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Televisione RAI

Saviano scrive al presidente Garimberti e Fazio dichiara: ''Sono stufo''

• 5 min lettura
Fonte: La Repubblica / La Stampa | Condividi 📲
"Caro Garimberti, così non andiamo in onda"

SavianoCaro presidente Rai, una dichiarazione del direttore generale Masi assicura che Vieni via con me andrà in onda senza problemi. Purtroppo non è vero. La favola sui compensi "astronomici" degli ospiti - agitata dai vertici Rai - è appunto, una favola, un ultimo pretesto per metterci i bastoni tra le ruote. Tutte le persone che abbiamo invitato si sono dette pronte a dimezzare i loro compensi e persino a intervenire gratis, pur di partecipare al nostro progetto: eppure, oggi, a meno di tre settimane dalla prima puntata nessuno dei loro contratti è stato ancora firmato.

Ma a parte il fatto che sarebbe ingiusto chiedere a chiunque di lavorare gratuitamente, la verità è che i soldi non c'entrano: anche perché Vieni via con me sarebbe comunque un grande affare per la Rai, viste le cifre a cui sono stati già venduti gli spazi pubblicitari. Il danno economico per la tv di Stato sarebbe cancellarlo.

La Rai ha fatto di tutto in questi mesi per boicottare il nostro lavoro: ci hanno ridotto lo studio, gli attori, gli ospiti, hanno tentato di tagliare le puntate da quattro a due, ci hanno messo in programma prima contro le partite di coppa e poi contro Il Grande fratello. Nel continuo braccio di ferro con l'azienda abbiamo avuto al nostro fianco solo la direzione di Raitre.

Alla fine è stato chiaro, ci troviamo di fronte ad un paradosso: un editore che, non avendo la forza per bocciare una trasmissione, fa di tutto per farla andare male, per ridurne al minimo l'audience e costringerla in una nicchia dove non dà più fastidio. Noi avremmo voluto fare un programma ambizioso, di qualità, con ospiti importanti e destinato ad un grande pubblico per raccontare un'Italia che raramente appare in tv. Volevamo parlare di macchina del fango, di mafia e politica, di come funzionano i voti di scambio, delle bugie sul terremoto, del business dei rifiuti: guarda caso, quando i dirigenti Rai hanno conosciuto la scaletta delle trasmissioni, tutto è diventato più difficile. È allora evidente che sono i contenuti della trasmissione a fare paura: ma sui contenuti nessuno di noi è disposto a trattare, sono la nostra libertà.

In questo clima, con un editore che rema contro, e che fa di tutto per ridurre mezzi, spazio, possibilità, non possiamo né vogliamo lavorare. Non ci sono la condizioni per andare in onda. I vertici dell'azienda hanno fatto di tutto per dimostrarci di non volere Vieni via con me. La Rai dimostri che non è così, se ne è capace. Caro presidente, ci dica con chiarezza se questo programma si può fare liberamente, oppure no.

di Roberto Saviano
per "La Repubblica"

"Fabio Fazio: adesso sono stufo"

Più che arrabbiato, indignato, offeso, Fabio Fazio è «stufo». E poi anche «estenuato e incredulo. «Quando ho iniziato avevo 19 anni. Lavoro per la Rai, e non contro, da tanto tempo, e ho ben presente quando le situazioni sono adatte e quando non lo sono. Se uno fa la tv la deve fare con la completa adesione del proprio editore. Adesso, invece, succede di andare in onda nonostante tutto, e questo è un modo inammissibile di lavorare».

Questione di soldi oppure questione di contenuti? Insomma, qual è la ragione per cui i contratti della sua trasmissione con Roberto Saviano sono stati congelati?
«E' da febbraio che si parla del programma, otto mesi, e ancora oggi la società Endemol non ha un contratto firmato. I programmi, si sa, dispongono di un budget, se il mio editore mi dice che si va in onda, basta, non si può ricominciare daccapo ogni volta. Prima la riduzione del numero delle puntate, poi la scelta che andassimo in onda solo quando ci sono le partite di Coppa, adesso la storia dei compensi, alla fine passa la voglia. Capisco che i contenuti espressi da Saviano siano considerati pericolosi, ma non è possibile procedere in questo modo».

Secondo lei quanto pesa, nella vicenda, la questione economica?
«La Rai è un'azienda, quindi investe, e, in quanto azienda, si basa su un meccanismo di costi e di ricavi. Anzi, aggiungo che, siccome è anche un ente di Stato, secondo me, certe volte, dovrebbe fare delle cose in perdita. Detto questo, è chiaro che non si può scoprire la questione soldi a tre settimane dall'inizio del programma...».

Come pensa che la questione possa risolversi?
«Adesso, nello specifico, sembra rientrata, ma mi rimetto alla volontà del direttore di rete Ruffini, e concordo con lui quando dice che a questo punto il programma è in forse».

Vuol dire che «Vieni via con me» potrebbe saltare?
«Non lo so, tenderei a dire di sì, che il programma potrebbe saltare, ma non sono solo io a doverlo dire. Devono dirlo quelli di Endemol e deve dirlo anche Roberto Saviano, perché non credo possa essere trattato in questa maniera. Dev'essere lui a decidere se se la sente ancora di andare avanti, un'idea che in questo momento mi pare labile».

E lei?
«Per carattere e per convinzione non interpreto il mestiere della televisione come una guerriglia. Aspetto che sia l'azienda sia Endemol ci assicurino che esistono effettivamente le condizioni per procedere».

Come valuta la scelta di Roberto Benigni di andare in onda gratis?
«La sua adesione è generosa e apprezzabile, ma la Rai non è una onlus, è un'azienda, e allora diciamo pure via tutta la pubblicità...».

E poi restano gli altri contratti, quelli di Antonio Albanese, di Paolo Rossi...
«Sì, appunto, che cosa dovremmo fare? Dire di sì a Benigni e di no a loro?».

Lei che cosa vorrebbe?
«Andare in onda non dev'essere una vittoria. Fare questo lavoro significa essere allegri, divertirsi, condividere con gli autori una condizione di creatività».

E invece?
«Non si può passare il tempo a evitare le trappole, mi sono sempre comportato correttamente e questo dovrebbe bastare».

Che cosa pensa di fare adesso?
«Da questo momento mi taccio e aspetto che mi dicano che cosa succede».

di Fulvia Caprara
per "La Stampa"

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