I set-top-box ridefiniscono il buon vecchio telecomando

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Fonte: Il Sole 24 Ore Nva

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Internet e Tv
  domenica, 22 luglio 2007
 00:00

Cosa è la televisione? È una scatola che sta in salotto o in camera da letto che consente di sintonizzare e ricevere dei programmi attraverso un'antenna, programmi trasmessi da dei broadcaster che organizzano dei contenuti in palinsesti.

Esistono due grandi categorie di televisione: quella che vende contenuti a pagamento agli utenti e quella che vende spettatori agli inserzionisti pubblicitari.

Oramai, però, le cose non stanno più così: la televisione è una cosa assai più complessa e diffìcile da descrivere. Per esser precisi, per milioni di utenti (grazie a una grandissima inerzia del sistema dovuta a ragioni culturali e tecnologiche), la tv è ancora quella tradizionale che conosciamo tutti, ma le nuove tendenze indicano chiaramente una ridefinizione complessiva del settore.

La digitalizzazione dei segnali ne consente l'elaborazione con dei computer semplificati (chiamati decoder o set-top-box); l'interoperabilità delle reti ne consente l'accesso con frequenze, tecnologie e cavi differenti.

Il web 2.0 consente di produrre ed erogare video a qualunque utente. I sistemi di pagamento sono poco diffusi e quindi, per adesso, pirateria e pubblicità imperano.

La "televisione" di ieri era il solo modo di consentire agli utenti la fruizione di contenuti audiovisivi; la televisione di dopodomani è quella di un utente che vede (o meglio, fruisce) ciò che vuole, quando vuole e con il dispositivo che vuole. Sparisce il concetto di palinsesto, a meno che un utente lo voglia; l'editore non eroga più, ma bensì "mette a disposizione".

Questa è la transizione dalla "televisione" di ieri alla "media-visione" di dopodomani. In questa transizione, che durerà molti anni, tutti gli operatori che agiscono in questo spazio convergente proporranno i propri dispositivi, contenuti, canali trasmissivi preferenziali e sistemi di pagamento, cercando di sfruttare al massimo effetti di rete, di lock-in degli utenti, di economie di scala. Eserciteranno tutto il proprio peso lobbistico per condizionare l'adattamento delle regole del mercato su temi che spaziano dal diritto d'autore, al software per "chiudere" i contenuti, ai sistemi di pagamento, alla neutralità della rete, alle declinazioni delle normative antitrust.

Sono principalmente quattro le categorie di attori che si confrontano in questa evoluzione (eventualmente collaborando tatticamente): gli operatori di telecomunicazione, che cercano di integrare i ricavi persi nella telefonia tradizionale con la vendita di contenuti (come Alice Home tv); i broadcaster tradizionali, che vedono nella pay-per view un complemento ai ricavi pubblicitari (come Mediaset Premium e Sky); i produttori di sistemi operativi, che cercano di intercettare la gestione digitale dei contenuti (come Apple e Microsoft).

Il quarto tipo di operatori sono quelli legati a internet che tentano di approfittare del fatto che internet sta sempre più sostituendo la tv nelle attività delle persone (Youtube, Joost, Bablegum).

Uno scenario complesso, in evoluzione, ne] quale anche la tv pubblica deve trovare un proprio percorso.

Quale, tra le quattro categorie di operatori indicati, si imporrà nel futuro? Probabilmente in diversa misura nelle varie fasi, tutti troveranno un proprio ruolo, ma a tendere, è mia opinione che il modello internet prevarrà grazie alla riduzione dei costi dell'elettronica.

I tempi sono sicuramente incerti e fortemente legati alla transizione sociale, ma vale la pena di ricordare che il progresso in questo settore non è lineare ma esponenziale e la tessera bancomat è lì a ricordarcelo, con la sua capacità elaborativa analoga a quella dei personal computer di 25 anni fa.

Stefano Quintarelli 
(comitato scientifico Equiliber)
per "Il Sole 24 Ore"

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