Scatola Cinese (LaStampa) - Rai, quando la sconfitta non esiste

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Fonte: La Stampa

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  martedì, 19 agosto 2008
 00:00
Giustificazionismo. Ormai pare assodato; le medaglie d'argento guadagnate dall'Italia valgono quanto l'oro, e il bronzo quanto l'argento. Anche al povero Galeazzi, costretto l'altra sera sul Tg1 a una triste imitazione di Galeazzi, è sfuggito «grande vittoria» del quattro di coppia, poi si è corretto, «grande argento», prima di concludere che «c'è un dio anche a Pechino» o qualcosa del genere.
 
Ma la telecronaca, quella vera, del doppio pesi leggeri fatta da Marco Lollobrigida è stata ancora più memorabile: «L'Italia è in testa, fantastico primo posto dell'Italia... che insiste e attacca, aumenta il ritmo dei colpi... Luini e Miani hanno mezzo armo di vantaggio sulla terza imbarcazione... fantastica progressione per l'Italia che è sempre lì, non cede.,, stiamo risalendo dalla terza alla seconda... bisogna resistere, ancora un armo di vantaggio, ultimo splendido sforzo dei nostri per un magnifico quarto posto».
 
L'impronunciabilità della sconfitta porta anche gli spiriti migliori a rasentare abissi di comico involontario: una allenatrice della ginnastica spiegava che Carlotta Giovannini, finita sesta su otto al volteggio dopo una quasi-caduta nella seconda prova, aveva fornito una prestazione maiuscola perché era risultata «la seconda delle europee», e siccome la russo-tedesca che l'ha preceduta sarà assente ai prossimi europei... Lo stesso onestissimo e serio Giorgio Cagnotto spera che Tania, classificatasi quinta, potrà in futuro risalire la classifica perché quelle davanti a lei sono in procìnto di ritirarsi dall'attività.
 
È un andazzo generale che rischia di diventare un codice: non stupiscono più affermazioni come «ha conquistato un brillante undicesimo posto»; ci si impietosisce sul tiratore a cui lo smog cinese fa bruciare gli occhi, e si ascolta senza battere ciglio il saltatore Bettinelli dire che «l'asticella era scivolosa, solo a toccarla volava via», come se le condizioni non fossero uguali per tutti; siamo pieni di comprensione quando Bragagna ricorda «il buon risultato della Cusma che non è riuscita a entrare in finale».
 
D'accordo, ogni caso singolo fa storia a sé, e ognuno deve gareggiare secondo i suoi limiti; ma è l'onda impalpabile di perdonismo che non va bene e certo non giova agli atleti. Gli atleti, sosteneva l'altra sera Julio Velasco, devono arrabbiarsi con chi li critica, e magari considerarlo ingiusto; devono sentirsi incompresi, cosi la volta dopo sono ansiosi di smentirti e danno qualcosa più del massimo. «Se li tratti da deboli, si comporteranno da deboli»: sante parole.

Walter Siti
per "La Stampa"

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