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Televisione RAI LOTTOMATICA

I media di domani: l'approccio di Sipra alla multipiattaforma tv

• 7 min lettura
Fonte: Business People | Condividi 📲
Dal vertice della, concessionaria di pubblicità della Rai, la Sipra, dal luglio del 2007. Un tempo relativamente breve che a Roberto Sergio è bastato, però, per prendere in mano, insieme a Maurizio Braccialarghe e Aldo Reali, rispettivamente amministratore delegato e direttore generale, le sorti della società e cambiarle volto, passando da un approccio analogicentrico a un assetto integrato tra mezzi tradizionali e digitali. Un cambiamento che è andato di pari passo con la riorganizzazione della rete vendita della concessionaria.

Del resto, con un passato come direttore Nuovi Media Rai e direttore generale di Lottomatica, l'interesse per le nuove frontiere della comunicazione era inevitabile, così come la visione mul-tipiattaforma del futuro prossimo di Rai. La nuova sfida è oggi «chiedersi quali saranno i "nuovi media" di domani. Avere la sensibilità giusta» spiega Roberto Sergio «per cogliere i mutamenti tecnologici prima che questi accadano credo sia l'unica chiave vincente nel mondo della comunicazione audiovisiva».

E trascorso poco più di un anno dalla sua nomina alla presidenza di Sipra nel luglio 2007. Cosa comporta questo ruolo?
"Nella mia vita professionale ho ricoperto molteplici incarichi e mi sono occupato di business anche molto diversi fra loro. Due sono stati però i leitmotiv che hanno sempre accompagnato questo percorso. Una particolare sensibilità verso il management di attività riferibili alla res publica e una vera passione per il mondo della comunicazione. Credo di poter dire che la presidenza Sipra sia quanto di meglio potessi ambire per unire queste due attitudini. Un onore e un onere che ho accolto con grande entusiasmo, consapevole peraltro di entrare a far parte di un gruppo straordinario, fortemente motivato, in grado di creare business e di rispondere dinamicamente alle evoluzioni del mercato. D'altro canto, la presidenza Sipra significa anche una grande responsabilità e la coscienza di essere chiamato a un delicato compito di garanzia."

In precedenza è stato direttore di Rai Nuovi Media e ha rivestito ruoli di primo piano in Sogei e Lottomatica. Quanto contano queste sue esperienze nel processo di riorganizzazione che è stato realizzato in Sipra all'inizio di quest'anno?
"Queste esperienze sono state molto diverse l'una dall'altra, ma in un certo senso complementari. In Rai come in Lottomatica come in Sogei ho potuto approfondire tutti gli aspetti che riguardano il processo organizzativo delle imprese. Ho potuto formarmi e sviluppare capacità manageriali, entrare in contatto con mercati importanti. Sogei mi ha dato molto in termini di crescita personale e di affinamento delle attitudini di gestione dei temi istituzionali, Lottomatica, pur inserendosi in simili contesti, mi ha dato la possibilità di confrontarmi con un business fortemente competitivo e caratterizzato da una estrema dinamicità. Rai ha rappresentato il completamento del mio percorso di comunicatore con l'esperienza più importante in termini sia di specializzazione sul business televisivo sia di processi gestionali. In particolare, alla guida dei Nuovi Media Rai, ho potuto affinare quella sensibilità sulla comunicazione multipiattaforma che ha in gran parte guidato la riorganizzazione in Sipra".

Quanto contano oggi i nuovi media nell'offerta di Rai e quindi di Sipra?
"Il piano industriale Rai parla chiaro. Non c'è alcun dubbio sul peso che i nuovi media hanno e soprattutto tenderanno ad avere nei prossimi anni all'interno dell'offerta Rai e Sipra. Tanto più che il processo di digitalizzazione della comunicazione televisiva sta portando con sempre maggior velocità alla migrazione verso una sorta di unicum audiovisivo. Si parla da almeno 15 anni di convergenza; ebbene, finalmente la stiamo vivendo. Quello che oggi è all'interno dei "nuovi media" domani sarà semplicemente nei "media". Il digitale terrestre ha addirittura una data ufficiale in cui questo accadrà: il 2012 con lo switch off del segnale analogico. A quella data, Tv "classica" e Tv "digitale terrestre" confluiranno definitivamente in uno stesso sistema televisivo. Sarebbe quanto meno miope non investire in un settore strategicamente così importante."

Eppure si contesta alla Rai il fatto di non avere investito in modo significativo nel Web. Ci sono nuove opportunità all'orizzonte?
"Rai gestisce oggi un numero impressionante di siti web. Credo che non siano molte le realtà editoriali mondiali che possano vantare un numero così alto di prodotti Web. Gli sforzi di Rai e di RaiNet per armonizzare e razionalizzare questa enorme massa di contenuti sono continui e generosi. Il portale rai.Tv, il nuovo sito del Tg1, il portale dei "Nuovi talenti" sono solo alcuni esempi di un investimento da parte dell'editore che giudicherei decisamente significativo. Ancora, il portale di RaiSport che durante le Olimpiadi consentirà lo streaming contemporaneo di più discipline e l'intrattenimento con le attivissime community che regolarmente si animano in occasione di programmi come L'Isola dei famosi o X-Factor. Tutto ciò è solo la punta dell'iceberg del nuovo impianto strategico Rai che vede e vedrà il web al centro delle azioni di sviluppo, nella convinzione che la rete non sia più un complemento della Tv, ma un mezzo vivo e spesso ispiratore della Tv più che ispirato."

