Evidentemente, è giusto sottolinearlo, ci possono essere anche direttori espressi dal centro-destra che non rinunciano all'autonomia del mestiere, nella situazione per loro più difficile. Durante la direzione precedente, per l'appunto quella di Saccà come Dg (19/3/2002-27/3/2003) si è verificata invece l'unica stagione delle gestioni del centrodestra in cui la Rai è andata sotto. Spiace dirlo, ma è così.
Nell'esultanza per le vittorie negli ascolti, c'è comunque da chiarire una questione di fondo, perché non sempre gli ascolti dicono tutto. Mediaset non ha mai subito alcun tracollo (anzi) con il c.d. "pubblico-pubblicitario", il pubblico più giovane, attivo, dinamico, che è quello cui puntano in modo particolare gli investitori pubblicitari. Rai, al contrario, in questi anni ha progressivamente "invecchiato" la sua offerta di programmi, puntando (inconsapevolmente, volutamente ?) in particolare sul target delle "nonne di Torre del Greco" (la definizione è del nostro analista Remo De Vincenzo): un pubblico composto prevalentemente di donne e di anziani over 60, localizzato in provincia e soprattutto nel meridione, di basso reddito e di livello d'istruzione elementare, quindi poco interessante per gli inserzionisti pubblicitari.
Una divisione tacita (e fruttuosa per Mediaset) dei target e degli introiti pubblicitari, più che una divisione, solo apparentemente rissosa, delle percentuali generiche di ascolto. Questo fenomeno spiega anche perché in questi anni i ricavi di Mediaset si sono sempre accresciuti, nonostante le apparenti "sconfitte" nei periodi di garanzia. Ed è anche dovuto ai suoi introiti costanti che Mediaset è oggi l'azienda televisiva italiana meglio proiettata nel futuro, e che ha meglio investito e in modo più lungimirante sulle nuove tecnologie.
Al fenomeno costantemente progressivo dell'invecchiamento della Rai ha dato un forte contributo la fiction degli ultimi anni. La fiction della Rai, a partire dal 2002, è arrivata a perdere ben 5 punti di share sulla fascia d'età 25-54 anni (e cioè un quarto del target pubblicitario), mentre contemporaneamente ha guadagnato quasi 2 punti e mezzo sul target over 65. Se si guarda poi ai laureati, sono passati dal 26% del 2002 al 18% dello scorso autunno.
E' vero che la Rai come servizio pubblico, in una società che diventa sempre più vecchia, deve anche soddisfare le richieste degli anziani. Ma se coltiva solo questa tendenza perderà insieme con i giovani parti sempre più cospicue della popolazione attiva. Da una Rai generalista, si rischia di passare ad una Tv vecchia per vecchi.
per "Il Riformista"
(21/07/08)