Per le frequenze tv si prepara un autunno caldo

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Fonte: Apcom

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Televisione
  venerdì, 17 agosto 2007
 00:00

Il prossimo autunno si prospetta decisivo per il futuro del settore televisivo. In ballo c'e' la distribuzione delle frequenze tv in conseguenza dell'avvio del passaggio alla tecnologia digitale.

I tempi sono stretti perche' a novembre Raidue e Rete4 trasmetteranno solo sul digitale in tutta la Sardegna e non piu' nella sola provincia di Cagliari. A marzo 2008, poi, l'intera Isola diventera' digitale con tutti i canali che 'migreranno' sulla nuova tecnologia, e per quella data i giochi sulle frequenze dovranno essere fatti.

Insomma con la ripresa dell' attivita' dopo la pausa estiva, si profila un 'redde rationem' sulle frequenze televisive, dopo anni di polemiche. Due essenzialmente i fronti aperti: uno normativo con il ddl Gentiloni e uno che riguarda l'attivita' dell' Autorita' per le Comunicazioni, che ha annunciato l'emanazione di un nuovo "Piano di assegnazione delle frequenze tv".

Il documento dell' Autorita' sara' pero' un documento 'tecnico' che ridisegnera' l'assegnazione dello spettro frequenziale nazionale utilizzato per la tv, anche alla luce degli accordi siglati a Ginevra nel 2006, che assegnano all'Italia 3.952 frequenze. Non entrera' nel merito pero' della titolarieta' delle frequenze.

In teoria il piano di riassegnazione dara' sicuramente un 'dividendo digitale' con la disponibilita' di frequenze libere, ma dovra' essere una norma di legge a stabilire come eventualmente redistribuirle e quali saranno gli attuali titoli di proprieta' che saranno riconosciuti e tutelati. Alcune delle frequenze sono state, infatti, 'occupate' dagli operatori tv, ma altre sono state legittimamente comprate in base alla legge 66 del 2001, che ha introdotto il cosiddetto 'trading'.

Ddl Gentiloni: il provvedimento e' all'esame delle commissioni Cultura e Trasporti della Camera e potrebbe arrivare entro settembre in Aula. Prima della pausa dei lavori parlamentari e' stato approvata una norma, inserita nell'articolo 3, che prevede che le frequenze liberate con il passaggio alla nuova tecnologia digitale saranno assegnate "con procedure trasparenti e non discriminatorie" ma alcuni operatori avranno una sorta di 'prelazione'.

Si tratta, secondo quanto recita il testo, dei "soggetti destinatari delle concessioni rilasciate il 28 luglio del '99" che non abbiano potuto "avviare l'attivita' trasmissiva causa mancata assegnazione delle frequenze".

Si tratta dell'identikit di Europa7, l'emittente che pur avendo ricevuto una concessione tv nazionale, non ha mai potuto trasmettere, aprendo un contenzioso sia a livello nazionale che comunitario, e che e' al centro di uno degli addebiti rivolti di recente all'Italia da Bruxelles.

La norma prevede una sorta di diritto 'primario' sulle frequenze liberate anche per Rete A (ora di proprieta' del gruppo l'Espresso), e per altre emittenti che per carenza di frequenze finora non hanno raggiunto la copertura del territorio (80%) prevista dalle concessioni nazionali.

La nuova norma inserita nel ddl ha gia' suscitato polemiche anche da parte dell'Frt, l'associazione che riunisce gran parte delle emittenti private nazionali e locali, che ne ha contestato la legittimita', parlando di favoritismi nei confronti di "soggetti ben individuati" con il riconoscimento di "diritti acquisiti palesemente inesistenti"

Autorita' per le Comunicazioni: dopo aver messo a punto il 'catasto' delle frequenze, insieme al ministero delle Comunicazioni, l'Agcom punta a emanare un nuovo piano di assegnazione che superi quello del 2003 e permetta un 'dividendo' di capacita' trasmissiva da destinare all'ingresso di nuovi operatori nel settore televisivo.