E per quanto riguarda i nuovi canali digitali terrestri Rai4, già operativo, e Rai5, quali sono le prospettive di raccolta?
"Rai4 ha iniziato le trasmissioni sperimentali lo scorso 14 luglio. Credo molto in questo progetto, di cui del resto avevo iniziato a occuparmi in Rai. E credo che Carlo Freccero, presidente di RaiSat e "padre" del nuovo canale, abbia tutte le carte in regola per fare di Rai4 una case history. Al momento il canale è in fase di sperimentazione, ma già sta raccogliendo entusiasmo e consensi. La sua formula, sapientemente dosata da Freccero, non potrà che essere vincente: coinvolgere, creare e cavalcare programmi di "culto", a tingere dal web, immaginare percorsi fra film e serial. Il tutto per un target più giovane rispetto a quello della Tv generalista e soprattutto sullo scheletro forte e robuste del concetto di palinsesto. Ebbene, al solo annuncio della nascita di questo canale abbiamo registrato una serie di richieste da parte degli investitori che ne hanno già capito il potenziale. In termini di raccolta prospettica, Rai4 e il futuro Rai5 - del quale è ancora prematuro parlare - convoglieranno investimenti importanti che ctesceranno proporzionalmente con il diffondersi della piattaforma digitale terrestre. Nel 2012 il sistema dei canali Rai sarà ben equilibrato fra i noti e fondamentali Rail, Rai2 e Rai3 e i nuovi Rai4 e Rai5".

Tra scandali, intercettazioni e ingerenza della politica la Rai non gode di un'immagine positiva nei confronti dei telespettatori. In che modo è possibile modificare questa situazione affinchè anche la raccolta pubblicitaria ne possa beneficiare?
"La prima risposta, dovuta, è che la Rai dovrebbe essere in grado di eliminate autonomamente ogni tipo di ingerenza e di cancellare dalle menti dei telespettatori l'immagine che lei dice. Questo anche per riconfermare ancora una volta la vocazione dell'editore di essere vicino ai propri telespettatori, e alle loro aspettative. Ciò detto, è anche vero che il sistema dell'informazione tende sempre a ingigantire questi casi e a trascurare invece quanto di buono, anzi di ottimo, c'è in altri aspetti della vita dell'azienda o nei prodotti. Riempire pagine di giomali con la trascrizione delle intercettazioni e sicuramente più facile che spiegare l'offerta Rai sui nuovi media o raccontare la visione editoriale di Rai4- Insomma, Rai ha il dovere di correggere le proprie storture e - ribadisco - ha il dovere di farlo con le proprie forze, ma è innegabile che c'è una responsabilità nel racconto scandalistico. Fortunatamente questo approccio giornalistico, se da un lato come lei diceva può incrinare l'immagine dell'azienda presso il pubblico, dall'altro non mina assolutamente il percepito dei prodotti, soprattutto nei confronti degli investitori. Mai, infatti, a uno scandalo giornalistico è seguita una flessione degli introiti pubblicitari. A conferma che la sostanza del prodotto è ben più forte delle chiacchiere e degli scandali".

Si parla della costruzione di una piattaforma satellitare di Rai in collaborazione con Mediaset e Telecom. Ciò non è in conflitto con la vostra presenza su Sky?
"Come sa, sono un dirigente Rai ma con un incarico, importante, in Sipra. Quindi, lascio questo tema ai miei colleghi che a Viale Mazzini ne hanno responsabilità e competenze. Posso solo dire che, quando guidavo i Nuovi Media Rai, ho fortemente spinto verso uno scenario del tutto simile a quello di cui si sta parlando oggi. Allora (tre anni fa) progettammo una piattaforma comune Rai, Mediaset e Telecom che chiamammo Tivù. Sono quindi profondamente convinto che sia necessaria e auspicabile una piattaforma digitale comune, gratuita e con contenuti premium a pagamento, che possa essere ricevuta dal cento per cento della popolazione italiana, e quindi basata su dtt + sat free. Le modalità della presenza dei canali Rai su Sky è un tema delicato che spetta alla direzione generale Rai. Di sicuro l'offerta Rai, generalista in primis, è uno degli asset principali anche della piattaforma satellitare e probabilmente ancora oggi è trainante nella diffusione di quel mezzo. I canali tematici Rai, poi, hanno consentito uno "sdoganamento" della piattaforma satellitare, grazie a contenuti italiani che si sono andati ad affiancare a quelli, certamente ottimi, intemazionali. Non credo quindi che si debba parlare di "conflitto" fra le piattaforme, quanto piuttosto di opportunità commerciali da scandagliare attentamente. Per Rai e per Sky."

Chiara Grianti
per "Business People"

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