Bellieni ha studiato il livello di dolore riportato da 69 bambini, di età tra i 7 e 12 anni di età, che venivano sottoposti, appunto, a un prelievo di sangue. Dallo studio, apparso sul British Medical Journal, è risultato che, nei casi in cui veniva usata la televisione come distrazione, la sensazione di dolore diminuiva significativamente. "Da diversi anni mi sto interessando del dolore nel bambino e nel neonato in particolare. E' emerso che nei casi dei nati prematuri e dei bambini nel primo mese di vita, certi stimoli fisiologici, come massaggiare il bambino, parlargli e mettergli dello zucchero in bocca, producono un'analgesia, cioè blocchino l'arrivo del dolore alla coscienza". Tutto questo perché il nostro cervello agisce come un filtro che "seleziona" gli stimoli a cui è sottoposto. "Il dolore - aggiunge, inoltre, Bellieni - viene trasportato in parte da fibre nervose a trasmissione lenta e quindi parte 'in svantaggio' se sono presenti anche altri stimoli".
Dopo i risultati positivi ottenuti, il team di Bellieni è passato dalla sperimentazione sui neonati a quella sui bambini più grandi: un prelievo di sangue per tre gruppi di bambini, il primo dei quali non aveva nessuna distrazione dal dolore. Il secondo, invece, poteva contare sul conforto della madre, mentre il terzo aveva davanti a sé un televisore. "Ai bambini e alle madri (in sede separata) abbiamo chiesto di dare un punteggio al dolore provato. Nei bambini assistiti dalle madri - aggiunge il professore - la sensazione di dolore non era molto inferiore rispetto a quella provata da chi non aveva nessuna distrazione. Calava notevolmente, invece, per i bambini concentrati a vedere un cartone animato".
Oltre a distrarre, il piacere generato in chi guarda la televisione stimola anche il rilascio di endorfine, ormoni che agiscono da analgesici naturali. Ma, a detta di Bellieni, "ciò che funziona di più è la teoria del 'blocco a cancello', cioè la possibilità del nostro sistema nervoso di bloccare il passaggio allo stimolo doloroso".
Certo, c'è anche da considerare il rovescio della medaglia: "è preoccupante che la televisione abbia la capacità di assorbire l'attenzione in maniera tale da non far percepire neanche il dolore". E' la conferma che "diventa totalizzante". La cosa più importante, conclude il neonatologo "è che il bambino, quando prova dolore stia in un ambiente confortevole e abbia il sostegno dei genitori. In ogni caso, l'uso della tv, dove possibile (come in un ambulatorio), è consigliato, avendone accertato l'efficacia".
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