'La Padania': una Rai da dilettanti
Sì, perché dopo tutta quella tensione e sofferenza per una coppa che ogni volta che si avvicinava, i francesi la allontanavano è arrivato il verdetto del campo. E lì è iniziato il grande match tra la squadra campione del mondo e quella dei dilettanti Rai. Sempre che foste ancora svegli, dopo la telecronaca che vi aveva propinato la coppia Marco Civoli-Sandro Mazzola che, sinceramente, non si capisce chi è più vecchio dei due.
Fino all'ultimo abbiamo rimpianto l'urlo di Nando Martellini, che aveva dato un senso a una vittoria tanto grande. Ieri se dovevamo capirlo dai magnifici due sembrava che domenica prossima di Mondiali ne giochiamo e vinciamo un altro. Altro che un'attesa di 24 anni.
E poi che dire del folletto Enrico Varriale che marca stretto il capitano Fabio Cannavaro e non lo molla un attimo, dandoci l'idea di voler ballare insieme la tarantella. Che pizza, ci viene spontaneo rimarcare. E poi, eccolo lì, l'inviato Rai Giampiero Galeazzi che quasi si lamenta perchè le sue vacanze berlinesi sono al capolinea.
In effetti ci chiediamo quale sia stato il suo contributo serio e tecnico a questa esperienza iridata. Ma forse era proprio quella la parte che doveva interpretare, il tifoso della porta accanto. O quello del bar, dove il buffet dell'happy hour non ha mai fine.
Per fortuna, ripetiamo, che la baraonda azzurra è stata travolgente e ha riempito il vuoto pneumatico di quei telecronisti Rai che ci avrebbero dovuto raccontare ma anche aiutare a capire perchè le cose erano andate così. Col cavolo. Pensate a quella volpe di Carlo Paris che ha fatto tutto il Mondiale gomito a gomito con mister Lippi. Praticamente non lo ha lasciato solo un secondo. Lo ha studiato nei minimi dettagli, dal pre-ritiro di Coverciano a quello di Duisburg. Poi, praticamente, era l'uomo in più in campo, il tecnico in seconda accanto a Lippi. Bene, uno così dovrebbe essere una Bibbia vivente sul ct. Infatti appena finisce la partita va incontro al mister e gli confessa candidamente che non sa quale domanda fargli. Perchè aveva preparato l'intervista solo in caso di sconfitta. Grande Rai. Hai capito? Tutto un Paese che sogno il trionfo iridato e l'emittente di Stato che, invece, non lo accredita di una domanda. Va bene così. Forse è anche per questo che la Rai non si era battuta più di tanto per accaparrarsi quei diritti televisivi sull'intero torneo che i nostri telespettatori si aspettavano.
Sì, perchè la Rai , alla fine, su 64 partite giocate, ne ha trasmesse meno della metà, facendo perdere a chi le paga il canone una quarantina di partite. Passi per un più che trascurabile Trinidad&Tobago-Svezia. Ma ci sarebbe piaciuto seguire "in chiaro" (quindi senza pagare l'abbonamento, o obbligarci a prendere una consumazione indesiderata al bar) ad esempio il cammino del Brasile, annunciata come una delle formazioni più spettacolari, o conoscere da vicino le avversarie dell'Italia nella prima fase, vedendole giocare fra loro.
In Austria e in Germania, tanto per fare due esempi, le televisioni di Stato le partite le hanno trasmesse tutte, senza permettersi di oscurare le fasi finali solo perché tra le due contendenti in campo non c'era la rappresentativa nazionale.
Se il comportamento mostrato quest'anno assurgerà a regola, il futuro non riserva nulla di buono. È facile prevedere che sempre più numerosi eventi sportivi diverranno roba da ricchi, privilegio esclusivo del monopolista Sky e quindi dei suoi abbonati, con tanti saluti alla stragrande parte del pubblico. E con la Rai (auto)ridottasi a mandare in onda pochissime gare, intorno alle quali costruire ore e ore di insopportabili pre e post partita fatti di tante parole, di commenti superflui e di servili interviste a questo e a quello, il tutto al solo scopo di allungare il brodo. E tentare di nascondere così il vuoto informativo.