha posto l'accento sul piano industriale approvato dal cda la scorsa settimana. «È una riforma necessaria e inevitabile», ha detto ricordando la nascita delle dieci direzioni di genere, tra cui quella dedicata ai nuovi format. «Oggi la Rai produce internamente pochi contenuti originali - ha spiegato -. È una capacità che abbiamo progressivamente perso e vogliamo provare a incrementare».  Con il piano industriale «siamo di fronte ad una riforma necessaria e inevitabile perché i contenuti saranno sempre di più i protagonisti dell'intero settore audiovisivo».  Si tratta di «una cosa forse scontata - ha aggiunto - ma che lo è meno per l'attuale assetto della Rai che è organizzata come un broadcaster classico. Credo che questo modello organizzativo non sia in grado di reggere alla competizione futura che si basa esclusivamente sulla qualità e sulla capacità di creare il prodotto. Siamo partiti - ha sottolineato Salini - da due elementi di base: il primo è che la Rai ha difficoltà ad intercettare il pubblico più giovane che si allontana e consuma prodotti attraverso altri mezzi e device». Il secondo elemento dal quale si è partiti, per Salini, è che «la Rai ha solamente una direzione di genere o di contenuto, Rai Fiction, ma incredibilmente non ha altre direzioni di contenuto altrettanto importanti. Abbiamo istituito una direzione Documentari e una 'Nuovi Formatì e il piano industriale creerà dieci direzioni, dieci aggregatori ognuno dei quali si concentrerà del suo contenuto di competenza». Questo nuovo modello porterà «a una non dispersione del prodotto e delle risorse e a una utilizzazione crossmediale multipiattaforma, un elemento largamente assente in Rai». Entrando più nello specifico, la direzione 'Documentari' e la direzione 'Nuovi Formati', per Salini dovrebbero vedere la luce entro l'estate. «C'è un tema da considerare: oggi la Rai produce pochi formati originali. Questo non significa che produrremo tutto all'interno, però avremo un interlocutore con cui iniziare a produrre non soltanto prendendo contenuti dall'estero», ha concluso Salini.

Anche Alessandro Salem, direttore generale contenuti Mediaset, ha sottolineato che l'azienda di Cologno Monzese sta puntando di più sulla produzione di contenuti originali, sia intrattenimento che fiction. «La nostra attenzione in particolare in questo momento è sulla fiction. Da due anni ci siamo rimessi a lavorare, stiamo cercando di ricostruire l'offerta delle fiction e, più in generale, l'offerta di contenuti originali, perché la difesa di chi segue la televisione lineare può passare solo attraverso la capacità di produrli». Lo ha detto Alessandro Salem, direttore generale Contenuti Mediaset, in occasione della presentazione del primo Rapporto sulla produzione audiovisiva nazionale a cura di Mibac (Direzione nazionale Cinema), dell'Associazione produttori audiovisivi (Apa) e Luce Cinecittà. Salem ha aggiunto che si trattiene «il pubblico che oggi è in fuga» solo con «contenuti originali. E noi dobbiamo assolutamente perseguire questa strada».

«Sky attraversa un momento molto particolare ed entusiasmante della sua storia. È nata con l'azionista Murdoch del gruppo Fox. Oggi è del gruppo Comcast ed entra in una competizione nella quale ci sono grandi gruppi che si confrontano tra di loro in una sfida globale». Una sfida «nella quale il contenuto locale, e la capacità di essere connessi con i clienti, diventa un elemento fondamentale. In questo senso, Sky crede che la partita sul contenuto locale sia strategica». Lo ha detto Nicola Maccanico, Executive Vice President Programming di Sky Italia. La proposta televisiva, anche nella televisione digitale, «è molto ampia» e per questo «la quantità dell'offerta ha un'incidenza molto inferiore. Quindi un operatore che vuole proporre servizi a pagamento non può fare della quantità un asset fondamentale. È, invece, l'esclusività del contenuto che può fare la differenza sia in termini oggettivi sia in termini di percezione», ha affermato Maccanico. Esclusività «che non può non essere connessa a contenuti locali», ha concluso Maccanico sottolineando che «Sky si impegnerà nelle produzione locali. Lavoreremo anche su attività più popolari, più larghe: la nostra ambizione è quella di allargare la nostra presenza sul mercato, moltiplicando i generi e avendo accesso a voti più noti del panorama nazionale» «L'on demand è chiaramente il futuro - ha aggiunto Maccanico. Sky ha un vantaggio che è l'avanguardia tecnologia. Sky Q è lo strumento con il quale noi crediamo di essere iper-competitivi per il futuro». Per il presidente di Confindustria Radio Tv, Franco Siddi, «il mercato audiovisivo è cambiato e le regole dovrebbero essere identiche ma sono diverse come nella tassazione. Il mondo nuovo non deve avere vantaggi anomali e impropri».

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