Rete 4 inaugura la stagione primaverile con l'attesissimo ''Gran Torino'' di Clint Eastwood

Rete 4 inaugura la stagione primaverile con l'attesissimo ''Gran Torino'' di Clint Eastwood

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Fonte: Digital-Sat (com. stampa)

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Televisione
  mercoledì, 23 marzo 2011
 06:00

Con Gran Torino, eccezionale successo internazionale di critica e pubblico, mercoledì 23 marzo 2011, in prima serata, prende il via la stagione primaverile di Retequattro.

Il film, diretto e interpretato da uno straordinario Clint Eastwood, è un successo recentissimo la cui attesissima prima visione tv assoluta in chiaro è uno dei fiori all'occhiello della programmazione della Rete diretta da Giuseppe Feyles.

L'opera, un film potente i cui temi parlano a tutte le generazioni, è stato girato nell'Estate del 2008, anno di uscita nelle sale statunitensi. Nello stesso anno, la pellicola ha conquistato due National Board of Review Awards per Miglior attore (Clint Eastwood) e Miglior sceneggiatura originale e, nel successivo, un David di Donatello e un Nastro d'argento (Miglior film straniero).

Gran Torino, sconvolgente capolavoro morale e cinematografico, ultima interpretazione sul grande schermo del mito hollywoodiano Eastwood, vede svettare l'attore noto a tutti per lo sguardo accigliato e intenso, gli occhi di ghiaccio, il volto rugoso, i lineamenti marmorei, le labbra serrate in un ghigno ermetico e il corpo esile ma atletico: un grande cineasta che, con o senza cappello, da sempre ipnotizza il pubblico di tutto il mondo.

Due volte Premio Oscar, il settantottenne Clint Eastwood, seppur mantenendo i tratti distintivi che l'hanno reso il mostro sacro degli spaghetti-western, in Gran Torino si fa più sfumato, più maturo, aperto al dubbio e alla redenzione...

Qui Eastwood è Walt Kowalski, un polacco razzista di Detroit, ex-metalmeccanico che non parla, ringhia a chiunque si insinui nel suo guscio fatto di risentimento e alcun rimpianto, un reduce della guerra in Corea, da poco vedovo e aggrappato con forza ai pochi saldi punti fermi della sua vita da anziano: la luccicante Gran Torino del 1972 parcheggiata in garage, simbolo di un American Dream ormai sbiadito e di una vita dedicata al dovere; il fedele confidente Daisy, il suo cane; la chiara consapevolezza della netta differenza tra il bene e il male; il senso di giustizia che afferma ogniqualvolta imbraccia il suo fucile e lo punta indifferentemente contro neri o musi gialli.

Walt è costretto a fare i conti col continuo mutamento del mondo, a volte con la sua degenerazione, con l'invasione di nuove etnie che mettono a dura prova i suoi pregiudizi, con figli e nipoti a lui distanti, con una vita solitaria che fatica a passare.

Solo il fallimentare furto della sua amata Gran Torino - che, come prova di iniziazione, tenterà Thao, silenzioso e timido ragazzo Hmong - riuscirà a scuotere e migliorare l'esistenza dell'uomo.

Gran Torino è un film di formazione struggente che, con la semplicità della lirica eastwoodiana, narra la commovente amicizia di due anime in sospeso: il giovane Thao, in bilico tra l'irreprensibile comunità Hmong cui appartiene e le violenti bande del quartiere, e il maturo Kowalski, sempre instabile tra passato e futuro.

Attraverso inquadrature rigorose e dettagli maniacali Gran Torino altri non è quindi, come nell'ultima fatica del regista di Hereafter, che il racconto della vita e della morte.

E Eastwood, esplorando poeticamente le gesta quotidiane di un eroe duro ed esemplare che si sacrifica per un cambiamento indispensabile, tratteggia un futuro a favore di un'unione delle differenze e di un mondo libero dalla violenza.

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