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Restelli (Casting Mediaset): ''Così misi Incontrada al posto della Hunziker''

• 4 min lettura
Fonte: La Stampa | Condividi 📲

Immagine nel testo correlata a: Restelli (Casting Mediaset): ''Così misi Incontrada al posto della Hunziker''In coda sotto il sole «munite di documento di identità, bikini e scarpe con tacco alto»: erano in migliaia l'altra settimana a Cologno, come ieri al Teatro Tendastrisce di Roma, le fanciulle in fila con la speranza di diventare le prossime Veline di Striscia la Notizia.

A giudicarle, dall'altra parte della scrivania, gli uomini e le donne che ogni giorno selezionano i volti e i talenti di chi avrà il suo quarto d'ora - o la sua lunga stagione - in tv: mica solo le belle sconosciute, ma anche gli ospiti di programmi e talk show oppure le spalle dei presentatori (i presentatori, quelli, di solito nascono insieme al programma) devono passare dalla «direzione risorse artistiche» guidata da Giorgio Restelli, laurea in Ingegneria e lungo training a Mediaset.

«In realtà è un lavoro di gruppo - ci tiene a spiegare lui - insieme con gli autori si individuano alcune figure possibili per un programma, si verifica che siano disponibili e poi si provano».
Provini come al cinema?
«Nell'intrattenimento per valutare la riuscita di un formato e un conduttore si usano di più i numeri zero (non tutti vanno in onda). Per esempio per il Gioco dei nove abbiamo fatto ben sette ipotesi di conduzione, tra cui Giulio Golia, Beppe Braida e Enrico Papi. A prescindere dalla scelta, la documentazione resta. Braida non è stato preso ma dopo un anno è andato a fare Colorado e adesso anche Buona domenica».
Prima si pensa al ruolo e poi si cerca lo «specialista» in materia?
«Non sempre. A volte la sorpresa paga: penso a Claudio Amendola che aveva sempre fatto l'attore e si è buttato a condurre con Scherzi a parte. Ma anche Michelle Hunziker da show girl ad attrice in Love Bugs».
La scoperta più divertente?
«Storicamente quella più eclatante è avvenuta a Mai dire Gol. Teo Teocoli si era infuriato durante la registrazione ed era uscito sbattendo la porta, Claudio Lippi era lì in corridoio per caso, si è infilato lo smoking e ha fatto la puntata al suo posto, imperturbabile. Ne è nata una collaborazione magnifica».
Allora funzionano le contaminazioni? La tv sembra andare sempre avanti sugli stessi moduli...
«Quando funzionano, le contaminazioni sono la cosa migliore. Pensi a quell'edizione di Striscia la Notizia con Maria De Filippi, Kledi Kadiu e Garrison che ha registrato il massimo di ascolti. Poi si sbaglia anche, ci mancherebbe».
Gli artisti si autocandidano?
«Certi programmi sono ambitissimi. Quando Michelle Hunziker lasciò Zelig molti bei nomi avrebbero fatto carte false... Lì abbiamo rischiato davvero perche la Incontrada all'epoca aveva fatto proprio solo qualcosina e invece è stato un successone».
La sua struttura sceglie anche gli ospiti. C'è tutta una polemica sull'ospite in tv come riempitivo, come prezzemolo...
«E invece è una figura che si è molto evoluta, è entrata a far parte dell'ossatura del programma. Basti pensare a come utilizzano l'ospite Fiorello o la De Filippi o Ricci: diventano un elemento di spettacolo, autentico valore aggiunto».
Come riuscite a trovarne sempre di nuovi?
«Per fortuna l'attualità ci dà una mano, ci sono i protagonisti della cronaca, gli autori di libri... Una volta era una galassia di un centinaio di persone e adesso nell'indirizzario ne abbiamo circa 280mila.»
E poi ci sono gli sconosciuti.
«Già: il casting vero e proprio. È appassionante perché è il vero punto di contatto tra la tv e il suo pubblico. Anche qui molte cose sono cambiate. Ha presente quel bellissimo film con Castellitto, Il regista di matrimoni, dove lui girava per la Sicilia fotografando le facce e cercando ispirazione? Ecco, le facce che vediamo noi ai casting non sono più quelle».
Sono meno tipiche?
«C'è stata una rivoluzione sociale totale, i ragazzi sono più consapevoli: si assomigliano da Nord a Sud, dalla città ai paesi. Tutti hanno un'infarinatura di canto o danza, sono già a misura di tv» .
Lei come giudica queste ragazzine in coda sotto il sole per diventare Veline?
«Io non giudico, credo che inseguire i propri sogni, qualsiasi sogno, sia fantastico. Pensi a un programma criticatissimo come Non è la Rai. Eppure è stato una fucina di talenti, dalla Gerini ad Ambra, dalla Ocone alla Impacciatore. Certo il talento ci vuole, non basta un bel faccino, e un programma come Amici lavora in quella direzione. Incoraggia a studiare, a sudare non solo in coda ai casting».
Però poi mandate il perfido Mammuccari per l'Italia a prendere in giro le fanciulle in diretta tv, come qualche estate fa.
«Lo rifaremo quest'estate ma con Ezio Greggio: non è perfidia, è un modo per insegnare autoironia, togliere allure a un lavoro come tutti gli altri. Io ammiro le veline perché passano da perfette sconosciute a una platea di dieci milioni di italiani e sanno che dopo tre anni il rischio è tornare perfette sconosciute».
A chi è più affezionato delle sue scoperte?
«E' come chiedere: a chi dei tuoi bambini vuoi più bene? Non si può rispondere. Certo ho un ricordo particolarmente affettuoso di Robertina Lanfranchi, Elisabetta Canalis e Maddalena Corvaglia hanno segnato l'epoca d'oro delle Veline. Ma come dimenticare Ilary Blasi, Alessia Marcuzzi... La vera soddisfazione è creare percorsi di carriera, insegnare alle persone a esprimere il proprio talento».

Raffaella Silipo
per "La Stampa"

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