Per le emozioni olimpiche, in Rai servono aedi: aridatece er Bisteccone!

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Fonte: L'Eco di Bergamo

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Sport
  mercoledì, 20 agosto 2008
 00:00
Ci voleva Gianpiero Galeazzi, per decantare l'impresa di Josefa Idem, ieri nelle qualificazioni del kayak 1500 metri. La tedesca non ha ancora vinto niente, ma a 44 anni è in finale e già questa è un'impresa che meriterebbe un cantore all'altezza. «Bisteccone» lo è, a differenza del suo epigono Marco Lollobrigida, scialbo in telecronaca e ottimista sul rendimento degli azzurri anche contro l'evidenza visiva. Uno come il Galeazzi di canottaggio e dintorni servirebbe anche per le ragazze del Setterosa, finito sesto: erano le detentrici del titolo e provengono da anni di vittorie, ma qui hanno mancato la semifinale per una rete e sono uscite ai quarti (la maledizione delle nostre squadre) per un rigore. Così tramontano le dinastie sportive.
 
Il problema è che la Rai è a corto di aedi, o almeno di cronisti capaci di restituire lo spessore umano che rende grande lo sport. E forse, pur con 24 ore di diretta su due canali (Rai Due in chiaro, Rai Sport Più sul digitale terrestre e sul satellite), la rete di Stato fatica anche a rendere    la piena dimensione dell'Olimpiade. Che andrebbe cavalcata per quello che è, nel bene come nel male: un gigantesco evento sportivo che è anche l'unico rito universale, capace di far incontrare e scontrare pacificamente popoli e culture; un gigantesco affare globale; l'evento televisivo più seguito al mondo, come dimostra anche la Rai Due pigliatutto di questi giorni.
 
Eppure la Rai fatica a digerire, per esempio, la caratteristica-base dei Giochi Olimpici: la simultaneità e molteplicità degli eventi, È successo anche ieri pomeriggio: grande atletica e pallavolo femminile, quasi di seguito. Ma in mezzo c'è il match-clou del calcio olimpico, la semifinale Brasile-Argentina, Ronaldinho contro Messi, il calcio-samba contro il calcio-tango. Che la Rai ha mandato in differita, senza neppure dirlo come è ormai suo costume. Come se Internet e satellite non esistessero. Come se non si potessero spalmare e sfalsare dirette e differite tra i diversi canali e le differenti piattaforme, ovviamente avvertendo e magari anche tirandosela un po': non sono poi tante le emittenti al mondo a poter «coprire» in questo modo una manifestazione.
 
È strano. Perché Argentina-Brasile è una delle massime attrazioni degli sport olimpici a squadre. Con la differenza, non piccola, che il calcio resta lo sport di squadra più diffuso al mondo. E che Ronaldinho e Messi non si sono ancora visti, uno contro l'altro, neppure al Mondiale. Varrebbe la pena farci un po' di chiasso intorno.
 
Pier Giorgio Nosari
per "L'Eco di Bergamo"

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