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Televisione RAI

Il futuro della tv (fra prodotto industriale e democrazia comunicativa)

• 6 min lettura
Fonte: Mega Chip | Condividi 📲

La fine della Tv così come la conosciamo ora, è un ritornello che ci segue ormai da tempo. L'IBM ha intitolato proprio così la sua relazione, pubblicata a fine gennaio, sul futuro dell'industria dei media. Ma se è difficile dar torto agli studiosi che scrivono che questo sarà il prossimo grande terremoto, come afferma Franco Carlini sul Manifesto, è anche vero che è difficile dar loro ragione nella semplicistica conclusione che la tv come la conosciamo è destinata a morire. Anche perché, nel frattempo, la battutina di D'Alema: "sulla Rai siamo stati buoni..." solleva un putiferio. Segnale concreto che la tv è un argomento delicato ed importante a pochi anni di distanza dal 2012, in cui è prevista la sua fine definitiva. Prevista, appunto, staremo a vedere.

Non sto affermando che non cambierà niente, questo è evidente. Ma cosa cambierà? Quali aspetti della televisione?

Indubbiamente sta cambiando la tecnologia televisiva, non ci sono dubbi. Le costose attrezzature di qualche anno fa sono ormai obsolete. Immagino anche che le costose attrezzature di oggi lo saranno fra qualche anno. Amen. Gli operatori del settore lo hanno saputo molto prima di noi.

Ma non è di questo che parlano gli esperti, quando celebrano il funerale dell'attuale televisione. Facendolo si riferiscono ad un cambiamento del pubblico televisivo, e di conseguenza dell'influenza che la TV esercita sulla società. Affermando che la tv "generalista", la tv "di massa" avrà vita breve si afferma implicitamente che la sua influenza omogeneizzante sulla società è destinata a finire in breve tempo, sostituita da una rinnovata libertà individuale simbolizzata dalla creazione del proprio palinsesto personale.

Su questo punto, consentitemi di dissentire. Gli estensori del già citato rapporto IBM, parlando dell'innovazione, spiegano: "...by creating -not resisting- wider consumer choiche". Cioè creando un'ampia possibilità di scelta per i consumatori, non facendo resistenza alle scelte stesse. Sottolineo il verbo: "creating" non "following", cioè creando, non seguendo o assecondando. Questo è marketing, non sociologia.

In altre parole il cambio di gusto del pubblico, la sua segmentazione, non sono una realtà a cui il sistema mediatico dovrà adattarsi, ma sono piuttosto (per l'industria televisiva) obiettivi da ottenere, in modo da poter meglio affrontare la concorrenza. Anche quella dei piccoli autoproduttori di audiovisivi, che è facilmente arginabile creando nuove barriere all'entrata nel mercato tramite la sofisticazione della tecnologia.

Già, perché appare chiaro che in futuro l'offerta audiovisiva continuerà ad aumentare ed a diversificasi. Non servono grossi studi in merito. Anzi non serve nemmeno parlare di futuro. Oggi sono già disponibili "pillole" televisive su internet nei siti dei quotidiani. Le news, che già si potevano ricevere come SMS, adesso si possono anche ricevere in video sul telefonino. Ed anche la tanto decantata interattività è già iniziata da tempo, per quanto fino ad oggi sia molta più apparenza che sostanza.

Tutto questo, però, non cambia di una virgola il punto della situazione per quanto riguarda la "democrazia nella comunicazione" nella tv di domani. Ed è questo l'argomento che ci sta a cuore, e che viene puntualmente dimenticato quando si parla del rivoluzionario futuro della tv.

Le previsioni ci fanno sapere che il pubblico sarà ancora più frammentato, isolato, che usufruirà sempre più privatamente dell'offerta mediatica, e che sarà comunque bombardato di pubblicità. Anzi, lo sarà ancora di più in futuro. Molti dei nuovi prodotti saranno pensati proprio per evitare che ci si possa sottrarre alla pubblicità.

Insomma, una apparente "overdose" di offerta informazione non ci renderà più informati. Anzi.

Tutto questo parlare di un pubblico "interattivo", che partecipa alle proprie scelte televisive creando il proprio palinsesto è in realtà il tentativo di crearlo questo tipo di pubblico. Ci stanno preparando ad abbandonare un modello per adottarne un altro, e tutti questi studi sul futuro della tv contribuiscono a realizzare una profezia che si autoavvera.

Si parla della fine della televisione non solo generalista, ma "di massa".

