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Jannik Sinner racconta l'attesa del ritorno in campo nell'intervista Esclusiva a Sky Sport

• 10 min lettura
Fonte: Digital-News (com.stampa) | Condividi 📲

Tic tac tic tac tic tac... Completo blu, camicia bianca, mocassino in pelle lucida.

Si presenta così Jannik Sinner all'evento Lavazza al palazzo del Senato a Milano. Ha trascorso la prima parte della giornata a girare il nuovo spot per quello che non è solo uno degli sponsor che da sempre l'ha supportato (da quando era ancora ben lontano dall'essere numero 1), ma che negli anni è diventato 'famiglia' come racconta Jannik. E' sorridente, rilassato, sta vivendo un momento della sua carriera molto particolare, non l'avrebbe voluto, ma ha saputo trovare il modo di sfruttarlo al meglio.

Per la prima volta dalla sospensione Sinner torna a parlare. Lo fa con Eleonora Cottarelli, in un'intervista esclusiva a Sky Sport, in cui racconta come ha vissuto questi mesi fuori dal campo. "Ho fatto tante cose diverse, ho passato molto tempo con la mia famiglia, sono andato sui go kart e in bici con i miei amici". E poi di come li abbia usati per elevare il suo tennis e come dentro di sé, per la prima volta, abbia dovuto gestire emozioni mai provate prima. Nel suo racconto si mescolano sorrisi genuini, come quelli di un bambino che non sta più nella pelle per il regalo che più aspetta, tornare a giocare a tennis, e sguardi bassi che riflettono le difficoltà di una situazione che ha dovuto imparare a metabolizzare.

A un mese esatto dal suo ritorno in campo a Roma (gli Internazionali da seguire live su Sky Sport Tennis) Sinner pensa a quel countdown che ha attivato nella sua testa fin dal primo istante in cui ha accettato l'accordo con la Wada e di quanto sarà speciale ritornare a giocare proprio in Italia dove sarà travolto dall'affetto dei tanti tifosi che lo attendono. Le foto, gli autografi, gli abbracci di questa serata sembrano una piccola anticipazione di quello che accadrà il 5 maggio agli Internazionali. "Always by your side" la scritta sul manico della racchetta interamente di caffè che Giuseppe Lavazza gli regala vuole essere allo stesso tempo un portafortuna e anche il pensiero che tanti tifosi del numero 1 italiano hanno avuto in questi mesi. Ci saluta così Jannik, con un circoletto rosso sul calendario già fissato da tempo: "Ragazzi non manca così tanto, quindi piano piano, giorno dopo giorno speriamo di prepararci bene e ci vediamo a Roma...Ciao!" Tic tac tic tac tic tac...

La programmazione dell'intervista su Sky Sport

Sabato 5 aprile

  • Ore 12.45, 16.15, 18.45 e 21.30 su Sky Sport 24
  • Ore 22.45 su Sky Sport Uno
  • Ore 24.00 su Sky Sport Tennis

Domenica 6 aprile

  • Ore 11.15, 14.15 su Sky Sport Uno
  • Ore 12.00, 15.00, 18.00, 23.00 su Sky Sport Tennis

Disponibile dal 5 aprile anche on demand e su Sky Sport Insider

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Di seguito l'intervista realizzata da Eleonora Cottarelli:

Jannik, bentornato su Sky Sport. Prima di tutto, come stai?
«Sto molto bene. Sono riposato, quindi sono contento.»
Sei riposato, però ti sei anche allenato. Su cosa ti sei concentrato in particolare?
«Onestamente ho fatto tante cose diverse, ho speso molto tempo con la mia famiglia, soprattutto con mio papà. Abbiamo fatto cose diverse con i miei migliori amici a Montecarlo. Sono andato sui go-kart, abbiamo fatto un'uscita in bicicletta, insomma tante cose nuove. Alla fine, proprio le persone che ho intorno tutti i giorni, sono proprio le cose che mi portano avanti e sono molto felice. Ovviamente stiamo lavorando davvero molto in palestra per essere ancora più pronti fisicamente al rientro, ma per questo manca ancora un po' di tempo. Sono tutte domande che avranno risposta a Roma, però diciamo che sta andando tutto bene.»

