Diceva ieri Agostino Saccà, intervistato da "Il Foglio" (clicca qui per l'intervista integrale): «Piantiamola lì con i reality show che costano poco ma le stanno ammazzando. Il linguaggio del reality è l'iperbole. Prendi situazioni estreme, poi stressi le reazioni. Prima i protagonisti si accarezzano, poi forse scopano, poi metti il gay, il trans. Poi il cieco, alla fine dove vai, alla roulette russa con il revolver? In America le televisioni generaliste sono andate in crisi col reality. La gente diventava pazza, dopo un po' se ne andava. Abc, Cbs e Nbc erano scese sotto il 50 per cento. Panico. Con cosa si sono riprese? Con le fiction. (...) In Italia è lo stesso». "Risponde" oggi, indirettamente, Antonio Dipollina dalle pagine di "Repubblica" analizzando i cambiamenti del pubblico nell'era dei reality, sancendo - come dice nel titolo - «il declino della pop tv». Chissà se le fiction possano essere la soluzione alternativa...
Da un lato i reality, i talent-show e tutte le derivazioni possibili. Dall'altra il nulla. Ecco a voi lo scenario possibile dell'intrattenimento tv prossimo futuro. Perché una volta incassata come una vendetta della storia la soppressione di quelli del
Bagaglino su Canale 5, tocca chiedersi che diavolo di cambiamento sia, questo, riferito ai gusti del pubblico tv. Si parla di quello che una volta era semplice definire varietà. Prima o poi qualcuno scoprirà che con
Bellissima chiude un altro pezzo di tv leggera vecchia maniera, quella coi numeri scritti dagli autori e messi in scena uno dopo l'altro, un po' si parla e un po' si fa musica. Via, basta. Vince la contaminazione, deve esserci del "talent" da spargere per forza, ballando o cantando, ci devono essere bambini-prodigio oppure attrazioni da fiera o da dibattiti urlanti e parenti piangenti. Non è un caso se l'unico programma vecchio stampo che ha retto un minimo sia
La Corrida, precursore assoluto del common people alla ribalta.
I gusti del pubblico cambiano, ovvio. Per primi se ne sono andati in massa quelli che apprezzavano i varietà del sabato sera ben fatti di un tempo. L'ultimo, a occhio e croce, potrebbe essere un Morandi-Cortellesi di quasi dieci anni fa. Per spettatori che non ci stanno allo sfilacciamento piatto (qualcuno cerca sul web le sigle di Fantastico 6 e gli vengono i lucciconi) è diventata troppo appetibile l'offerta proposta altrove, dal satellite in giù, tra serie americane e intrattenimento d'altro tipo. Poi l'onda d'urto dei reality ha ormai assuefatto un pubblico da grandi numeri che toglie quasi tutto l'ossigeno al resto (sull'ultimo Sorrisi e Canzoni una lettrice indignata protesta: prima c'erano quattro reality, sono finiti tutti insieme. E noi ora come facciamo?).
Infine la scelta di chi avrebbe potuto rischiare qualcosa è stata quella di adattarsi: il programma della Clerici che ha strabattuto il Bagaglino è contaminato da bimbi, ospiti di marca tv e impatti emotivi divario tipo. Contaminazione pura è il Ballando con le stelle di RaiUno e tutti i derivati simili, a patto di avere dentro anche altri ingredienti che arrivino alla chimica giusta, tra cui i personaggi amati dal grande pubblico televisivo: una Clerici è attualmente impagabile, letteralmente, dietro di lei arrancano tipe come Caterina Balivo- che ha rilevato con grandi fatiche il Treno dei desideri - o la Veronica Maya che si è vista chiudere dopo una puntata l'incredibile Incredibile.
Basta chiedere agli unici che hanno davvero il polso della situazione: sono i produttori esterni di programmi, non certo i dirigenti tv che si arrabattano mantenendo il semplice potere di chiudere un programma o di investire su un altro, non certo gli analisti che si basano sui numeri degli ascolti, quei numeri che una sera dicono una cosa e la sera dopo l'esatto contrario. Quelli, i produttori, ti parleranno appunto della formula e dell'alchimia, della contaminazione giusta tra elementi di qualcosa che magari si può ancora chiamare varietà e il trionfante ingresso di gente comune o di vip, a patto che non siano capaci di fare quello a cui sono chiamati. Quello funziona.
E comunque tutto è finito il giorno in cui per il sabato sera si è decretato imbattibile un programma come C'è posta per te, ovvero lo show esclusivamente di chiacchiera ed esclusivamente di sentimenti.
Resta la tentazione di sancire facilmente: chiude il Bagaglino, quindi il panorama migliora e magari è migliorato anche il gusto collettivo. Prudenza consiglia di aspettare alcune ore: su Canale 5 sta tornando Barbara D'Urso con lo
Show dei Record, il successo più strabiliante e inatteso della passata stagione: il nano più piccolo, forse anche quello più alto, quello capace di tenere uno scorpione in bocca per tre minuti, quello con la testa a forma di cono. E venghino, signori, al nuovo ipervarietà tv.
Antonio Dipollina
per "La Repubblica"