Relazione Agcom 2022 - Gli scenari dei mercati: la televisione

Relazione Agcom 2022 - Gli scenari dei mercati: la televisione

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Fonte: Digital-News (com.stampa)

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Economia
  venerdì, 29 luglio 2022
 17:20

In attuazione della Road Map (così come rimodulata nel luglio 2021 con decreto del ministero dello Sviluppo economico),  è in corso il rilascio per area geografica della banda 700 e il riposizionamento delle frequenze per il servizio digitale terrestre delle emittenti televisive sulla banda sub700. L’esigenza di continuare a trasmettere lo stesso numero di canali nonostante la riduzione delle frequenze disponibili, derivante anche dalla necessità di coordinare le frequenze con i Paesi confinanti, comporterà l’adozione dello standard di trasmissione digitale terrestre di seconda generazione, DVB-T2, che consentirà peraltro un miglioramento della qualità visiva e dell’alta definizione. A partire dall’8 marzo 2022, tenuto conto della diffusione degli apparecchi di ricezione televisiva di nuova generazione grazie agli incentivi governativi, si è proceduto all’attivazione in tutta Italia della codifica MPEG-4 per la trasmissione dei programmi delle emittenti televisive nazionali.

Di pari passo sta avanzando la riorganizzazione delle frequenze nelle medesime aree geografiche di riferimento, con il passaggio alla codifica MPEG-4 anche per le emittenti locali. Ciò al fine di consentire un uso più efficiente dello spettro e una maggiore capacità trasmissiva nel periodo transitorio (a partire dal 1° gennaio 2023 verrà, come noto, attivato lo standard DVB-T2 con codifica HEVC Main 10 ad esito della completa dismissione dell’MPEG-2 prevista per il 31 dicembre di quest’anno). L’attuale transizione si aggiunge alle profonde trasformazioni che, negli ultimi anni, hanno caratterizzato l’intero settore televisivo.

I processi di digitalizzazione, la diffusione delle reti a banda larga e ultra-larga fisse e mobili, e il conseguente rafforzamento della convergenza tra telecomunicazioni e servizi di media audiovisivi hanno favorito, sotto il profilo tecnologico e di mercato, l’entrata di nuovi importanti operatori internazionali, nonché l’affermazione di nuovi processi produttivi e modelli di business e di consumo, influendo sia sulle caratteristiche (varietà e qualità) dei servizi e contenuti offerti, sia sugli assetti competitivi.

Dal lato della domanda, la fruizione dei contenuti audiovisivi, soprattutto da parte delle fasce più giovani della popolazione, appare sempre meno vincolata al palinsesto e ai dispositivi tradizionali, essendo contraddistinta da un maggior grado di personalizzazione. Si sta affermando la fruizione di contenuti a richiesta e la propensione degli utenti ad aumentare la spesa in presenza di un’offerta più competitiva e con prezzi medi tendenzialmente più bassi. Esaminando nel dettaglio i dati sugli indici di ascolto, nel 2021 si osserva una tendenza opposta tra le audience delle piattaforme digitale terrestre e satellitare, da un lato, e online, dall’altro. Infatti, per i canali gratuiti e a pagamento, il numero di fruitori nel giorno medio dell’anno diminuisce del 9% rispetto al 2020, riportandosi su valori in linea con quelli dei periodi precedenti alla crisi pandemica. La flessione è particolarmente marcata per le classi di spettatori di età inferiore ai 34 anni (-18%).

Diversamente, le piattaforme di video on demand a pagamento, dopo aver segnato un deciso balzo nel 2020 (passando da 11,2 a 14,3 milioni di utenti unici di siti e app nel mese medio dell’anno), presentano un trend ancora in crescita nel 2021, raggiungendo i 14,9 milioni di utenti unici (con un picco di oltre 16 milioni nel mese di dicembre)1. Questi andamenti non hanno tuttavia alterato la rilevanza della televisione nel sistema dell’informazione, sia nella numerosità della platea che vi accede per finalità informative, sia nel valore dei ricavi realizzati, che, come abbiamo visto (Grafico 2.1.2), mantengono il primato. Circoscrivendo l’analisi ai contenuti televisivi a carattere informativo, lo share delle principali edizioni dei telegiornali si mantiene su valori non distanti da quelli del 2020, registrando in diversi casi un incremento rispetto agli anni antecedenti alla pandemia. Rimane consistente la quota (48% nel complesso) degli spettatori dei telegiornali delle 20 (Tg1, Tg5 e Tg La 7), con il Tg1 che conferma il proprio primato (5,1 milioni di fruitori in media nell’edizione serale), seguito dal Tg5 (circa 4 milioni di spettatori).

