Aldo Grasso 'Tre allenatori come opinionisti in tv? Pericoloso'

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Fonte: Tuttosport

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Sport
  sabato, 28 luglio 2007
 00:00

Aldo GrassoSacchi, Capello e Lippi: Mediaset, Rai e Sky si sfidano a colpi di allenatori vincenti. Aldo Grasso, temutissimo critico televisivo, che ne pensa?
«Che è un bell'azzardo perché parliamo dei tre tecnici più antipatici in circolazione: pieni di sé, presuntuosi, convinti di essere i depositari della verità. La vedo dura per loro perché in televisione per sfondare ci vuole anche un minimo di simpatia e loro ne sono totalmente privi. Non li ritengo adatti neanche nell'analisi».

Addirittura...
«E problema più grosso per quelli che hanno vinto tanto come loro è che, invece di leggere le partite per come sono, le analizzano secondo il loro modo di impostare una squadra e di intendere il calcio. Il loro è un giudizio deformato».

Glieli offro in pasto: un morso ad ognuno di loro. Sacchi...
«E il meno antipatico dei tre, ma mi sembra abbia intrapreso la strada della ripetitività, Arrigo fatica. Temo che la sua stagione sia finita».

Capello...
«Il modo in cui ha lasciato la Juve, e prima ancora la Roma, grida vendetta. Sa essere insopportabile».

Lippi...
«Dopo la vittoria mondiale si sente come il Papa. Lui e Capello sono due montagne di presunzione».

Capello è colui che vanta più rapporti conflittuali e irrisolti con le sue ex tifoserie, gli ex giocatori e gli altri tecnici. Si annunciano gustosi siparietti...
«In teoria sì, ma in realtà non ci saranno. Sarà il solito festival dell'ipocrisia, un indigeribile frullato di buonismo e mezze frasi. Io detesto gli allenatori in tv per principio. Mi sembra sfruttino le telecamere come un'agenzia di collocamento».

La presenza di personaggi così noti, pronti al commento a fine gara soprattutto negli anticipi e nei posticipi, può invogliare ancora di più a godersi il calcio in tivù invece che dal vivo?
«Certo, l'offerta a livello di appeal e spettacolo cresce. Ma per quanto riguarda i contenuti, restano i dubbi».

Fino a non molti anni fa, il ruolo di analista e critico spettava al giornalista dall'alto della sua esperienza o vis polemica. Oggi è stato sostituito da ex calciatori, tecnici, comici o tifosi vip.
«È triste, ma è così. I giornalisti hanno rinunciato al loro ruolo, oggi la maggior parte sono dei reggi-microfono. D'altra parte i direttori, i capistruttura, le tv insomma, non hanno piacere che le squadre - soprattutto Juve, Milan e Inter - vengano criticate. Temono di perdere audience e pubblico di riferimento. E così, a chi le canta un po' preferiscono chi esercita l'arte della connivenza».

Come quegli opinionisti che esordiscono facendo i complimenti anche a chi ha perso 3-0.
«Esattamente. E la tassa da pagare perché si conoscono fra loro, hanno fatto parte dello stesso ambiente, si chiamano al cellulare a fine trasmissione. Si danno tutti del tu...».

Allora non se ne esce: la compagnia di giro è formata da un ex allenatore o giocatore, un ex arbitro, una bellona, un comico e un giornalista a passare la parola...
«È triste ma è così. Una noia assoluta. una ripetitività sconcertante».

Da critico si è sentito tradito da qualcuno o da qualche trasmissione?
«Calando un velo pietoso su come nanne ridotto la Domenica Sportiva rispetto ai fasti del passato ormai remoto, mi aspettavo di più da Sky. Dopo aver trovato il colpaccio con la D'Amico, unica novità degli ultimi anni, anche la tv satellitare si è infarcita di ex giocatori come commentatori e seconde voci. Fatta eccezione pei Bergomi, gli altri sono di una banalità irraggiungibile».

Andrea di Caro
per "Tuttosport"

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