Cosa ti ha reso particolarmente felice di tutte le attività che hai fatto, visto che da un po' non avevi così tanto tempo libero?
«Sicuramente la parte di cui ho goduto di più è quella di non vivere sempre con la tensione della prestazione. Anche l'allenamento comunque è stato un po' diverso perché non hai in mente che tra una settimana devi giocare, quindi sei molto più tranquillo. Le giornate comunque sono lunghe... E poi, ripeto, gli amici magari li vedi la sera, stai bene, vai a cena o magari giochi un po' alla playstation, si fanno altre cose insieme. Onestamente sto bene. Se potessi, sceglierei di giocare a tennis, però allo stesso tempo sto molto bene e non sto neanche pensando tanto al tennis, in questo momento.»

Un po' più di leggerezza, se vogliamo, che si abbina però anche ad un'altra cosa: il tuo essere perfezionista. Nello spot di Lavazza c'era il tuo "la rifacciamo, ne rifacciamo un'altra!". Ecco, sempre con il sorriso che, anche adesso, ti rappresenta. Cosa c'è di te in quella volontà di raggiungere la perfezione?
«Questo in parte sicuramente c'è, perché altrimenti non sarei nella posizione in cui mi trovo. Si può sempre migliorare. Sicuramente quello spot di Lavazza era verso quella direzione: devi provare sempre a far meglio. Era uno spot ma un po' mi rappresenta: se faccio un bel colpo c'è sempre qualcosina che posso far meglio. È quello che stiamo provando a fare in questi mesi di allenamento per il rientro a Roma.»

Torniamo a un paio di mesi fa, quando ti veniva proposto dalla Wada l'accordo che portava alla tua sospensione. Voglio capire come ti sei sentito tu in quei giorni: come li hai vissuti umanamente?
«In tutta onestà, mi sono sentito molto tranquillo. La decisione di andare verso la direzione di prendere la sospensione di tre mesi era molto rapida da prendere. Abbiamo accettato in poco tempo, anche se io non ero tanto d'accordo. Andavamo un po' avanti e indietro con il mio avvocato e le persone che avevo intorno. Si doveva scegliere il male minore e credo che sia stato fatto questo. È un po' ingiusto quello che sto passando ma, se guardiamo le cose, poteva andare anche molto peggio, poteva essere ancora più ingiusto. Dopo, quando abbiamo preso questa decisione, ci ho messo un po' a ritrovarmi. Sono successe anche altre cose, al di là di questo, che non sono state semplici per me, ma sono qua e servirà ancora un po' di tempo per digerire tutto questo. Non vedo l'ora di rientrare a Roma. È un torneo speciale per me anche se, allo stesso tempo, sarà molto difficile perché rientrare in un momento con così tanta attenzione non sarà facile.»

In un'intervista a Sky di qualche mese fa avevi detto che per te, nella fase calda della vicenda, era un pensiero immaginare a come ti avrebbero guardato alcuni tuoi colleghi a Flushing Meadows. Questo pensiero come cambia immaginando a come, invece, guarderai tu alcuni colleghi che hanno avanzato dei dubbi su di te.
«Non so rispondere perché non so cosa potrà accadere. Io sono certo di come sono andate le cose, sono consapevole di essere innocente. Le persone che ho intorno a me, non solo il mio team ma anche quelle esterne come la famiglia, i miei amici, sono le persone a cui mi attacco moltissimo e che non hanno il minimo dubbio sulla verità. Quello che voglio fare è giocare a tennis e stare molto sereno, finisce lì la storia. Per questo sono sicuro che andrà tutto bene, anche se magari all'inizio ci metterò un po' a ripartire.»

Hai guardato un po' di tennis in questo periodo, tra le tue tante attività?
«Ho guardato veramente poco. Non sto controllando praticamente niente, tranne qualche partita che mi interessa, ma il resto proprio zero, anche perché i risultati sono una cosa che non posso controllare. Quindi è anche inutile guardare in questo momento, la competizione è talmente lontana che è un momento un po' diverso per la mia carriera.»

Ti aspettavi che il vantaggio in classifica, visto il tuo stop, rimanesse praticamente lo stesso?
«Non posso controllare come giocano gli altri. Alla fine, sono solo punti, la classifica è importante, ma è un momento diverso. È un momento in cui c'è la nuova generazione e la "nuova, nuova" generazione che sta arrivando, con altri giocatori ancora più giovani, con Nole che continua a fare finali o vincere dei tornei. Ci sono tanti movimenti, ma io non posso controllare niente.»

