«Ilaria, faccio il possibile, ma è tutto qua». Sorride Fabio Caressa mentre a mezzogiorno la telecamera lo inquadra lentamente fino alle scarpe. Sì, tutto un altro paio di gambe. Nella più lunga maratona di Sky Calcio Show è però l'unico riferimento alla conduttrice che gli ha ceduto (temporaneamente?) il timone per fare la mamma. Qualcosa in più si poteva anche bisbigliare, ma la galanteria e, perché no, la gratitudine sono merce rara. Come dimostra il silenzio assoluto, nemmeno un ciao, per Massimo Mauro, silurato di colpo, col contentino di commentatore tecnico del match principale, per far posto a Beppe Bergomi, collaudata spalla di Caressa nelle telecronache Sky.Tornando a bomba, Caressa sa il fatto suo, non lo si scopre oggi. Completo scuro, camicia bianca a righine azzurre, colletto spalancato senza cravatta, braccia ostinatamente conserte. Quando nel preambolo si collega con tutti i campi, mettendo una gran fretta a tutti i colleghi («Dobbiamo fare presto, abbiamo poco tempo»), sembra quello delle partite in diretta: «Chievo-Inter con Andrea-Paventi, Andrea». «Sampdoria-Palermo con Marco Nosotti, Marco». «Atalanta-Napoli con Massimo Ugolini, Massimo». Sempre di corsa, guai a perdere colpi.
Ecco la presentazione della squadra, seminuova: il gessato, e parzialmente ingessato, Beppe Bergomi («Giuseppe mi chiama solo mia mamma»), lo straripante Mario Sconcerti e il defilatissimo Giovanni Guardalà. L'intervista d'apertura dai campi è con Di Carlo a Verona. Un assist coi fiocchi per Sconcerti, che difatti non si lascia scappare il primo, temutissimo compitino statistico. Quindi Marione fa a Bergomi un terzo grado da annichilire Al Capone: «Diego deve fare il difficile negli ultimi venticinque metri. Aveva una media gol di 0,41 al Werder Brema e una media assist di 0,39, da noi la media assist è cresciuta a 0,41 e la media gol è precipitata a 0,15, il che vuol dire, Beppe, che lui gioca più da seconda punta tendenzialmente rapportato in Italia». Impossibile descrivere la faccia di Bergomi, che pure è riuscito a impapocchiare una risposta.
Il moviolista silenzioso Giovanni Guardalà entra in scena nell'intervallo per gli episodi salienti. E Caressa avverte, ermetico in verità: «Noi faremo una distinzione tra casi eclatanti e casi meno eclatanti». Poi mette il becco anche lì: «C'è stata anche un'altra cosa un po' divertente, per noi da vedere, per Pellissier un po' de meno » con chiusa nella sola concessione all'amato romanesco e intanto si rivede un calcione di Lucio nelle parti basse di Pellissier.
Arriva al microfono Mourinho, e Fabio, ormai lanciato, ci prova: «L'ho sentita dire due volte, rimango fino al 2012, poi vado chissà dove, non che a Riad, tra uno champagnino e una tartina le hanno offerto una camionata di soldi?». Mourinho si scompiscia: «No, io non ho bisogno di soldi, ho solo bisogno di lavorare e di essere felice». E Caressa gongola: «Ci siamo riusciti a far ridere Mourinho con questa battuta».
«Noi staremo tutto il pomeriggio insieme» minaccia Caressa e sono soltanto le due e mezzo. L'ora in cui la domenica si materializzava a gambe in bella vista Ilaria nostra. Partono le partite delle tre, tutte piene di «gol importantissimo», e di tiri «col mancino». Sono le cinque del pomeriggio, Caressa è fresco come una rosa: le due ore e passa mancanti gli fanno un baffo. Concludendo: zero papere, guida sicura, ritmo super. Insomma, promosso. Per vedere la differenza, agli scettici basta fare un rapido salto su Raidue: Stadio Sprint e 90? minuto. Che lagna, roba da disdire l'abbonamento Rai.
Massimo Bertarelli
per "Il Giornale"