Fazio & Littizzetto, la carta anti-Striscia per RaiUno
Fazio è vezzosamente tutt'uno col personaggio: adesso ama vergare a mano i suoi bei biglietti personali di cartoncino. E spedirli per posta ordinaria: se usasse la prioritaria, l'understatement andrebbe a farsi benedire. In questo modo è riuscito a far scomodare da Pavana l'imprendibile Francesco Guccini, Maestrone di una generazione ancora giustamente abbarbicata sul rifiuto della tv. Bisogna però aver l'onestà di riconoscere che, piaccia o non piaccia, Che tempo che Fazio è la trasmissione più riuscita del presente, anche perché riporta la tv alla centralità mediatica che sembrava perduta. Fabio-papa-subito della post-neo tv nazionalpopolare in salsa ulivista, con tutto quel suo schernirsi, incarna il modello opposto a quello del presentatore da reality-show con l'ego dilatato, come quelli che telefonano inveendo alla prima critica. E' dunque fondato il sospetto che faccia parte del personaggio Fazio anche il progetto che lui stesso confida invece di più belle ambizioni per il futuro: «con tutta la fatica che si fa a mettere a punto un programma come questo - ripete - me lo voglio tenere ben stretto, fosse possibile anche per tutta la vita. Certo, magari su Raiuno si potrebbe puntare a un 25 % di share...»
Ed ecco che il problema è sempre quello della prima rete: anche perché Fazio oggi vale pubblicitariamente molto, come si vede dal fatto stesso che su Raitre ha tre blocchi di spot a puntata, più varie telepromozioni. Invece di perpetuare Che tempo che Fazio, in gran segreto, dentro la Rai e anche fuori, si comincia a far strada un'ipotesi che chiunque sappia leggere i dati d'ascolto avrebbe potuto almanaccare da sé, studiando la curva finale dello share Auditel la domenica, quando Fazio s'impasta con Luciana Littizzetto. Per battere Striscia la notizia sul suo stesso terreno Raiuno dovrebbe dare il via a un nuovo format del genere anti-tg, così in voga anche nelle tv Usa, da affidare all'ormai collaudato trust faziesco, con Luciana Littizzetto «disturbatrice» comica fissa. Ma prima ancora che una scelta editoriale, rischia di diventare un caso politico. Che getta un'altra luce pure sulla guerra per la poltrona di Del Noce.
Chi infatti ha avuto modo di seguire attentamente l'intervista tuttosommato non così barbarica del direttore di Raiuno, incalzato dalla solita «invadente» Daria Bignardi, si è appuntato alcune riflessioni. Ha ammesso: «Se proprio devo cambiare, preferisco il TgDue». Ha avuto sorprendenti parole d'elogio per il transfuga Bonolis: «lo riprenderei subito». Poi ha ripetuto che non gli piace Fazio e, soprattutto, che non lo considera un personaggio da prima rete. Parole tutt'altro che diplomatiche, suonate come una sorta di contrattacco.
Il problema della prima rete nella delicatissima fascia oraria dell'«access prime time» è ben noto. Il flusso di pubblico tra la fine del tg e l'inizio del programma serale è fondamentale per il risultato complessivo. In questo orario Raiuno ha avuto molto soddisfazioni dal format dei pacchi, anche in versione Flavio Insinna. Il problema che gli stessi produttori indicano, è quello di non usurare ancora oltre Affari tuoi. La strategia giusta sarebbe ridurre il gioco a periodi brevi, sostituendolo con una formula tipo Striscia di più lunga tenuta. E qui entra in ballo appunto l'ipotesi di un nuovo e diverso Che Tempo che Fazio da prima rete, format che sarebbe più o meno già pronto nella stessa Endemol. Così oltretutto Insinna sarebbe libero di cimentarsi in una grande fiction e in un people-show di prima serata, che Del Noce vorrebbe dargli.
Tradotto in politica, visto che la tv viene letta prima di tutto e soprattutto così, questo vuol dire che ogni sera la prima rete potrebbe servire agli italiani una bell'ora abbondante di segno inequivocabile, tra il nuovo Tg1, il breve dopo-Tg1 che Gianni Riotta sta preparando, e lo spettacolo neo-fazista in salsa quotidiana. Roba da far venire l'orticaria a Berlusconi, che anche perciò è ben deciso ad attestarsi sulla difesa a oltranza di Del Noce. Costasse pure qualche strizzata d'occhio in più agli amici di Casini. Del resto il centrosinistra appare diviso sulle varie candidature interne per il dopo Del Noce: chi dice che sia troppo rutelliano l'attuale direttore di Raitre Paolo Ruffini, chi troppo legato a un certo «partito trasversale Rai» il petruccioliano Marcello Del Bosco, chi troppo fassiniana la vice di Raiuno Teresa De Santis, per non parlare della più che legittima autocandidatura a sorpresa di Carlo Freccero... Alla fine, può pure succedere che per mille motivi sulle nomine alla Rai decidano di non decidere niente, e Del Noce provi a vincere un altro campionato degli ascolti. Sicuramente senza Fazio, e magari di nuovo con Bonolis.