Una tendenza che accomuna artisti molto diversi tra loro, con storie differenti e vissuti variegati: Paolo Rossi (dopo «Scatafascio » nel '98 non ha più avuto un suo programma- tv. È presente da Fazio come ospite fisso, ma negli ultimi anni ha privilegiato i tour teatrali); Panariello, Fiorello, Albanese, Teocoli (dopo il flop di «Colpo di genio » non ha più voglia di fare tv, a parte la presenza alla «Domenica sportiva » più da tifoso e continua a mietere successi in tutte le città d'Italia con il suo show), la Cortellesi, Aldo Giovanni e Giacomo. Per fare solo alcuni esempi. Senza contare gli antesignani di questo fenomeno, veri casi a sé: Roberto Benigni e Beppe Grillo. Per anni scomparsi dal video e acclamati nelle piazze come degli idoli. C'è stato un tempo in cui dopo lunghe e faticose gavette nei cabaret, l'approdo in tv costituiva il suggello di una vita artistica. Arrivare al varietà ?" magari del sabato sera, magari di Raiuno ?" significava popolarità, ascolti oceanici, soldi.
Il pubblico ha gradito. E Giorgio è rinato: perché l'ultima sua volta in televisione (a parte qualche ospitata) è stata il Festival di Sanremo 2006: ascolti assai deludenti, conduzione non riuscita. Crisi. La decisione di trovare linfa altrove. Chi non ha mai smesso di essere «richiamato» è Fiorello. Ponti d'oro pronti per lui a Raiuno. Suppliche. Ma lui niente. Ultimo show televisivo: «Stasera pago io...Revolution » nel 2004, poi l'«addio» al piccolo schermo. Fiorello ripete spesso, a chi gli chiede perché non torna in tv: «Perché dovrei? Mi diverto con la radio, è meno stressante. Poi ho la pubblicità, le ospitate, le mie incursioni. Chi me lo fa fare? E il tour che mi dà grande soddisfazione». E in effetti soddisfazioni ne ha avute molte da «Volevo fare il ballerino... E non solo! », lo show che domani sera chiude il tour con oltre 90 date, tutto esaurito in ogni tappa, centinaia di migliaia di spettatori: e dire che lui può raccogliere 10 milioni in una sola sera in tv.
Ma è un'altra cosa. Le code fuori ai botteghini, i biglietti introvabili, il palcoscenico vivo, con la gente che ti aspetta e ti acclama. Giampiero Solari, autore e regista di entrambi (sia in teatro sia in televisione), uomo di teatro che ha lavorato anni con Paolo Rossi, firmando le regie dei suoi spettacoli, ma pure quelle di Albanese e Cortellesi, riflette: «Il teatro ti permette di provare molto, di verificare, rinfresca il tuo rapporto con il pubblico. Portare questo metodo di lavoro in tv funziona». Perché poi «fuggono»? «Perché non hanno quella libertà e autonomia che dà il teatro. Tutto viene falsato da auditel, ansia, gradimento». Infine una considerazione che si sposa bene con i nostri tempi: «La tv tende a fare formati, a standardizzare. Il teatro non è formattizzabile. Mai».
Maria Volpe
per "Il Corriere della Sera"