Si tratta della prima sentenza che condanna un'azienda non perché produce o vende apprecchiature in grado di accedere illegalmente alla visione di canali codificati ma perché vende apparecchiature che sono "programmabili" (patchbare) e sui cui l'utente finale può installare diversi software, reperibili in rete e non forniti dall'azienda produttrice, alcuni dei quali illegali e in grado di consentire l'accesso fraduolento alle pay tv. E si tratta certamente di un precedente le cui conseguenze, almeno in Germania, saranno importanti. Premiere, oltre ad avere dato la notizia con un certo risalto sul proprio sito, ha rilasciato una dichiarazione per tramite del responsabile del settore tecnologico, Hans Seger, il quale ha dichiarato che la guerra contro la pirateria continuerà e che sebbene principalmente la lotta è condotta contro produttori e commercianti l'azienda ha intenzione di muoversi anche contro gli acquirenti dei ricevitori dichiarati illegali.
