Quale posto migliore per scovare storie lontane e significative, fare raffronti, portarci a casa un po' di quell'aria; le Olimpiadi sono il luogo dell'universalità dello sport. Poi uno guarda la trasmissione in onda tutte le sere, dalle nove alle undici su RaiSportPiù, e lo spettacolo è meno entusiasmante.
Un conduttore, una doppia panchetta, una compagnia di giro ristrettissima: quattro o cinque persone fisse e qualche raro ospite variabile, che appena può si scusa e se ne va. Tutti morti di sonno: l'idea geniale è stata quella che il programma doveva essere in diretta, cioè per loro dalle tre alle cinque del mattino. Di atleti, in quelle condizioni, neanche a parlarne: o si devono riposare da una gara appena fatta, o ne hanno una l'indomani.
Anche i giovani, in genere, tendono a defilarsi; nella compagnia di giro prevalgono i vecchi; i vecchi, si sa, dormono poco. Ne nasce una conversazione iri bilico tra l'elegia nostalgica (ah, il ciclismo di una volta, ah, la pallanuoto dei miei tempi!) e il ca..eggio allegrotto di chi sta condividendo una fatica, una solidarietà da reduci.
Non che chi c'è non sia intelligente: da Julio Velasco, per esempio, vengono spesso discorsi acuti, Marino Bartoletti fa domande curiose; ma è tutto l'impianto che addormenta, il conduttore sta attento a pompierare eventuali conflitti ' (l'altra sera una discussione sugli atleti nelle Forze Armate è stata spenta sul nascere con l'osservazione che così «le Forze Armate danno un' immagine pacifica del nostro Paese»).
E poi l'ossessione italo-centrica è veramente da malati; la Rai, ormai è chiaro, non concepisce programmi per chi vuole vedere le Olimpiadi, ma per chi vuole sapere cosa fanno gli italiani alle Olimpiadi. Negli ultimi tre giorni, l'unica eccezione extra-italiana è stato un servizio sulle lacrime della Manaudou; in parallelo con una discussione su Montano, se gli avevano fatto male la Arcuri e la Mosetti («è tutta invidia», notava qualcuno).
Stretto così, tra provincialismo e gossip, il programma si limita a incorniciare i filmati riassuntivi delle gare; ma allora, se proprio si voleva la diretta, non si poteva farlo da Roma, lasciando i nostri inviati a Pechino a dormire il sonno dei giusti?
Walter Siti
per "La Stampa"