Il destino del mensile Satellite: lettera aperta del direttore Delli Ficorelli

Il destino del mensile Satellite: lettera aperta del direttore Delli Ficorelli

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Fonte: Digital-Sat (original)

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Satellite / Estero
  martedì, 13 gennaio 2009
 00:00
Sono stati in tanti a chiedersi che fine avesse fatto il mensile "Satellite" dopo che è scomparso dalle edicole con il nuovo anno. Anche sul nostro Digital-Forum non è mancato un thread in cui tutti i lettori della storica rivista hanno postato i loro messaggi di commiato (leggi la discussione a questo link)
 
Ma per chiarire una volta per tutte qual è la verità, abbiamo deciso di consultare il direttore del mensile, Alberto Delli Ficorelli, invitandolo a scrivere una lettera aperta a tutti i suoi lettori che pubblichiamo qui di seguito nella sua interezza.
 
Se qualcuno volesse dire la sua su questo tema, la nostra mail è sempre aperta: redazione@digital-sat.it
 
Ciao a tutti, sono Alberto Delli Ficorelli, negli ultimi mesi direttore della rivista Satellite, dopo esserne stato per tanti anni prima redattore e poi capo redattore. Credo quindi tocchi a me dare qualche chiarimento su cosa stia effettivamente succedendo al giornale.
 
Voglio prima ringraziare i moderatori di questo Forum per avermi invitato a scrivere questa lettera, e quindi tutti coloro che su questo argomento sono già intervenuti, molti dei quali rimpiangendo la dipartita di quello che era uno dei mensili specializzati più 'anziani' (20 anni!) dell'intero panorama periodico italiano.
 
Detto questo, vorrei riassumere brevemente gli ultimi anni di storia della nostra casa editrice, la Today Spa. Dopo essere stata venduta al culmine del suo successo (eravamo a cavallo del 2000, mese più, mese meno) a un fondo d'investimento inglese, sono cominciate le difficoltà. A gestire l'azienda, di cui la rivista Satellite era la bandiera più visibile e apprezzata (sfiorammo le 200.000 copie di venduto mensile) fu chiamato un 'manager', sulle cui capacità non è il caso di soffermarsi qui. Basti però sapere che in contesti come quello editoriale, dove la creatività, le idee, l'istinto contano spesso più dei numeri e dell'apparenza, è sempre meglio che a dirigere la baracca ci sia un vero editore piuttosto che un 'manager'. Se poi l'editore vero ci sa fare anche con i numeri, beh, il successo è quasi garantito.
 
Da quel momento in poi per noi c'è stato un lento ma inarrestabile 'logorio', non imputabile solo alle persone, per carità: la crisi dell'editoria, soprattutto di una certa editoria, l'indebolirsi di un mercato pubblicitario sempre più televisivo e sempre meno cartaceo, altre dinamiche di mercato (non ultimo l'arrivo di Sky, che per noi di Satellite significò comunque un forte ridimensionamento pubblicitario), hanno sicuramente influito sull'andamento della casa editrice. Certo, determinate decisioni prese da chi gestiva l'azienda (come l'acquisizione di un altro gruppo editoriale in perdita, o l'assunzione di alcuni personaggi i cui nomi ancora oggi suscitano ilarità e un certo risentimento in me e nei miei colleghi), ancora oggi gridano vendetta. 
 
La situazione economica della Today, in conseguenza di tutto ciò, si è progressivamente aggravata, e gli asset che fino a quel momento avevano garantito equilibrio e tranquillità (primi fra tutti Satellite e il ramo d'azienda che si occupava di editoria elettronica) non sono più riusciti a bilanciare le perdite. Il fondo d'investimento inglese ha dato fiducia (e soldi) a chi gestiva l'azienda. Lo ha fatto per un anno, per due, per tre, per quattro... ma alla fine ha chiuso i rubinetti, e ha dato mandato di vendere. E siamo al dicembre del 2007, quando, con un colpo di coda, il nostro bel manager ha pensato bene di non aver fatto abbastanza danni fino a quel momento e ha voluto strafare, intervenendo in scivolata su un accordo praticamente già chiuso con un acquirente solidissimo (a quest'ora saremmo stati tranquillamente in edicola) favorendo l'accordo con un editore televisivo cui qualcuno nel Forum ha anche accennato.
 
Dopo qualche mese di tentennamenti vari, il gruppo in questione ha restituito il pacco (con tutti i suoi pasticci, debiti ecc.) al mittente, e il fondo inglese ha deciso di mettere Today in liquidazione. E il delirio vero doveva ancora cominciare. Perchè è arrivato in azienda un incaricato per la liquidazione che in otto mesi è riuscito a darci il colpo di grazia. Per dare il metro del paradosso, basti sapere che è riuscito ad affittare a un editore di Milano tutte le riviste con i conti pericolanti o addirittura in rosso, ma non è riuscito a sistemare gli asset che invece funzionavano e guadagnavano. Con la redazione di Satellite che in maniera completamente autarchica si è gestita per almeno tre mesi occupandosi di tutto, dalle problematiche dell'acquisto della carta per la stampa, alla spedizione delle riviste ai clienti pubblicitari. E ci sarebbero molte cose da dire su quello che è successo negli ultimi mesi, ma le ferite ancora sanguinano, ed è meglio lasciar perdere.
 
E adesso?  Adesso Today è in mano a un curatore fallimentare, che altro dovere non ha se non quello di vendere tutto quello che c'è da vendere, per rimborsare i vari creditori. Queste procedure possono durare diversi mesi, ed è difficile dunque pronosticare quando la testata Satellite possa essere venduta e quindi possa tornare in edicola. L'interesse da parte di vari editori c'è, com'è ovvio, considerato che Satellite è una rivista unica nel suo genere in Italia. E gli stessi redattori potrebbero, com'è successo in altre realtà editoriali, organizzarsi per gestire da soli la testata. L'unico problema è, appunto, quello dei tempi. Se fossero troppo lunghi, le testate (oltre a Satellite c'è anche DT Digitale Terrestre) perderebbero di valore a causa dell'assenza prolungata dall'edicola, diverrebbero un business meno interessante e attrattivo. 
 
Una cosa è certa. Come rilevato da molti dei partecipanti a questo Forum, l'assenza di Satellite lascia un buco. In caso di assenza prolungata, qualcuno potrebbe essere tentato di 'riempire' questo buco con una rivista simile. Non sarà facile (si tratta di un prodotto piuttosto costoso da realizzare), ma la cosa non mi meraviglierebbe affatto.

Grazie a tutti,
Alberto Delli Ficorelli

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