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Rai Storia e Altratv.tv ricordano 19 anni dopo le morti di Falcone e Borsellino

• 6 min lettura
Fonte: Digital-Sat (com.stampa) | Condividi 📲

Dixit presenta "Giovanni Falcone, un giudice italiano" di Cristina Fratelloni, in onda martedì 19 luglio alle 21.30 su Rai Storia, Digitale terrestre e TivùSat.

Il fallito attentato dell'Addaura, la strage di Capaci, l'attentato di via D'Amelio, le sorti drammatiche di due magistrati che hanno dato la vita per lo Stato. Cos'e' che lega tra loro questi eventi? Nel giorno in cui ricorre l'anniversario della scomparsa di Paolo Borsellino, che ha seguito di solo 57 giorni la morte di Giovanni Falcone, a Capaci, "Dixit" di Giovanni Minoli, ricorda i due magistrati scomparsi e fa il punto sulle indagini in corso sugli attentati in cui hanno perso la vita. Sergio Lari, procuratore di Caltanissetta: "Possiamo dire con certezza che Paolo Borsellino era a conoscenza della cosiddetta trattativa già dal 28 giugno 1992. Noi abbiamo motivo di ritenere che la strage di via d'Amelio si inserisca in questo percorso di trattativa tra Stato e Cosa Nostra".

Rai Storia e Altratv.tv ricordano 19 anni dopo le morti di Falcone e Borsellino Ancora una volta, il quadro che ne emerge fa ipotizzare legami inconfessabili e complicità insospettate. E nello spiegare i perché della strage di via D'Amelio, secondo Lari: "O la trattativa non è andata avanti perché Borsellino si è messo di traverso, o questa trattativa non andava comunque avanti perché le richieste erano inaccettabili. Quindi Riina - prosegue il procuratore che ha riaperto le indagini sulle stragi - ha pensato di dare un altro colpo alle istituzioni anticipando l'esecuzione di una strage che in quel momento non rientrava nelle dinamiche organizzative di Cosa Nostra".

Così, accanto alla biografia inedita del magistrato palermitano Giovanni Falcone, ed un ricordo del suo collega Borsellino che apre la puntata, Dixit, a distanza di 19 anni, vuole approfondire quanto sta emergendo di oscuro nelle stragi di Capaci e di Via d'Amelio, fino a quelle del 1993, anche alla luce delle novità emerse dalla recente riapertura delle indagini da parte della procura di Caltanissetta. E nel ricordare quella drammatica stagione del '92, Claudio Martelli, allora ministro della Giustizia, rivela che rischiò di perdere il ministero per essere spostato alla Difesa. Alcuni politici allora lo accusarono di aver "esagerato nella lotta alla mafia". Ricorda Martelli: "Quanti avevano convissuto con la mafia. Convissuto non vuol dire che erano andati a braccetto, magari l'avevano subita, ma pensavano che si sarebbe fermata. Qualche cadavere eccellente ogni tanto, ma non un'aggressione di tipo terroristico e stragista". Martelli parla, inoltre, della cosiddetta trattativa e della solitudine con cui dovette firmare i provvedimenti carcerari del 41 bis che nessun altro volle firmare.

Nella puntata, ampio spazio viene dato anche al fallito attentato dell'Addaura del 1989 che aveva per bersaglio Giovanni Falcone. E l'ipotesi che lega l'Addaura a Capaci e via d'Amelio, vede la presenza di soggetti appartenenti alle istituzioni deviate che potrebbero aver dato suggerimenti o garanzie di impunità a Cosa Nostra.

Numerose le testimonianze presentate nel corso della puntata, tra le quali quelle di Alfredo Morvillo, fratello di Francesca e cognato di Falcone; la sorella di quest'ultimo, Maria; i magistrati Leonardo Guarnotta, Giuseppe Ayala e Giuseppe Di Lello; gli avvocati Fernanda Contri e Francesco Crescimanno; i giornalisti Francesco La Licata e Marcelle Padovani.


Rai Storia e Altratv.tv ricordano 19 anni dopo le morti di Falcone e Borsellino Il 19 luglio 1992 un altro attentato mafioso sconvolge Palermo e il Paese intero.
Paolo Borsellino viene ucciso in via D'Amelio, sotto casa della madre, con i suoi cinque agenti della scorta. Due mesi prima nella strage di Capaci perdono la vita Giovanni Falcone, sua moglie e tre agenti della scorta.