Si tratta di un processo che sara' sicuramente lungo e che e' partito ad inizio agosto con la presentazione da parte del presidente, Corrado Calabro', di un documento sulle metodologie e gli obiettivi, che e' ora sottoposto ad una consultazione con le associazione degli operatori tv privati e con la Rai.

Obiettivo, arrivare a meta' settembre a chiudere la consultazione e avviare la fase operativa. Prima tappa, definire un nuovo assetto dello spettro delle frequenze in Sardegna, la prima regione 'All digital' che sta sperimentando la nuova tecnologia.

Per novembre l'Agcom punta ad un avere un piano per l'isola e, man mano, seguiranno le regioni in cui si avviera' lo 'switch over' del digitale (le prossime saranno Piemonte e le province autonome di Bolzano e Trento), seguendo il timing messo a punto dal ministero e dal comitato 'Italia digitale'. E' chiaro che per riordinare le frequenze in queste prime regioni all digital, in realta' si porranno le basi per un piano nazionale, visto che tutte le frequenze vanno coordinate.

L'obiettivo del nuovo piano e' "garantire un uso efficiente e pluralistico delle frequenze, con una razionale distribuzione delle risorse fra i soggetti operanti in ambito nazionale e locale". L'escamotage tecnico per assicurare un miglior utilizzo dello spettro e un incremento della pluralita' degli utilizzatori e' il concetto di "isofrequenza", cioe' di utilizzo della stessa frequenza a livello nazionale, evitando interferenze e duplicazioni, che hanno invece caratterizzato il settore dal '90 ad oggi.

L'Agcom in sostanza individuera' le reali esigenze di ciascun operatore televisivo attivo, per continuare ad offrire la sua programmazione in tecnica digitale. A settembre l'Agcom dovra' anche emanare il disciplinare di gara per la cessione del 40% della capacita' trasmissiva da parte degli operatori tv nazionali che hanno due multiplex.

In sostanza Mediaset, Rai e Telecom Italia Media dovranno cedere parte dei loro canali a produttori televisivi privi di proprie infrastrutture, in base ad una gara gestita dall'Agcom. Si tratta di un sistema per aprire il settore tv a nuovi entranti, fortemente voluto dal presidente dell' Autorita' Calabro', ma che a questo punto, come riconoscono i documenti ufficiali dell' Agcom, dovra' essere realizzato "in coerenza con lo sviluppo del processo di pianificazione delle frequenze".

Infine, l'ultimo dei problemi in materia di avvio della tv digitale, ma che rischia di far scoppiare una guerra tra i vari operatori: Come dovra' essere regolamentato il nuovo 'telecomando' della tv digitale, che potra' offrire circa 180 canali, tra nazionali e locali?

E' chiaro che a fronte di un'offerta cosi' vasta, essere nelle prime posizioni di quella che sara' la 'preselezione automatica' dei canali operata dai decoder, e' un fattore di primaria importanza. Sia il ddl Gentiloni che l'Agcom hanno affrontato la questione:nel disegno di legge, durante l'ultima seduta prima delle ferie estive, e' stata introdotta una norma che prevede una 'riserva' per le tv locali "fino al 30%" dei primi 9 posti del telecomando digitale.

A decidere sara' l'Autorita', che per il momento ha pero' optato per un approccio 'soft' al problema: una serie di indirizzi senza per ora emanare un vero e proprio regolamento. In sostanza la numerazione dei nuovi canali digitali dipendera' dall'audience e ci sara' una 'riserva' per le tv locali all'interno dei primi nove posti, che pero' sara' diversa da regione a regione. Per ora si tratta di una semplice indicazione.

Se invece nasceranno contenziosi tra operatori, l'Agcom interevverra' d'autorita'. Ma e' gia' bagarre tra le emittenti nazionali. Chi dovra' far posto alle tv locali nei primi posti del telecomando?

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