Variety l'ha definita così reale da dimenticare che è fiction ("so-real-you'll-forget-it's-drama"), la stampa americana l'ha consacrata come la più autentica descrizione della vita militare mai andata in onda sul piccolo schermo.
Divenuto ben presto un grande successo di critica letteraria, il libro di Wright, che è stato l'unico giornalista ad essersi "embedded" nel più aggressivo e pericoloso corpo militare che esista, risultò fornire in America "una prospettiva unica, mai vista prima dal pubblico americano, sulla guerra in Iraq e le truppe che vi combatterono".
Nel 2003 la HBO decide di lavorare al progetto di conversione degli articoli in una miniserie televisiva, scegliendo come produttori proprio David Simon ed Ed Burns.
Con le regia di Susanna White nelle puntate 1,2,3 e 7, e di Simon Cellan Jones nelle puntate 4, 5 e 6, Generation Kill deve la sua unicità anche alla collaborazione di due Marines in essa descritti - Sergente Eric Kocher e il Capitano Jeffrey Carisalez - e al sapiente lavoro di ricostruzione di Rudy Reyes, Sergente durante la guerra in Iraq che appare nella serie nel ruolo di se stesso. "Un'esperienza durissima ma in qualche modo catartica", commenta Reyes, "andare indietro nel tempo e rivedere civili uccisi, bambini feriti, rivivendo uno dei periodi più vividi, pericolosi ed estremi della mia vita."
I Marines vivono spesso una completa identificazione della loro vita con la guerra, come lo stesso Reyes racconta: per ragazzi per cui spesso l'arruolamento costituisce l'unica prospettiva di un futuro florido, il corpo dei Marines diventa come una famiglia, che dà un forte senso di identità e di appartenenza; uno status tuttavia che dura il tempo di una guerra, in cui il vero problema non consiste nello sfidare la morte ogni giorno ma nel ritorno alla vita normale.
L'autenticità conferita a Generation Kill da queste testimonianze, permea la serie di una tragicità e al tempo stesso di sense of humour che è peculiare del linguaggio dei Marines: "La guerra è fatta di un 80% di attesa e di un 20% di azione - afferma Eric Kocher - e spesso ci serviamo dello humour per sconfiggere la noia e lo stress". Allo stesso modo i registi, che hanno girato la serie in Africa, hanno lavorato scrupolosamente per conferirle il più alto senso di veridicità curando i minimi dettagli. Tra questi, importanza fondamentale riveste il suono, e la decisione di non inserire nella serie una colonna sonora. Così come ai Marines non è permesso di ascoltare musica e sono loro stessi a creare il sottofondo sonoro per le proprie giornate attraverso le loro conversazioni, così le loro voci in radio sono diventate il soundtrack di Generation Kill.
Addestramento feroce, controllo e adrenalina, in una cruda descrizione che non lascia spazio alle emozioni fuorchè al disagio della guerra: equipaggiamento inadeguato, superiori non preparati, una strategia non ben definita, tutte le vicissitudini della Squadra Bravo convergono in una battaglia duplice, contro il nemico e contro le insidie che un conflitto può nascondere. Tutto questo e molto di più è Generation Kill.
