Motorvalley arriva su Netflix con
Luca Argentero, Giulia Michelini e Caterina Forza
in una serie diretta da Matteo Rovere ambientata nel GT italiano.
Il rombo dei motori che squarcia il silenzio della via Emilia non è solo un sottofondo sonoro, ma il battito cardiaco di una terra che ha fatto della velocità la propria religione. In questo scenario, dove l'odore della benzina si mescola alla polvere dei circuiti, si muove Motorvalley, la nuova scommessa seriale di Netflix in arrivo sulla piattaforma il prossimo 10 febbraio. Prodotta da Groenlandia per il gruppo Banijay e diretta da un triumvirato d'eccezione composto da Matteo Rovere, Pippo Mezzapesa e Lyda Patitucci, l'opera in sei episodi promette di ridefinire i canoni dell'action italiano, portando lo spettatore dentro le viscere di un mondo dove correre è l'unico modo per non essere sopraffatti dal proprio passato.
Al centro del racconto troviamo un trio di "randagi" uniti dalla necessità di una seconda occasione. Elena Dionisi, interpretata da Giulia Michelini, è una manager ed ingegnera meccanica che vede crollare l'impero di famiglia quando viene estromessa dalla scuderia paterna. Per riprendersi ciò che le spetta, decide di sfidare il fratello costruendo da zero un team improbabile: assolda Blu Venturi, una giovane e rabbiosa "testa calda" con la velocità nel DNA, e Arturo Benini, un ex pilota leggendario che porta sul volto e nell'anima i segni di un tragico incidente. Come sottolinea la sceneggiatrice Francesca Manieri, l'essenza della storia risiede nella fragilità meccanica e umana, poiché un motore non è romantico, non sogna, ma semplicemente si rompe e, con un po' di fortuna, riparte. Questa metafora della riparazione guida il percorso dei protagonisti, che da individui isolati e "rotti" finiscono per incastrarsi tra loro, trasformandosi in una famiglia disfunzionale capace di trovare trazione anche dove sembra esserci solo caos.
La produzione di Motorvalley ha rappresentato una sfida tecnica senza precedenti nel panorama nazionale, puntando a un risultato che Matteo Rovere definisce "analogico e reale". Per restituire un senso di autenticità assoluta, la serie non si è limitata a ricostruire il mondo delle corse, ma vi si è letteralmente immersa, iscrivendo l'auto protagonista al vero Campionato Italiano Gran Turismo (GT). Grazie alla collaborazione con ACI Sport e scuderie di primo piano come Enrico Fulgenzi Racing ed Easy Race, le riprese hanno seguito l'intero arco di una stagione sportiva, inserendo gli attori -- tra cui spicca Luca Argentero nel ruolo del tormentato Arturo -- direttamente nella pit lane e nei paddock durante gli eventi ufficiali. Rovere spiega che l'obiettivo era quello di rinnovare il linguaggio del genere, cercando un'epica che affonda le radici nel territorio tra l'Emilia-Romagna e le Marche, dove i genitori regalano minimoto invece di palloni.
Il linguaggio visivo della serie riflette il dualismo tra l'ossessione per la performance sportiva e il mondo ruvido delle corse clandestine. Pippo Mezzapesa, uno dei registi, descrive questo contrasto come una convivenza necessaria tra immagini controllate e inquadrature sporche, dove la velocità diventa lo strumento con cui i personaggi esprimono conflitti che le parole non sanno risolvere. La regia entra fisicamente negli abitacoli, sfiora l'asfalto e utilizza tecnologie d'avanguardia -- dai droni FPV ai led wall innovativi -- per garantire un'azione muscolare che sia sempre al servizio dell'emotività. Lyda Patitucci ribadisce come Motorvalley sia, in ultima analisi, una storia di appartenenza, dove la vera gara non si gioca solo sul cronometro, ma nella capacità di restare uniti fino all'ultimo bullone, perché solo insieme è possibile trovare la traiettoria giusta per salvarsi.
Con un cast che vanta anche nomi del calibro di Giovanna Mezzogiorno, la serie si propone come un omaggio alla grande tradizione del cinema di genere italiano degli anni '70 e '80, rielaborata con una sensibilità contemporanea e una dimensione produttiva ambiziosa. Attraverso location che spaziano dai circuiti storici alle periferie industriali dell'Emilia-Romagna, passando per la Toscana e le piste innevate dell'Abruzzo, Motorvalley invita il pubblico a scoprire l'antropologia che vive dietro i motori. È un inno alla resilienza e alla follia di chi, nonostante i fallimenti e le umiliazioni, sceglie di rimettersi in gioco a trecento chilometri orari, trasformando la rabbia in un disperato e potentissimo atto d'amore per la vita.