Calciopoli, "Galliani dovrà spiegare la fine di Gioco Calcio"
«Io decisi di aderire a quell'iniziativa con altri colleghi ?ribelli', ben sapendo che Gioco Calcio poteva contare sullo spessore di gente come Franco Tatò ed Enrico Bendoni e con Antonio Matarrese presidente. Ma i problemi cominciarono quasi subito: non percepimmo un solo euro per i diritti tv nonostante avessimo già disputato 11 partite, a Torino contro la Juventus posticipammo la gara di dieci minuti per protesta. Ma nonostante le rassicurazioni ricevute, di quei 7,5 milioni messi a bilancio non vi è traccia...». Quel che è successo lo accerteranno i giudici capitolini. Vale la pena ricordare che le sei consorelle affiliate del consorzio Pmt-Plusmedia Trading erano, oltre all'Ancona, Modena, Perugia, Chievo, Brescia ed Empoli. Con loro cinque club di B (Como, Piacenza, Venezia, Verona e Piacenza). Al di là di qualche inconveniente tecnico di troppo, l'avventura prometteva bene.
La società Gioco Calcio avrebbe dovuto avere un capitale sociale di 71 milioni, la partecipazione della Lega era prevista nella misura del 10%, il 25% sarebbe stato del Consorzio Plus Media Trading, il restante 65% doveva essere messo in vendita ad altri azionisti. Poi i primi guai: soldi che, secondo Matarrese, erano stati promessi dalla Lega e che invece non sono mai arrivati, anche perché Adriano Galliani ha sempre negato di averli mai promessi. Ben presto cominciò la fuga: a Natale il Modena si dissociò affidandosi a Sky, poi toccarono alle altre, le ultime a staccarsi furono Brescia, Chievo ed Empoli. E le trasmissioni cessarono a giugno. Ora la società è in liquidazione, ma la caccia al denaro condotta da Pieroni, Campedelli, Gaucci (reclama dieci milioni di euro...) e soci finora è stata vana.
Pieroni vuole giustizia, per la vicenda Gioco Calcio e non solo. Il suo ex Ancona subì l'onta del fallimento, e il patron non riesce a darsi pace. «Vediamole le iscrizioni degli ultimi anni, vediamo cosa è successo prima della stagione 2004-2005. Vorrei capire se davvero il Venezia, il Torino, il Parma, il Perugia, la Lazio, la Salernitana, la Reggina e il Messina avevano davvero tutte le carte in regola. Non mi va proprio che l'Ancona sia stata l'unica società a pagare...».
Non dimentica, il dirigente, quella minaccia-promessa di Moggi dopo lo scudetto perso dalla Juventus nel fango di Perugia nel 2000, quando Pieroni era direttore sportivo degli umbri: «Te la farò pagare», disse Lucianone. Fu l'inizio dei guai. Anche perché, nel marzo del 2002, l'ex presidente dell'Ancona si scontrò duramente anche con Moggi junior: «Gli dissi: Alessandro, io per l'Ancona ci ho messo 40 anni di sacrifici della mia vita, non ti permetterò di intrometterti negli affari della mia società. Lui mi rispose: Ermanno, devi stare attento, abbiamo amicizie importanti e possiamo farti male. Per quello che mi è capitato, ha avuto ragione lui...».