Il problema è che la Rai è a corto di aedi, o almeno di cronisti capaci di restituire lo spessore umano che rende grande lo sport. E forse, pur con 24 ore di diretta su due canali (Rai Due in chiaro, Rai Sport Più sul digitale terrestre e sul satellite), la rete di Stato fatica anche a rendere la piena dimensione dell'Olimpiade. Che andrebbe cavalcata per quello che è, nel bene come nel male: un gigantesco evento sportivo che è anche l'unico rito universale, capace di far incontrare e scontrare pacificamente popoli e culture; un gigantesco affare globale; l'evento televisivo più seguito al mondo, come dimostra anche la Rai Due pigliatutto di questi giorni.
Eppure la Rai fatica a digerire, per esempio, la caratteristica-base dei Giochi Olimpici: la simultaneità e molteplicità degli eventi, È successo anche ieri pomeriggio: grande atletica e pallavolo femminile, quasi di seguito. Ma in mezzo c'è il match-clou del calcio olimpico, la semifinale Brasile-Argentina, Ronaldinho contro Messi, il calcio-samba contro il calcio-tango. Che la Rai ha mandato in differita, senza neppure dirlo come è ormai suo costume. Come se Internet e satellite non esistessero. Come se non si potessero spalmare e sfalsare dirette e differite tra i diversi canali e le differenti piattaforme, ovviamente avvertendo e magari anche tirandosela un po': non sono poi tante le emittenti al mondo a poter «coprire» in questo modo una manifestazione.
È strano. Perché Argentina-Brasile è una delle massime attrazioni degli sport olimpici a squadre. Con la differenza, non piccola, che il calcio resta lo sport di squadra più diffuso al mondo. E che Ronaldinho e Messi non si sono ancora visti, uno contro l'altro, neppure al Mondiale. Varrebbe la pena farci un po' di chiasso intorno.
per "L'Eco di Bergamo"