Sky Italia crescerà, Mediaset invece e una slot machine
Se però passiamo dalle prospettive future ai conti di oggi le due società non sono certo comparabili. O, almeno, non lo sono come un puledro che comincia a muovere i suoi primi passi non è comparabile a un cavallo da corsa che vinto numerosi gran premi.
Se guardiamo solo ai ricavi, i due player sono sì distanti ma la distanza non sembra incolmabile. Mediaset ha presentato ricavi nel 2005 per 3.678 milioni di euro. Il fatturato di Sky Italia (l'ultimo noto è quello dell'anno fiscale del 2006 che va dal primo luglio 2005 al 30 giugno 2006) è fermo a 2.542 milioni di dollari (2.080 milioni di euro).
La distanza non appare incolmabile soprattutto guardando al tasso di crescita dei ricavi della società italiana di Murdoch: erano 1.665 milioni di dollari (circa 1.400 milioni in euro) nell'anno fiscale 2004, 2.313 (1.800 in euro) nel 2005 e, appunto, 2.545 (2.080 in euro) nel 2006. Quelli della società della famiglia Berlusconi erano 3.422 nel 2004, 3.678 nel 2005, diventeranno probabilmente 3.799 alla fine del 2006, secondo le previsioni di Merril Lynch (report dell'8 novembre 2006 su Mediaset).
Insomma, i tassi di crescita di Mediaset non sono esaltanti, né potrebbero esserlo visto che il mercato delle tv è un mercato maturo. Quelli di Sky sembrano ancora in forte crescita: secondo un report di Ubs del 14 novembre scorso, si parla di un ritmo di crescita dei clienti (i cui abbonamenti costituiscono il 90 per cento dei ricavi della costola italiana di Murdoch) di circa 15 mila al mese nel secondo trimestre fiscale del 2007 (che va dal primo ottobre al 31 dicembre 2006).
C'è però un aspetto dove Mediaset sembra al momento irraggiungibile: quello dell'Ebit. La casa televisiva italiana ne ha uno di 1.215 milioni nel 2006, con un Ebit margin intorno al 30 per cento. Al confronto Sky scompare: su 2.542 milioni di dollari l'Ebit è stato soltanto di 39 milioni, e l'Ebit margin dell'1,5 per cento soltanto. Come di vede, Mediaset è una specie di slot machine per gli azionisti, laddove Sky deve faticare tanto per portare a casa un segno più nel risultato operativo.
Questa è la fotografia di oggi.
Domani le cose cambieranno e stanno già cambiando. Basta vedere che Sky Italia viene da un Ebit negativo di 173 milioni di dollari nell'anno fiscale 2005 e di 277 nel 2004. Prima, le perdite operative erano un buco nero.
Si calcola che il mercato della pay tv italiana, da quando è nato (circa 15 anni fa con Telepiù e 10 con Stream, e infine con Murdoch) abbia lasciato sul tappeto qualcosa come 4.000 milioni di euro. Di questi, al solo Murdoch se ne attribuiscono poco meno della metà. Di conseguenza, prima che Murdoch cominci a rientrare dell'investimento che ha fatto ci vorranno molti anni.
Ma il futuro, secondo gli analisti, sembra alquanto promettente per Sky Italia. Già nell'anno fiscale 2007 (cominciato il primo luglio scorso), gli esperti di Ubs ipotizzano un Ebit di 223 milioni di dollari, che negli anni immediatamente successivi diventeranno 423, 541 e 592 rispettivamente nel 2008, 2009 e 2010.
A quel punto Murdoch comincerà a guadagnare davvero.
Un elemento non secondario distingue però nettamente i due business: Mediaset ottiene la maggior parte dei ricavi, quasi il 70 per cento, dalla pubblicità.
Certo, qui siamo di fronte alla pay tv ed è normale che la maggior parte dei ricavi provenga dalla vendita di abbonamenti.
Però, è chiaro, Murdoch è convinto che la quota della pubblicità debba crescere, parallelamente al riconoscimento dell'effettivo numero di telespettatori di Sky.
Oggi, secondo Tom Mockridge, a capo di Sky Italia, la pay tv è penalizzata dall'attuale sistema di rilevamento degli ascolti, Auditel, e proprio nei giorni scorsi ne ha chiesto a gran voce la modifica.
È chiaro che Sky non potrà mai infarcire i suoi programmi di pubblicità, a pena di snaturare la sua stessa realtà e ragion d'essere. Però Murdoch è sicuro che gli investimenti pubblicitari debbano crescere, soprattutto in valore, considerando la quantità e la qualità dei telespettatori di Sky.
Si attribuisce infatti alla pay tv una fetta di audience più qualificata e più ricca di quella che vede i canali della tv generalista.
FONTE: Adriano Bonafede per il SITO INTERNET LA REPUBBLICA