Pietro Sermonti: ''I miei sogni? Cantare e commentare la Juve su Sky''

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Fonte: TgCom

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Televisione
  martedì, 29 luglio 2008
 00:00

E' un uomo disperato che si riduce a fare telefonate porno di notte e così... risolverà la sua vita. E' il personaggio di Pietro Sermonti in "Sleepless", opera prima di Maddalena De Panfilis che si sta girando in questi giorni. "Il motivo principale per cui ho scelto questo ruolo è che canto - svela Sermonti a Tgcom -. Roberto Angelini ha scritto una canzone per me e ha avuto il coraggio di farmela interpretare...".

Per Sermonti il canto non è il solo sogno proibito. Quello vero riguarda il grande amore della sua vita, la Juventus: "Tutto quello che faccio come attore ha un solo obiettivo: diventare commentatore di Sky per la Juve - dice -. Già ho fatto il primo passo che è diventare un opinionista robusto di Juventus Channel". Per il momento però deve "accontentarsi" di recitare e a giudicare dai risultati (è appena stato premiato come miglior attore al Roma Fiction Fest) non deve essere un grosso sacrificio...

Allora Pietro, parliamo di "Sleepless"...
A dire il vero ho scoperto da poco che si chiamava così... Inizialmente il titolo di lavorazione era "Per favore butta il cadavere". Giuro che per tutti noi è una gioia infinita che sia cambiato: qualunque titolo sarebbe stato meglio di quello...

Cosa ti ha convinto ad accettare un film il cui titolo ti sembrava così terribile?
Intanto, furbescamente la produzione aveva messo "working title". La seconda ragione è che non me ne propongono degli altri... La terza, quella seria, è che la regista quando mi ha chiamato mi ha proposto questo ruolo che lei ha definito "perfetto per me". In genere quando dicono così si parla di 35enni, di buona famiglia, con giacca e cravatta un po' malinconici e sfigati con le donne. E questo invece non lo era affatto.

E com'era invece?
Andrea è uno sfigato, che vende Folletti a domicilio, vive con la sorellina ed è un cantautore che non riesce mai a finire una canzone. Il fatto che Maddalena mi vedesse così mi ha molto intrigato. E poi alla fine del film io canto. Mi commuomeva l'idea che Roberto Angelini, che è un vero cantautore, scrivesse una canzone per me e avesse l'amore e la pazienza di farmi pensare di essere in grado di cantarla.

Come ti sei trovato a lavorare con una regista all'esordio? 
Ma io faccio solo opere prime! Venendo dal club della televisione commerciale è l'unica nicchia che mi è concessa. Comunque Maddalena è una tipa davvero in gamba è che a un'esperienza enorme, sia di scrittura e sceneggiatura che come attrice. Anche per questo parla con gli attori e dedica loro un tempo smodato.

Torniamo al personaggio di Andrea... 
Lui è un maniaco gentiluomo. E' uno che di notte fa delle telefonate porno. E proprio da una di queste telefonate parte la sua vicenda, che nella fattispecie è con Violante Placido. Violante sta messa pure peggio di lui e gli dice di andare a casa sua...

Tu hai fatto un po' di tutto, dal teatro, alla televisione al cinema... 
La mia formazione in realtà è autoriale. Ho studiato regia e fatto regia per dieci anni in teatro. Tutto quello che ho imparato sulla recitazione è stato facendo da "raccattapalle" a grandi registi in teatro. Però se faccio l'attore è colpa di Bin Laden.

Stai scherzando... vero?
No! E' esattamente così. Mi trovavo in America il 7 settembre del 2001. Avevo finalmente trovato la scuola della mia vita. Sono tornato a Roma per prendere tutti miei soggetti, abbozzi di sceneggiature e cianfrusaglie varie e l'11 settembre sono venute giù le torri. Poi mi hanno preso a "Un medico in famiglia" e lì è cambiata la mia vita. Poi è arrivato Boris.

Per il quale recentemente sei stato premiato come miglior attore al Roma Fiction Fest...
Dopo l'Italicus e Ustica questo è uno dei grandi misteri d'Italia, sono più felice di quando l'Italia ha vinto i Mondiali.

Come ti spieghi che una sitcom relegata sul satellite sia diventata così di culto?
Boris è amatissima dal pubblico e non è affato vero che sia una cosa di nicchia. La vera cosa che non mi spiego è come mai la serie più premiata del Fiction Fest non sia ancora arrivata a una televisione generalista.
 
Massimo Longoni
per "TgCom.it"

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