Molto significativo si rivela ancora una volta il ruolo, quale fonte di informazione, svolto dalla Testata Giornalistica Regionale della RAI (TGR), che supera i 2,7 milioni di telespettatori, ripartiti nelle 21 edizioni dei telegiornali, sia nell’edizione delle 14 che in quella delle 19,302. Il 2021 segna la risalita dei ricavi del settore (+4,1%), stimati in 7,9 miliardi di euro. La crescita è trainata in particolar modo dalla tv in chiaro, con una ripresa della raccolta pubblicitaria, che mostra un incremento, tornando a rappresentare la fonte prevalente di finanziamento per il mezzo (39% del totale dei ricavi televisivi). Riguardo agli assetti del settore, nell’ultimo anno si riscontra una diminuzione del livello di concentrazione (per cui l’indice HHI - Herfindahl- Hirschman Index - della televisione nel suo insieme passa da 2.436 a 2.185)3, sebbene i primi tre operatori detengano ancora il 79% delle risorse complessive.

RAI occupa la prima posizione, superando Sky, che nel 2021 ha risentito della flessione dei ricavi da abbonamenti dovuta alla riduzione dei diritti acquisiti per la trasmissione delle partite di Serie A. Fininvest, operante nel settore attraverso il gruppo MFE (così ridenominato all’esito del perfezionamento del processo di trasferimento della sede legale di Mediaset in Olanda), consolida la terza posizione, con una quota in aumento di quasi 2 punti percentuali. Tra i restanti operatori vale evidenziare l’incidenza delle piattaforme online, che guadagnano porzioni di ricavi, arrivando a rappresentare congiuntamente l’11% del totale.

Passando ad analizzare i due ambiti di mercato televisivi distinti sotto il profilo merceologico (tv in chiaro e tv a pagamento), si osserva che, nel periodo considerato, la quota maggiore delle risorse economiche complessive (61%) è tuttora appannaggio del mercato dei servizi di media audiovisivi in chiaro, che raggiunge i 4,8 miliardi di euro, con un incremento del 9,7% sul 2020. Al contrario, nel 2021, i ricavi totali della tv a pagamento diminuiscono (-3,6%), portandosi sui 3 miliardi, il valore più basso dell’ultimo quinquennio. D’altra parte, come anticipato, nella televisione a pagamento, si confrontano, analogamente al 2020, due dinamiche opposte. Per un verso, i ricavi da vendita di offerte a pagamento (pay tv e pay per view) e pubblicità riconducibili alle piattaforme satellitare e digitale terrestre, che costituiscono ancora la parte prevalente del totale, diminuiscono del 14,5%. Per altro verso, le risorse generate dalle offerte sul web, includendo le sottoscrizioni di abbonamenti (S-VOD) nonché la vendita e il noleggio di singoli contenuti (EST e T-VOD), esibiscono un tasso di crescita di oltre il 30%.

 I ricavi afferenti a quest’ultima componente, pertanto, assumono un valore sempre più significativo, tanto da sfiorare il miliardo di euro nel 2021, con un’incidenza sul totale della tv a pagamento 7 volte superiore a quella di cinque anni fa (Grafico 2.1.5). La frenata delle entrate da abbonamenti su satellite e digitale terrestre e il rafforzamento delle quote di ricavi realizzati dalle piattaforme online attive nell’offerta di contenuti audiovisivi sul web (tra cui Netflix, Dazn, Amazon Prime, Disney+, TIM Vision) influisce sugli assetti di mercato. Si riscontra, infatti, una riduzione del livello di concentrazione della tv a pagamento, con l’indice HHI che, nonostante continui ad essere elevato, passa da 6.485 a 5.264 punti (nel 2019 si attestava al di sopra dei 7.000 punti).

(tratta dalla Relazione Annunale AGCOM 2022)

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