Giuseppe Feyles (direttore Rete4): 'Cresciamo grazie alla qualità'

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Fonte: Avvenire

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Televisione
  venerdì, 07 dicembre 2007
 00:00

Rete 4«La crescita dell’ascolto di Rete4 credo sia la di­mostrazione che si pos­sa fare una tv di qualità, non volga­re e non urlata, facendo risultati im­portanti. Merito anche della nostra domenica mattina e di serie tv co­me Tempesta d’amore, che è il vero fenomeno della stagione tv».

Giu­seppe Feyles, ex insegnante di filo­sofia e docente alla Cattolica, da maggio è il nuovo direttore di Rete4.

«La tv commerciale – spiega – deve fare anche servizio pubblico. Per la rete che dirigo, ponendo anche grande attenzione a quella larga fet­ta del Paese che si riconosce nei grandi valori e nelle tradizioni».

 Per il marketing di Mediaset però «la televisione è un’attività com­merciale e, come tale, è al servizio dei pubblicitari. Il pubblico è im­portante solo come audience da ri­vendere alla pubblicità». Come si concilia con la sua idea di tv?
 
«Si può conciliare. La sfida che cer­chiamo di sostenere quotidiana­mente è proprio quella di mante­nere un rapporto di fiducia con i no­stri telespettatori, rispettando le ne­cessarie regole commerciali di una televisione che non ha canone e che si basa sugli introiti dovuti dalla pubblicità».
 Per chi fa tv gli ascolti sono im­portanti. Ma l’impressione è che ormai il duopolio televisi­vo si regga solo sui risultati Au­ditel, come se da soli questi ba­stassero a spiegare tutto e a giu­stificare qualunque volgarità o errore di palinsesto.

 «Non credo che l’attenzione agli a­scolti sia necessariamente così ne­gativa. E poi occorre distinguere: la tv commerciale ha una funzio­ne diversa da quella pubblica».

 Prendiamola da un’altra angola­zione: secondo lei, deve esistere u­na morale nel fare televisione?

 «Certo, per chi fa televisione il rife­rimento morale deve essere lo stes­so
di qualsiasi altra attività, tenen­do però conto della condizione in cui essa deve esercitarsi. Cioè, per noi di Mediaset, in uno strumento di comunicazione che ha regole e condizionamenti di carattere commerciale».
 Rete4, che ha un obiettivo di ascol­to più basso delle altre due reti Me­diaset, è la tv commerciale meno urlata e volgare. Come se davvero tra ascolti ed eccessi ci fosse una relazione.

 «A Mediaset ragioniamo come una squadra, per offrire tutte le sere u­na programmazione che possa sod­disfare varie tipologie di pubblico, con età e gusti diversi. Un’offerta va­riegata che tutto sommato è spec­chio di tutto quello che il pubblico desidera e della realtà italiana».

 Tra le novità in arrivo su Rete4 c’è «Destini-La seconda volta». Di co­sa si tratta?

 «Sarà un esperimento che incrocerà storie di persone con storie di gran­di avvenimenti italiani e mondiali
che hanno inciso sulla coscienza collettiva, dall’11 settembre all’al­luvione di Sarno, alla morte di Wojtyla. Fa parte di un progetto di nuovi prodotti per la prima serata, in linea con la nostra rete».
 Come «Attenti al lupo»?

 «Sì,
Attenti al lupo sarà un pro­gramma, condotto da Edoardo Ra­spelli, in cui racconteremo come ci si può difendere nella nostra società dalle mille trappole e truffe che la criminalità piccola e grande ci ten­de ».
 Lei ha detto: «La religiosità è il fe­nomeno meno correttamente tra­smesso dal mondo televisivo». Ma la sua Rete ha appena proposto speciali su Fatima e padre Pio, e il 12 ne proporrà uno su san France­sco. Sembra una contraddizione...

 «È difficile parlare di religiosità in tv perché c’è il rischio di banalizzarla, di renderla spettacolare o di ridur­la a sentimentalismo. Riteniamo tuttavia che si possa dare spazio a testimonianze, storie e personalità
religiose in modo rispettoso e cor­retto ».
 C’entra qualcosa col tempo di Na­tale
che si avvicina?
 «Natale è ovviamente un tempo forte, intriso di spiritualità, ma la nostra attenzione a certi temi è più ampia. Da tempo, per esempio, trasmettiamo tutte le domeniche mattina la Santa Messa. Ovvia­mente non ha alcun rientro com­merciale, ma è un servizio che of­friamo, molto gradito e molto se­guito dal nostro pubblico».

 La prossima stagione Canale 5 le ruberà «Forum», uno dei capisaldi di Rete4. Chissà come si è arrab­biato...

 «Mi sono arrabbiato, ma poi ho ca­pito il motivo per cui l’azienda pro­poneva questa scelta e che rientra­va nel gioco di squadra tra le reti tv del gruppo che le dicevo prima».

 Se potesse, cosa ruberebbe alla concorrenza?

 «Non do dubbi: da Raiuno,
Super­quark di Piero Angela; e da La7, Ot­to e mezzo di Giuliano Ferrara».
 È vero che state pensando ad un nuovo programma giornalistico da mettere in prima serata?

 «Sì, ci piacerebbe rendere
Tempi moderni ancora più efficace e por­tarlo in prima serata, così che pos­sa fare informazione per il gran­de pubblico».
 Lei ha insegnato storia e filosofia per nove anni, poi è entrato nel mondo della tv. Le è mai venuta vo­glia di tornare indietro?

 «A volte sì, perché il lavoro dell’in­segnante è uno dei più importanti. Se c’è un’emergenza in Italia, è quel­la educativa».

 Colpa anche di certa tv, però.

 «La tv ha un compito informati­vo. L’educazione è compito del­la famiglia e, in secondo luogo, della scuola».

 Eppure, sembra che certa tv non solo non educhi ma ostacoli il la­voro educativo quotidiano dei ge­nitori.

 «Io la vedo diversamente. Credo che un’educazione forte non pos­sa essere scalfita neanche dalla più pazza televisione. Magari cer­ta tv avrà un’influenza tempora­nea, ma alla lunga la verità finirà sempre per vincere».

Gigio Rancilio
per "Avvenire"

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