L'impressione, invece, è che anche con questi nuovi media si cercherà comunque di creare una massa di persone che riceveranno poche notizie sul mondo, sempre le stesse. Gli sforzi che faremo per costruire il nostro palinsesto non ci renderanno automaticamente più attenti e preparati a comprendere le notizie che riceveremo. L'uso della televisione per relax, per "spegnere il cervello", sopravviverà nella nuova era.

Questa nuova "rivoluzione" annunciata riporta alla ribalta la tesi di Marshall McLuhan "il medium è il messaggio".

Verissimo. il cambiamento degli strumenti di comunicazione (cioè i medium), dai giornali alla radio, dalla radio alla TV ha sempre portato grossi cambiamenti nella società. Per il fatto stesso di esistere ed essere utilizzati, più che per il contenuto stesso dei messaggi che veicolano (che dovrebbero rimanere gli stessi di prima), esattamente come diceva McLuhan.

Il problema è che, laddove si passava da uno strumento di massa ad un altro apparentemente più trasparente, più diretto, più difficile da "manipolare", la distorsione dell'informazione nella società, invece che diminuire, aumentava. Grazie anche alla complicità involontaria degli utenti, più disposti a credere al nuovo mezzo, proprio più trasparente.

Lo stesso Internet non è sfuggito a questa regola, ed infatti anche "l'ho trovato su internet" è diventata una formula di sicura affidabilità, naturale seguito di "è vero, l'ho visto alla tv", come se internet fosse una unica fonte affidabile, invece che un enorme contenitore con dentro tutto ed il contrario di tutto.

Anche la nuova rivoluzione delle comunicazioni audiovisive sarà in sé il nuovo messaggio, come predetto da Mc Luhan. Il messaggio sarà quello della frammentazione e dell'isolamento. Sarà simbolizzata dalla portabilità degli schermi, che si moltiplicheranno e diventeranno sempre più piccoli.

Un nostro terminale video potrà essere con noi ovunque.

Sarà anche quello del tempo che continua a contrarsi. Riceveremo notizie in pillole sul telefonino mentre siamo impegnati a fare altro. O spezzoni di film al posto dei film stessi.

Il problema è che anche il nuovo "medium" sarà ancora portatore di contenuti massificanti, ed avremo così compiuto un ulteriore passo avanti, nella "terribile profezia fatta nel 1958 dal giornalista televisivo Edward Murrow:

".....ma se non decidiamo di scrollarci di dosso l'abbondanza, non riconosciamo che la televisione soprattutto viene utilizzata per distrarci, ingannarci, divertirci ed isolarci, chi la finanzia, chi la guarda e chi ci lavora si renderà conto di questa realtà quando oramai sarà troppo tardi per rimediare".

Immagino che Murrow potrebbe ritenere che sono almeno 15 anni che è già troppo tardi, da quando la CNN è stata la vera protagonista della prima guerra del Golfo, che ha raccontato ingannandoci, distraendoci, ed anche divertendoci (non c'erano morti, in tv). Per fortuna, non isolandoci. Non del tutto almeno.

Noi, però, non possiamo permetterci di considerare già persa la battaglia e dobbiamo continuare a cercare di impedire una deriva autoritaria gestita tramite il consenso creato dai media, deriva peraltro già in corso.

Il nuovo salto che si prospetta, sarà meno grande di quello che c'è stato fra radio e televisione. I "nuovi media" si stanno programmando per trasmissioni comunque audiovisive, e si ricondurranno forzatamente verso vecchi strumenti di comunicazione. La televisione, il computer, il telefonino, "medium" che esistono già. La nuova tecnologia digitale sarà in realtà un salto molto più piccolo di quello che fu il passaggio dalla radio alla tv.

Continuare a parlare della morte della tv generalista, di questi nuovi mercati, delle nuove tecnologie, continua a distrarre tutti noi dal problema più urgente e fondamentale riguardo ai media e quindi, forse, in assoluto per la nostra società moderna.

Come è possibile difendere il proprio libero arbitrio dal sistema mediatico, sempre più presente nelle nostre vite? Com'è possibile fare in modo che il sistema mediatico sia un aiuto alla crescita culturale e democratica nei vari stati? Questo dev'essere al centro della nostra attenzione.

Senza illudersi che la soluzione arriverà magicamente dalle nuove tecnologie. Anzi, tutto lascia credere il contrario. Migliore è la tecnologia, maggiore è il grado di influenza che chi la detiene può esercitare sulla società.

Viceversa una possibile soluzione va cercata (da subito) diffondendo la capacità di lettura dei media stessi, siano essi generalisti, tematici, locali, indipendenti o network internazionali.

Se è praticamente impossibile fermare il cosiddetto progresso, è anche vero che possiamo almeno prepararci ad affrontarlo.

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