Possibile che un flop clamoroso in termini di audience venga considerato dalla produzione quasi un successo? Sembrerebbe di sì, stando al caso di Wild West, l'ultimo flop, in ordine di tempo, nel genere dei reality show. Di questo ed altro si è parlato nel corso di una lezione di "Teorie e tecniche dei mezzi di comunicazione di massa" tenuta dal prof. Marco Lombardi all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, in cui ci si è avvalsi della testimonianza di un membro dello staff dell'innovativo, almeno sulla carta, reality.
Perché innovativo? Semplice: perché pur essendo in pratica un mix tra Grande Fratello, Isola e La Talpa, sono state testate alcune interessanti sperimentazioni tecniche per cui il capo autore Fosco Gasperi lo aveva definito, in sede di presentazione, il "primo reality itinerante della televisione italiana". Le dirette serali, infatti, sono state tutte realizzate in luoghi diversi, complicando non poco il già duro lavoro della troupe, composta complessivamente da una settantina di persone, tra autori, cameraman, fonici, montatori, scenografi, ecc... Peccato però che alla fine le dirette serali siano state ben poche, quasi subito soppresse dalla rete (Rai Due) per gli ascolti nettamente inferiori alla sua media.
Insomma, un reality come tanti ma con un format non peggio di altri: dodici persone comuni vengono immersi nella selvaggia Arizona, in cui dovranno vivere di stenti, con l'obiettivo di riuscire a condurre una mandria di un centinaio di mucche in un villaggio lontano per metterle all'asta e poter beneficiare del ricavato, che sarebbe andato in premio al vincitore, deciso dal pubblico via televoto.
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Persone comuni, ma non troppo, perché avere qualche caratteristica particolare è spesso determinante per superare il casting, svoltosi qui in tre fasi via via sempre più raffinate: la prima, che ha scremato il gruppo dai 5000 di partenza a circa 1000 elementi, è stata eseguita al telefono; la seconda ponendo i candidati davanti una telecamera per una breve autopromozione della durata di un minuto. Dalla visione di queste clip, sono usciti i 32 "semifinalisti" che sono stati successivamente sottoposti ad una
stress interview per valutare come avessero potuto reagire davanti ad uno stress simile a quello che li attendeva in Arizona. Importante anche il criterio regionale (selezionare concorrenti dalle varie zone d'Italia) volto a non escludere e inimicarsi il pubblico delle regioni meno rappresentate. Altra caratteristica tenuta in grande considerazione dai nove saggi che hanno scritturato gli aspiranti cow-boys è stata l'
esplosività: al fine di mantenere l'attenzione del pubblico sempre costantemente alta, era necessario selezionare alcuni concorrenti particolarmente "esplosivi" (estroversi, esuberanti), ma anche altri potenzialmente in grado di venire fuori alla distanza e rinnovare così l'interesse degli spettatori. Di solito da quest'ultimo stereotipo viene fuori il vincitore del gioco, colui che si mantiene prevalentemente sotto un basso profilo (
low profile) per quasi tutto il programma, salvo compiere lo scatto finale che vale il successo.
Nonostante, però, queste e molte altre mosse strategiche per ottimizzare il prodotto, il pubblico è parso non apprezzare Wild West e ciò ha portato gli stessi autori a chiedersi il perché. Secondo il nostro special guest uno degli errori più grossi è stato quello di non aver trasmesso degnamente al pubblico e agli stessi concorrenti il reale senso del rischio: come certamente saprete, la vita in Arizona dei dodici concorrenti non era esattamente quella che si può definire una vacanza... e la mancanza di ogni confort, unita alla natura incontaminata, avrebbe dovuto aumentare l'interesse del pubblico e mettere in difficoltà gli stessi protagonisti. In realtà, è sembrato che gli aspiranti cow-boys non badassero così tanto a questo rischio, come invece facevano gli autori (che camminavano tra i cespugli col nastro adesivo alle caviglie per evitare l'intrusione di qualche scorpione): i concorrenti, non potendo convivere con questa paura per tutti i loro novanta giorni di avventura, sono riusciti a superare immediatamente ogni turbamento e a vivere quasi tranquillamente la loro esperienza, probabilmente a causa di un affidamento completo alla produzione o al pensare che anche queste componenti facessero parte del gioco.
E come i concorrenti non avevano ben capito quali rischi stavano correndo, anche il pubblico non l'ha percepito e ha paragonato Wild West più al Grande Fratello che, per esempio, a Survivor, più simili se si confrontano i due format originali. Forse sarebbe valsa la pena puntare su una spettacolarizzazione del rischio, piuttosto che sul reale obiettivo del gioco, per cercare di far presa sul pubblico, già diviso tra i tantissimi reality che ogni autunno sbarcano sulle nostre reti televisive.
Che la colpa sia quindi la crisi dell'intero meccanismo reality? Può anche darsi, ma sicuramente Wild West, in termini di share, è stato un vero e proprio flop! Partito in sordina una domenica di fine estate, si era spostato inizialmente al lunedì sera (momento tipicamente votato ai film e alle fiction), per poi invadere il pomeriggio di Rai Due, all'interno de L'Italia sul Due della coppia Infante/Leofreddi, chiamata a sostituire l'anonima Parietti.
Per quanto concerne il daytime (la mezz'ora di trasmissione quotidiana), c'è da segnalare un'importante innovazione tecnologica: l'Auditel minuto per minuto, ossia il controllo, da parte della produzione, delle più sensibili variazioni di ascolto momento per momento, per permettere agli autori di studiare gli interessi del pubblico e sapere cosa incuriosisce di più (e poter così dargli più spazio) e cosa di meno, anche a rischio di influenzare l'imparziale, almeno sulla carta, televoto popolare. Nell'analisi rientrava anche quella per categorie sociali: se il pubblico del prime time è più variegato, nella fascia del primo pomeriggio prevalgono le casalinghe e gli studenti. In base a questo dato, venivano dati più spazi ai segmenti relativi al rapporto uomo-natura e tra gli stessi concorrenti, piuttosto che alle prove di vera e propria sopravvivenza. Insomma, un cambiamento di target in corso d'opera che ha portato anche alla cancellazione della prima serata, avvertita sia dagli autori che dagli stessi partecipanti come un primo segno della non felice riuscita del programma, che ha finito per condizionarne l'intero svolgimento. Perché, a differenza di altri flop dichiarati come Reality Circus, qui non era possibile anticiparne la chiusura (data la rigida struttura regolamentare) e si è dovuti inventare la diretta pomeridiana (mattutina in Arizona) per poter portare a termine il gioco.

E chissà se lo rivedremo ancora questo gioco o se verrà definitivamente scaricato dalla Rai...
Qualunque sarà il suo destino, mi unisco alla speranza degli autori e della produzione: che il loro lavoro, specialmente la parte più sperimentale, non sia vana, ma possa aprire la via per una svolta tecnologica nella gestione di programmi come questi. Nella speranza che dopo la tecnologia, sia la volta dei contenuti, decisamente troppo orientati verso quel trash che tutti diciamo di odiare, ma che continua a spopolare in tutta le tv e a condizionarne i programmi...
Beh, speriamo che alla fine non giunga a condizionare anche la nostra vita!
* Si ringrazia il prof. Marco Lombardi per la disponibilità accordataci
e lo special guest per l'ottimo ed esaustivo intervento *
Articolo originale scritto da
Giorgio Scorsone (Giosco)
per "Digital-Sat.it"
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