Piersilvio Berlusconi: ''Modernità nel calcio, altrimenti potremmo non starci più''

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Fonte: Corriere della Sera

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Sport
  venerdì, 23 settembre 2011
 14:41

Piersilvio Berlusconi: ''Modernità nel calcio, altrimenti potremo non starci più''«Il calcio deve modernizzarsi — riflette Pier Silvio Berlusconi nell'intervista di Daniele Dallera pubblicata oggi sul Corriere della Sera  — deve cambiare passo, altrimenti potremmo riconsiderare in futuro il nostro investimento sui diritti tv».

Come si deve modernizzare il calcio? Detti lei la strada.

«La prendo un minimo alla larga, ma è necessario: Mediaset è l'unica azienda in Italia che fa tv a 360 gradi. Oltre ad investire in quella gratuita e generalista, Canale 5, Italia 1 e Rete 4, nel 2005 abbiamo intrapreso questa nuova avventura a pagamento sul digitale terrestre, con Mediaset Premium. Per la pay tv, il calcio è un ingrediente cruciale, è il contenuto che dà maggiore spinta. Ma bisogna dare atto che siamo stati noi a creare il mercato dei diritti tv: se non ci fosse stata Mediaset Premium, tifosi e club si sarebbero trovati in una situazione di monopolio molto forte, gestito da un unico operatore che avrebbe fatto il prezzo d'acquisto e i listini di vendita al pubblico».


Molti sostengono che sia stata la rivoluzione del digitale terrestre a svuotare gli stadi italiani...
«Ma di che cosa stiamo parlando...?»


Dell'offerta della pay tv, ottime dirette, ottimi commenti, sistema di attivazione semplice, bassi costi, una tessera e il calcio entra in casa. Anche questo è Mediaset Premium.

«Sì, sento dire pochi spettatori allo stadio perché c'è troppo calcio in tv. Ma guardiamo cosa succede negli Usa con tutti gli sport di grande interesse, dal basket, al baseball, al football: la tv trasmette tutto, ma stadi e impianti sono strapieni. Non si possono paragonare le due esperienze, vedere una partita in tv e andare allo stadio partecipando dal vivo all'evento. La verità è che il calcio italiano non è stato e non è in grado di offrire alle persone che si recano allo stadio il minimo necessario».

Sembra che il calcio nelle sue forme istituzionali, Federazione, Lega e società, sia distante e insensibile alla tv.
«Ci dovrebbe essere piena consapevolezza che oggi la tv fa vivere il calcio. Basta un dato: nel bando chiuso ieri, il valore che Mediaset pagherà per tutte le partite di 12 società, tra valore dei diritti veri e quelli accessori, è intorno ai 300 milioni di euro all'anno, con una crescita del 25 per cento. C'è il rischio che queste cifre non siano più sostenibili. E un monito al mondo del calcio, o migliora il prodotto, o le tv saranno costrette ad adeguare i propri investimenti».


E pensabile una rinuncia?
«Oggi le aziende tv non sono nella condizione di far valere più di tanto queste riflessioni, perché in Italia è in atto una concorrenza accesissima tra pay tv. E poi grazie a Premium oggi milioni di famiglie possono vedere le dirette di serie A a un prezzo più conveniente, e lo dico senza alcuna polemica nei confronti di Sky. Rinunciare significherebbe tradire i tifosi. Detto questo, noi pagheremo molto di più per un prodotto che perde valore. Una volta ci possiamo stare, ma non penso che in futuro si possa andare avanti così. Ma io non ci voglio nemmeno pensare, sono ottimista. Anche all'interno del mondo del calcio in molti lo stanno capendo. E noi siamo pronti a sostenerli».

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