A distanza di vent'anni dal tragico e mai dimenticato fatto di cronaca e negli stessi giorni in cui si celebra il processo di appello, martedì 6 dicembre, su Canale 5 il film "Il delitto di via Poma", che tanto ha fatto discutere per i rapporti tra finzione televisiva e cronaca.
LA PRESENTAZIONE:
Il 7 Agosto del 1990 in un condominio del quartiere Prati, a Roma, in Via Poma 2, al terzo piano nell'ufficio dell'Aiag, una ragazza veniva assassinata con 29 colpi inferti da un arma a doppio taglio. Quella ragazza si chiamava Simonetta Cesaroni. E da quel momento la cronaca, i giornali e le televisioni si occuparono del caso chiamandolo " il giallo di Via Poma"
Oggi, a 21 anni di distanza, la III corte d'Assise di Roma ha condannato il fidanzato della Cesaroni, Raniero Busco, a 24 anni di carcere e al pagamento delle spese processuali. Ma inquirenti, criminologi, giornalisti, pm e giudici aspettano con ansia il risultato della corte d'Appello. Perché le prove che inchioderebbero Raniero Busco per molti sono insufficienti.
"Il delitto di Via Poma" è il racconto romanzato di quei fatti. Le vicende, le testimonianze, le verità e le bugie che in questi anni hanno riempito le aule dei tribunali, i giornali, i programmi televisivi. E chi prova a districarsi in questa matassa ingarbugliata è un umile ispettore capo della polizia di Roma. Un signor nessuno, un uomo che non ha mai fatto carriera grazie al suo carattere un po' burbero e soprattutto poco incline alle piaggerie. Niccolò Montella, si chiama. E il caso di Via Poma entrerà prepotentemente nella sua vita diventando la sua ossessione, il suo chiodo fisso, anche dopo il raggiungimento della pensione. E' un uomo normale, e si fa domande normali, le stesse che tutti si sono posti, senza trovare però risposte adeguate. Niccolò Montella è un eroe grigio e silenzioso, ma ha uno scopo: mettere le mani sull'assassino, sull'autore di quell' efferato delitto, di quel massacro compiuto sul corpo di una bella ragazza poco più che ventenne.
Insieme all'ispettore capo vedremo sfilare i fatti e i protagonisti di quella orribile vicenda. Il portiere, Pietrino Vanacore, morto suicida nel 2010 in circostanze ancora da chiarire ma sicuramente soffocato dal peso di questa vicenda. Sua moglie, Giuseppa De Luca, e suo figlio Mario. Vedremo gli alibi di Raniero Busco, le intercettazioni per arrivare alla verità, gli interrogatori agli impiegati dell'ufficio, ai suoi direttori, alle persone che abitavano in quello stabile. Federico Valle, il nipote dell'ottuagenario architetto che nel '92 fu pretestuosamente indicato da un presunto testimone a conoscenza dei fatti, il pluri-truffatore austriaco Roland Voeller, come il possibile assassino di Simonetta, e che dopo il processo fu scagionato da quell'accusa infamante. Il mistero dell'arma del delitto, il famoso tagliacarte della segretaria Maria Luisa Sibilia, scomparso giorni prima e riapparso magicamente sul suo mobiletto la notte del delitto.
Le telefonate fantasma partite da quell'ufficio alle 8 e alle 11 di sera, cinque ore dopo che Simonetta era stata uccisa e abbandonata nuda sul pavimento. Le tracce di sangue. Il sangue della vittima asciugato da un misterioso pulitore. E poi il ritrovamento avvenuto anni dopo, inspiegabilmente, del reggiseno, dei calzini e del top che il cadavere aveva indosso, repertati dall'anatomopatologo prima della autopsia e mai richiesti da giudici e avvocati durante i processi. Quei pezzi di stoffa che forse avrebbero potuto parlare, muti testimoni di quell'orrendo delitto, e che invece sono rimasti chiusi in una scrivania dell'istituto di anatomia per anni a impolverarsi e a tacere laddove c'era bisogno invece di tante, tante parole!
Un dedalo fatto di verità, omissioni, insabbiamenti, errori di detection che lasciarono, e forse lasciano ancora oggi, un'ombra indelebile sulla vera identità di chi, nel pomeriggio caldo e afoso di un sonnolento 7 Agosto romano, tolse la vita in maniera così brutale a Simonetta.
Ma il nostro "romanzo" vuole essere anche un modo di raccontare il dolore di una famiglia, la disperazione della sorella Paola, la co-protagonista della storia, che aiuterà il nostro ispettore capo a condurre un'inchiesta complessa, se non quasi impossibile, fin dove potrà, con i suoi mezzi e le sue possibilità.
"Il delitto di Via Poma" non da risposte certe, non potremmo assumercene la responsabilità. "Il delitto di Via Poma" mostra invece un'umanità reticente, bugiarda, connivente, collusa, se non addirittura colpevole, uno spaccato sociale e tristemente tipico di questo paese dove la legge da rispettare è quella della convenienza, e non della verità. La verità. Il pallino del nostro piccolo eroe schiacciato da una Storia più grossa di lui, che non verrà mai a galla. Perché chi sa non parla. Perché chi sa inquina. Perché far luce sul vero assassino di Simonetta, forse, non è mai convenuto a nessuno.