Lo scarno sito internet (costruito su una piattaforma blog) recita: «la tv che non c'è». E in effetti la vicenda, tipicamente italiana, di Europa 7 è singolare. La rete nasce tra il 1997 e il 1998 per volontà di Francesco di Stefano (imprenditore abruzzese che ancora oggi ne è l'editore) proprietario anche della laziale Tvr Voxson e con una precedente syn-dication all'attivo (Italia 7). La programmazione del circuito spazia tra film, format della precedente emittente e una trasmissione cult, il Seven show, condotto da Teo Mammuccari.
Le tre stagioni che vanno in onda, prima su Italia 7 e poi su Europa 7 sono un successo, creano uno «stile», la svolta per la rete appena nata è nel luglio del 1999, quando Di Stefano decide di partecipare, con Europa 7 e 7plus, alla gara pubblica per l'assegnazione delle frequenze televisive nazionali (che sono undici, tre destinate alla tv pubblica e 8 per i gruppi privati). Vince una concessione per Europa 7, che dovrebbe prendere il posto di Rete 4, la quale quindi perde il diritto di trasmettere.
Da allora comincia una serie di vicende giudiziarie ignorate dai piccoli e grandi media, e che solo negli ultimi tempi hanno guadagnato un'attenzione, anche grazie all'interessamento di personaggi quali Beppe Grillo o Giuseppe Giulietti di Articolo 21.
E pensare che il piano editoriale di Europa 7 era di quelli veramente ambiziosi: entro il 31 dicembre 1999, come prevedeva la licenza, erano previsti 700 assunzioni, un centro di produzione a Roma di 20000 mq composto da altri 8 studios all'avanguardia, e un importante library di programmi. Gli studi attuali, alle porte di Roma, in cui lavora la rete sono comunque piuttosto grandi, mentre gli impiegati sono solo una trentina, oltre a free lance e part rime.
Intanto Emilio Fede e Rete 4 sono sempre lì, ben vedibili in tutta l'Italia, mentre Europa 7 è quasi invisibile, ormai ridotta ad un network di sette emittenti che coprono soltanto otto regioni.
Anche la programmazione non è delle migliori, un palinsesto simile ad una qualunque da rete locale: c'è l'astrologia, un paio di programmi di sport {Lunedì di rigore e Calcio e non solo), qualche film di livello piuttosto basso e non mancano naturalmente le serie tv (in primis il telefilm storico I Camphells, proiettato in questo periodo ben quattro volte al giorno). In compenso è tornato il Severi show con una nuova stagione, proiettato adesso in fascia pre-serale e in seconda serata.
Di Stefano continua ad attendere le sue frequenze, convinto naturalmente di avere ragione. Ma, per ora, non è cambiato nulla.
Luca Peretti
per "Il Manifesto"
(12/08/08)