Scatola Cinese (La Stampa) - L'umorismo autistico di Bragagna

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Fonte: La Stampa

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Sport
  lunedì, 18 agosto 2008
 00:00
Mentre nei magazine e negli approfondimenti la Rai continua con le chiacchiere melense e coi soffietti sentimentali che dovrebbero consolarci del progressivo scivolare dell'Italia giù dal medagliere, bisogna riconoscere il buon livello dei commentatori diretti delle gare.

Soprattutto quando a commentare ci sono le «coppie storiche»: Auro Bulbarelli e Davide Cassani, Sandro Fioravanti e Luca Sacchi, Franco Bragagna e Attilio Monetti. Sono voci amiche, della cui competenza possiamo fidarci a occhi chiusi, e ai cui tic siamo ormai abituati.

L'umorismo un po' autistico di Bragagna («arrivo sguaiato» ha detto ieri di una quattrocentista solo perché veniva dalla Guyana, che lui pronuncia «guaiana») è come quello di un vecchio zio nel giorno di Natale; perdoniamo la puntigliosa precisione di Monetti come quella del colonnello che abita di fronte, attaccabottoni ma tanto gentile.

Sono stati mediatori di molte ore di piacere e ci porgono frammenti di storie interessanti. L'inseguitore Bradley Wiggins aveva deciso di abbandonare il ciclismo, era ai ferri corti col padre, non si vedevano e non si parlavano da anni; poi il padre è stato assassinato e gli è stato trovato in casa un album in cui religiosamente aveva raccolto le imprese sportive del figlio; Bradley è tornato in pista e sta vincendo tutto.

L'altro giorno Yuri Chechi (ma perché a lui e a Fusco non gli dicono che vanno in onda sempre esercizi diversi da quelli che credono di seguire?) ci ha raccontato che Vitaly Scherbo adesso pesa 115 chili. Me lo ricordo, il campione russo, biondo e bellissimo alla sbarra; il morso del passato mi ha aggredito a tradimento.

Ebbene sì, scatta un «effetto Anima mia», nel senso della trasmissione di Fazio. Non sarà che quelle voci mi rasserenano perché sono consuete, familiari e di qualche anno fa? Quasi mi dispiace che Galeazzi, forse schifato dai risultati, non abbia commentato il canottaggio. Si affaccia un dubbio più radicale: non sarà che l'Olimpiade ormai, esauriti gli effetti speciali, è tutto sommato uno spettacolo vecchiotto?

Se non preme il pedale del clamoroso, del «marziano», se non insiste sui compensi per le medaglie, lo sport «puro» è fuori dal vero interesse dei giovani; a giudicare dalle mail (di giovani) che arrivano a Eurosport, la loro competenza e passione sono scarsissime. Come mi diceva l'altro giorno un ragazzo di Tor Bella Monaca, che conosce i sacrifici di Alessia Filippi, «ma che siamo matti? È troppo faticoso e se non arrivi a certi livelli non si guadagna un...».

Walter Siti
per "La Stampa"

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