L'estate in Tv non ha voluto stupirci con effetti speciali, anzi... Per non turbare i nostri «caldissimi sonni» gli strateghi del duopolio, salvo le consuete rarissime eccezioni a partire dalle solite Raitre e da Rainews24, ci hanno regalato repliche, previsioni del tempo a reti unificate, e soprattutto, tanti premi letterari o meglio tanti premi ad uso e consumo degli sponsor, e, naturalmente, dei premiati e delle loro famiglie.
Nello stesso periodo di tempo, tuttavia, nel mondo, a qualche centinaio di chilometri dalle nostre coste, la tragedia della guerra ha spazzato fuori dagli schermi della vita ogni tipo di finzione. Dobbiamo dire grazie a coraggiosi e impegnati cronisti, donne e uomini, e non solo della Rai, se attraverso le loro immagini e le loro parole ci siamo sentiti meno poveri e meno ignoranti. I Tg, i Gr, tanti quotidiani, fra ordinari siti e blog gestiti da associazioni e da movimenti, ci hanno aiutato a capire, al di là di ogni retorica, quanto stava e sta accadendo in Libano, quali tragedie umanitarie siano in atto e quale formidabile carica di rancore sia stata ulteriormente accumulata in questo periodo. Quelle voci e quelle immagini serviranno anche ai governi e ai Parlamenti per decidere la migliore strategia per arrivare a una pace duratura che dovrà coinvolgere tutti gli attori interessati, anche i più distanti dalla nostra sensibilità politica, culturale, e civile.
Quelle immagini, quelle urla, quelle paure (non solo quelle dei libanesi e dei palestinesi, ma anche quelle quotidiane della popolazione civile israeliana), saranno al centro della grande iniziativa che la Tavola della pace, coordinata dall'infaticabile Flavio Lotti, ha convocato per il prossimo 26 agosto nella città di Assisi. Sarà l'occasione per rafforzare un movimento popolare che ha sempre creduto a una nuova centralità per l'Onu. La difficile non scontata azione degli organismi internazionali, dell'Europa, del governo italiano hanno bisogno di un forte e radicato movimento che faccia sentire la voce di chi ha sempre creduto nella centralità della politica e testardamente non si è mai arreso alla diplomazia del terrore e delle armi.
Le associazioni che si ritroveranno e che forse progetteranno una nuova edizione della storica marcia Perugia-Assisi, sono le stesse che hanno contrastato la guerra in Iraq e che furono protagoniste della grande manifestazione di Roma, quando milioni e milioni di persone fecero dell'Italia la capitale mondiale della pace e del dialogo in quell'occasione la Rai di Berlusconi, sostituita egregiamente e per fortuna da Sky e da La7, in sintonia con il governo nazionale gestito allora dal medesimo, riuscì a negare sia la diretta tv, sia un'ampia e corretta copertura informativa. Il popolo della pace fu rimosso e oltraggiato, perfino al Papa toccò l'onore e l'onere della censura.
Ci auguriamo che, almeno questa volta, l'intero mondo della comunicazione voglia compiere lo sforzo di comprendere e di raccontare anche le ragioni di chi non si è mai arreso alla logica della disperazione e del conflitto armato. Non è necessario condividere sempre e comunque le ragioni di questo movimento, ma sarebbe folle non riconoscerne le doti di generosità, di passione, di gratuita disponibilità alle azioni di solidarietà nazionale e internazionale. Se la Rai, per limitarci al servizio pubblico che ancora esige un canone dai cittadini, decidesse di dedicare alla giornata di Assisi lo stesso spazio dedicato all'ultimo finto premio promosso dai «soliti noti» non dovrebbe esserci alcuna difficoltà a fornire finalmente una copertura informativa adeguata e degna.
Alla ripresa autunnale, per riprendere un appello lanciato da Renato Parascandalo dalle colonne dell'Unità, ci attendiamo un palinsesto nel quale la politica internazionale non sia più considerata una cenerentola e dove, al posto dei tanti salotti alla Porta a Porta, si possa finalmente assistere a una ripresa di quel giornalismo di inchiesta capace di farci conoscere mondi e luoghi ignoti, di mostrarci anche le situazioni più delicate, di fornirci materiali utili alla conoscenza e alla comprensione, sfidando i luoghi comuni, le pigrizie intellettuali, i provincialismi di sempre.
Gli esempi positivi, e non solo alla Rai, non mancano, si tratta, per ora, delle solite lodevoli eccezioni... E ora è tempo che tali «lodevoli eccezioni» possano diventare la norma.
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