A diciannove anni dal brutale attentato tutta la rete rende omaggio ai due eroi che hanno avviato la battaglia contro Cosa Nostra. Martedì 19 luglio dalle ore 10 in diretta "a rete unificata" su Altratv.tv, su centinaia di micro web tv, blog e videoblog, web radio, micro media iperlocali e sui network editoriali il documentario In un altro Paese di Marco Turco, tratto dal libro di Alexander Stille "Excellent cadavers. The Mafia and the Death of the First Italian Republic" (Cadaveri eccellenti. La mafia e la morte della prima Repubblica italiana).

L'opera, prodotta da DocLab, ripercorre la storia della mafia dalla fine degli anni 70 ai giorni nostri, ricostruendo i legami tra Cosa Nostra e lo Stato italiano. Novanta minuti densi di fatti e testimonianze che prendono avvio dalla storia del maxi-processo di Palermo e dei due magistrati che lo hanno reso possibile, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.

La storia del più grande processo anti-mafia mai celebrato, ma anche la storia di una lenta, inesorabile morte. "In un altro Paese - racconta Alexander Stille - gli artefici di una tale vittoria sarebbero stati considerati un patrimonio nazionale. Dopo aver vinto la prima battaglia a Palermo, ci si sarebbe aspettato che Falcone e i suoi colleghi fossero messi nelle condizioni di vincere la guerra. Invece in Italia avvenne proprio il contrario".

Durante la maratona condotta da Giampaolo Colletti insieme a Anna Volpe e Davide Fonda prenderanno parte in webcam via Skype Rita e Salvatore Borsellino. Nella trasmissione parteciperanno Danilo Sulis (Radio Cento Passi) e Pino Maniaci (Telejato), responsabili di due media dal basso espressione del ruolo di denuncia e presidio del territorio per la lotta alla mafia.

Afferma Rita Borsellino: "Diciannove anni da quel giorno. Di cose ne sono cambiate, ma non tutte quelle che avevamo sperato. Oggi abbiamo una sola certezza: siamo stati presi in giro. Si sono fatti beffe di noi, hanno riso del nostro dolore. E non c'è ancora la verità. Abbiamo continuato a parlare, a denunciare, fino alla nausea. Abbiamo continuato a farlo in questi diciannove anni e questo grido di allarme e di dolore è stato raccolto da qualcuno e ignorato da troppi. E il silenzio, la solitudine, l'indifferenza sono ancora i nemici peggiori di magistrati e cittadini impegnati per la legalità".

Precisa Salvatore Borsellino: "Io distinguo tra ricordo e memoria. La memoria per me vuole dire impedire che la gente dimentichi e su queste stragi cada l'oblio. Ad oggi non è stata fatta giustizia e non si conoscono i veri mandanti. Per me non è stata una strage di mafia ma una strage di Stato. In questi ultimi mesi finalmente tanti personaggi hanno ritrovato la memoria parlando della trattativa e cominciano a ricomporsi i pezzi di un puzzle che spero presto arrivi al suo compimento. Si deve sapere chi ha condotto la trattativa e perché mio fratello è stato eliminato. Credo peraltro che sia stato ucciso perché si è opposto a quella trattativa. Mi aspetto che ai magistrati venga consentito di fare il loro lavoro perché su D'Amelio si stanno addensando anche gli strali su chi - ritengo - li voglia fermare. Comunque io ho fiducia in loro e nei giovani che fanno camminare sulle loro gambe le idee di Paolo. Ho ricominciato a parlare dopo quasi dieci anni di silenzio, e questo anche grazie al documentario In un altro Paese. Oggi i giovani sono molto più attenti alla storia del nostro Paese, cercano di capire. E questi giovani hanno fatto rinascere in me la speranza che si possa arrivare alla verità".

Nel documentario "In un altro Paese" intervengono i giudici istruttori del primo pool anti-mafia Leonardo Guarnotta e Giuseppe Di Lello, il pm al maxiprocesso Giuseppe Ayala, i magistrati Ignazio De Francisci, Antonio Ingroia e Francesco Lo Voi, il giornalista Francesco La Licata e Letizia Battaglia fotografa di punta nella documentazione dei crimini di mafia.

La diretta è promossa dal network delle micro web tv italiane Altratv.tv in collaborazione con Associazione SqueezeZoom bottega e Dude. Si ringrazia DocLab per l'autorizzazione alla trasmissione del documentario.

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