Pensavi che Zverev e Alcaraz facessero così fatica? Avevano una grande opportunità con te fermo. Eppure, sembra quasi che sentissero la tua pressione da fuori.
«Nessuna partita è scontata, anche se giochi contro il 100 al mondo, il 150 al mondo, sono tutte partite tirate. Quando non sei al 100% magari stai passando dei momenti non facili fuori dal campo. Ci sono tante cose che possono dar fastidio quando vai in campo, magari la pressione o magari il pensiero del numero 1, magari un problema familiare o di persone che ti stanno intorno. Quindi non lo so. Sicuramente le cose possono cambiare molto velocemente. Adesso c'è il cambio di superficie. Si riparte da Montecarlo, sulla terra battuta. Carlos (Alcaraz n.d.r.) è il favorito, stessa cosa per Sasha (Zverev n.d.r.) perché poteva diventare numero uno giocando benissimo un po' di tempo fa al Roland Garros. Sono tante cose, quindi vediamo.»

Immaginati tra un mese esatto, tu sei lì a Roma, pensi al bagno di folla che ci sarà, alle persone che vorranno supportarti e applaudirti, alla voglia che hanno di rivederti in campo. Come te lo immagini?
«Sarà molto importante bilanciare l'attenzione che riceverò e soprattutto il modo in cui reagirò alle cose esterne. Mi piace giocare in Italia, l'ho fatto vedere a Torino che è un posto dove mi sento al sicuro. Il pubblico è un'arma in più perché il tifo italiano è molto importante, si sente in campo soprattutto quando giochi contro un altro italiano è una carta sicuramente da usare. Se sarà un problema o un privilegio lo scopriremo tra un mesetto. C'è ancora un po' di tempo e in questo tempo cercherò di prepararmi al meglio.»

Hai attivato un countdown dentro la tua testa?
«Dal primo giorno, onestamente. Perché ho smesso di fare quello che ho sempre sognato e sono nella posizione migliore per fare questo sport. Ogni giorno che passa il mio rientro si sta avvicinando sempre di più e ogni giorno mi sento meglio fisicamente e mentalmente, nonostante manchi ancora un bel po'. È una bella opportunità per migliorare nelle aree dove faticavo, per rientrare in una superficie dove faccio molta fatica. Proviamo, quindi, a fare una cosa diversa, se ci riusciamo subito molto bene, altrimenti abbiamo altri anni per riprovarci.»

La voglia che tu hai di tornare in campo a cosa la paragoneresti? A quello che aspettavi da bambino?
«Io da piccolo volevo diventare un pilota, ma non avevo i soldi per farlo quindi non ho neanche iniziato. Però qualche settimana fa siamo andati sui go-kart e la sera prima avevo tanta voglia di andare, è stato bellissimo. Poi siamo usciti in bici qualche giorno dopo e anche lì avevo voglia di provare. La sensazione probabilmente sarà un po' simile a quella cosa lì, sapendo però che sono un buon tennista! Sui go-kart magari non sono bravissimo e nella bici sono proprio scarso, però comunque ritornare e ritrovare la voglia è una cosa molto importante perché nel momento in cui ho preso la sospensione non ho neanche pensato al tennis ma solo a come passare questi mesi, con quali persone e basta.»

Hai imparato qualcosa di nuovo su di te in questi mesi che magari ti può servire anche in altre esperienze?
«Ho imparato tante cose, che forse sapevo già prima. Ad esempio, che il tennis non è la cosa più importante. L'ho capito anche in questi mesi perché fuori ci sono delle persone che tengono tanto a me. La famiglia sarà sempre al primo posto. Gli amici sono fondamentali: avere un bellissimo legame, stare insieme soprattutto nei momenti difficili e soprattutto trovarsi delle persone intorno a te di cui ti puoi fidare, con cui puoi scambiare idee. Ho imparato questo negli ultimi mesi, tanto dal lato umano.»

C'è stato un momento in cui ti sei sentito molto fragile, in cui magari anche da solo ti è venuto un po' da piangere, in cui hai provato delle sensazioni che non avevi mai provato prima?
«Ero molto fragile dopo quello che è successo. Ero molto fragile perché sono successe cose che non mi aspettavo, reazioni dentro di me inattese. Vi direi una bugia. Risulterei una persona senza sentimenti ed emozioni, senza niente. Però nella vita si impara. Anno dopo anno conosco sempre meglio me stesso, come sono come persona e anche sul mio valore. Non è stato facile, però le persone che mi stanno attorno sono riuscite a sollevarmi, mi hanno dato la forza di capire meglio quello che è successo.»

E ora appuntamento a Roma...
«Ragazzi non manca così tanto, quindi piano piano, giorno dopo giorno speriamo di prepararci bene e... ci vediamo a Roma!»

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