Sky Studios con Cécile Frot-Coutaz definisce il concetto di premium
tra storie locali, personaggi complessi e una strategia alternativa ai modelli algoritmici globali
Sky Studios ribadisce la propria idea di premium come scelta editoriale consapevole, lontana dalle logiche algoritmiche globali e sempre più radicata nella forza delle storie locali e dei personaggi. A delineare questa visione è durante l'ultimo showcase di Sky Cécile Frot-Coutaz, CEO di Sky Studios, che in un momento di profonda trasformazione dello streaming internazionale riflette su identità, valore e ambizione creativa, tra produzioni dal respiro cinematografico, attenzione artigianale ai dettagli e una strategia alternativa che punta sulla complessità emotiva e narrativa come vero elemento distintivo.
Cécile Frot-Coutaz, lo scenario dello streaming e della produzione televisiva sta cambiando a una velocità vertiginosa. In questo contesto così affollato, qual è la ricetta di Sky Studios per continuare a essere considerata una destinazione "premium" irrinunciabile?
«Il concetto di premium per noi è strettamente legato al valore che i clienti attribuiscono al nostro lavoro; parliamo di contenuti per i quali il pubblico è disposto a pagare proprio perché riconosce storie ambiziose, capaci di sorprendere e realizzate appositamente per loro. Mentre i player globali tendono a focalizzarsi su prodotti americani adattati ai mercati locali attraverso algoritmi spesso sintonizzati sulla lingua inglese, la nostra forza risiede nell'essere premium ma profondamente locali. Ci concentriamo su personaggi straordinari, privilegiando la profondità psicologica rispetto alla semplice trama. Vogliamo raccontare individui complessi, imperfetti e sotto pressione, che affrontano un viaggio di crescita imprevedibile, offrendo al contempo una scala cinematografica ed emotiva che spicchi per qualità artigianale. Anche nelle narrazioni più oscure, il marchio Sky rimane ottimista: cerchiamo sempre di garantire un elemento di redenzione o di speranza nelle nostre storie.»
A proposito di talento e qualità artigianale, lei ha spesso parlato di una "ossessione positiva" per i dettagli. Come si traduce questo approccio nel rapporto con i grandi autori e registi, specialmente in un mercato come quello italiano?
«L'Italia è un territorio straordinario perché possiede radici cinematografiche profonde, un vero dono che permette ai talenti del grande schermo di trasferire la loro maestria nella televisione. Quella che definiamo "ossessione positiva" è la cura maniacale per ogni aspetto del mestiere, dalla scelta dei casting fino alla colonna sonora, come dimostra l'aver coinvolto Tom Rowlands dei Chemical Brothers per le musiche di M - Il figlio del secolo. Non cerchiamo la perfezione assoluta, che è un obiettivo forse eccessivo, ma puntiamo a rendere ogni prodotto unico attraverso il talento, sia davanti che dietro la macchina da presa. Il nostro ruolo è essere partner creativi degli showrunner. Non crediamo nel commissionare un'opera per poi lasciare il team da solo fino alla consegna; le migliori serie nascono da una partnership stretta, in cui condividiamo una visione comune e dialoghiamo costantemente su ogni fase, dalla sceneggiatura al montaggio, per assicurarci di offrire al pubblico esattamente ciò che si aspetta da noi.»
Entriamo nel vivo dei prossimi titoli internazionali. C'è molta attesa per War, che vede protagonisti Dominic West e Sienna Miller. Cosa dobbiamo aspettarci da questo "divorzio del secolo"?
«War è un legal drama scritto da George Kay, già autore di successi come Lupin, ed è ambientato in una Londra dove si scontrano due studi legali diametralmente opposti: uno storico e tradizionale, l'altro giovane, aggressivo e rampante. La serie non si limita però al conflitto coniugale; è un racconto multigenerazionale che introduce la figura di Johnny, un giovane avvocato che accetta di fare la spia tra i due studi, alzando enormemente la posta in gioco. È un progetto di grande respiro, diretto da Ben Taylor, che vedrà la luce a ottobre grazie a una prestigiosa coproduzione con HBO.»
Oltre al genere legal, Sky sembra puntare molto sull'azione e sul thriller ad alto tasso di adrenalina con titoli come Atomic e Prisoner. Quali sono le caratteristiche di questi progetti?
«Atomic è un "buddy movie" ambientato nel deserto del Nord Africa, dove due personaggi non propriamente raccomandabili si ritrovano a dover salvare il mondo dal traffico di uranio destinato ad armi nucleari; è una storia divertente ma carica di tensione. Prisoner, invece, è un action thriller estremamente propulsivo scritto da Matt Charman e diretto da Otto Bathurst. Racconta di un'agente che, al rientro dalla maternità, deve scortare un pericoloso prigioniero dal Galles a Londra. È una serie così densa di colpi di scena, tradimenti e azione che, come dico spesso, dopo la visione di un episodio si sente quasi il bisogno di riposarsi per recuperare le energie.»
In chiusura, non posso non chiederle di una delle notizie più clamorose della serata: il ritorno televisivo di Lisbeth Salander. E, per i fan delle produzioni già amate, ci sono aggiornamenti su un eventuale seguito di Mary & George?
«Siamo davvero entusiasti di annunciare che stiamo sviluppando una serie TV basata su The Girl with the Dragon Tattoo, attingendo all'universo della saga Millennium. Il progetto è affidato ai produttori di The Crown e l'obiettivo è averlo pronto per il 2028. Partiremo dal primo romanzo ma espanderemo la narrazione ancorandola alla realtà contemporanea, con una linea narrativa dedicata a un serial killer che dialogherà con l'opera originale. Per quanto riguarda Mary & George, posso confermare ufficialmente che ci sarà un sequel. Abbiamo iniziato le riprese proprio pochi giorni fa e prevediamo che la nuova stagione possa andare in onda nel 2027.»
Articolo a cura di Simone Rossi
per "Digital-News.it"
(twitter: @simone__rossi)
