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Il punto sulla tv digitale Terrestre in Italia dopo l'annuncio della CAM

• 8 min lettura
Fonte: Apogeonline.com | Condividi 📲
Il 30 di Novembre di quest'anno potrebbe rappresentare, per una coincidenza di situazioni, un punto di svolta nel percorso di introduzione della tv digitale terrestre in Italia e potrebbe dare avvio ad un nuovo corso in grado di avvicinare il traguardo dello switch off nazionale, rendendolo, oltre che possibile, desiderabile. Il sistema televisivo digitale terrestre italiano proviene infatti da un periodo nel corso nel quale non si è potuto fare a meno di percepire alcune incertezze nella continuità del processo di sviluppo. La prima, forte avvisaglia di una battuta di arresto si era avuta con la mancata realizzazione della piattaforma comune Tivù.

Presentata nel corso della seconda conferenza del DGTVi del luglio del 2006, Tivù avrebbe dovuto raccogliere sotto un unico marchio l'offerta gratuita degli operatori del DTT italiano, rappresentando la declinazione italiana della Freeview del Regno Unito. Per inciso, Freeview è considerata la principale artefice dell'avvenuto collegamento al DTT di 12 milioni di famiglie inglesi, con un'adozione della tv digitale terrestre che cresce con un ritmo vicino al 20% annuo.
Nei mesi successivi, un secondo elemento si è sommato alla percezione negativa in merito sulle effettive possibilità di sviluppo del sistema: l'iter parlamentare del decreto di legge 1825 "Disposizioni per la disciplina del settore televisivo nella fase di transizione alla tecnologia digitale"(la cosiddetta legge Gentiloni), si è rivelato lungo e tortuoso e non si è tuttora concluso, lasciando il nostro Paese in una situazione di incertezza normativa. Ma una serie di segnali positivi è arrivata proprio al termine del mese di Novembre, rilanciando aspettative e buoni propositi.


Accesso più semplice ai contenuti pay

Il 30 Novembre, SmarDTV, un'azienda svizzera parte del gruppo Nagravision, ha annunciato con un comunicato stampa la disponibilità di un modulo CAM per il mercato DTT italiano. L'importanza di un modulo CAM per la tv digitale terrestre è presto spiegata. Fino ad oggi, per vedere i contenuti a pagamento, gli utenti erano obbligati ad acquistare un decoder appositamente abilitato e a collegarlo al proprio televisore.
L'associazione decoder-paytv era irrinunciabile: solo nel decoder, infatti, era presente il software in grado di mostrare i programmi televisivi sullo schermo a seguito dell'inserimento di una carta prepagata. Con il CAM questo non accade più. Il modulo CAM è un sottile componente hardware che può essere inserito in appositi slot, detti Common Interface (o CI), presenti nella maggior parte dei televisori dotati di sintonizzatore digitale.

All'interno di ogni CAM c'è un lettore per la smart card ed è caricato lo stesso software che permette ai decoder di mostrare i programmi a pagamento. Per questo motivo, qualsiasi televisore dotato di slot CI e di sintonizzatore digitale terrestre può potenzialmente mostrare sullo schermo i programmi a pagamento di Mediaset Premium, La7 Carta più e del futuro operatore Pangea. Un'innovazione come questa ha tutte le caratteristiche per poter cambiare il volto del DTT in Italia. Gli utenti in possesso di tv digitale potranno ora vedere i programmi a pagamento acquistando il solo CAM: non sarà più necessario comprare un decoder - a meno di non voler utilizzare i servizi interattivi - e non si sarà quindi più costretti ad aggiungere un altro apparecchio alla già folta schiera di DVD, console e ricevitori che affolla la nostra postazione televisiva casalinga.

Il fatto di fruire dei contenuti a pagamento sulla tv digitale terrestre direttamente sul televisore è un elemento importante, che accresce la percezione dell'utente del DTT come una naturale evoluzione della tv analogica, senza più apparecchi aggiuntivi né telecomandi moltiplicati. Questo non potrà che giovare alla diffusione della tv digitale terrestre in Italia, aumentando il numero di utenti collegati di propria spontanea volontà, e rendendo più semplici le prossime operazioni di spegnimento del segnale analogico.


Nuovi obiettivi di switch off regionale

Il 30 Novembre 2007 è iniziata a Torino la Terza Conferenza nazionale della tv digitale terrestre organizzata dal DGTVi, l'associazione che riunisce Rai, Mediaset, Telecom Italia Media, FRT, DFree e AerAnti Corallo nell'impegno a collaborare per lo sviluppo del DTT in Italia.
Rileggendo gli appunti della due giorni di conferenze, emerge come l'elemento maggior interesse sia stata la firma dei protocolli d'intesa fra lo stesso DGTVi, il Ministero delle Comunicazioni, la Regione Piemonte e la Provincia di Trento per la transizione delle proprie aree di competenza all'esclusiva trasmissione digitale terrestre.
Dopo la Sardegna e la Valle d'Aosta, che hanno compiuto con successo i primi passi di switch-over nel 2007 e che completeranno la transizione nel 2008, anche le grandi province di Torino e Cuneo seguiranno lo stesso iternel Marzo del 2009, per portare poi l'intera Regione all'esclusiva trasmissione DTT entro il 2011. La Provincia di Trento, invece, spegnerà il segnale analogico entro l'ottobre 2009. Impegni di tale portata segnano un ulteriore passo avanti nei confronti di un processo di spegnimento per aree che, dopo le esperienze di Germania e Regno Unito, è ormai considerato in Europa come la strategia più adatta per la realizzazione di uno switch-off nazionale.


Nuovi contenuti free

Il 30 Novembre 2007 sono infine ufficialmente partite le trasmissioni di Iris, il nuovo canale free di Mediaset trasmesso in esclusiva sulla piattaforma digitale terrestre. Iris ha una programmazione di grandi film, documentari e spettacoli teatrali e rappresenta, insieme al futuro secondo nuovo canale Bis, la realizzazione di quanto più volte auspicato dal Ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni. Il Ministro non ha infatti mai mancato di ricordare in ogni suo intervento come per la realizzazione di una transizione nazionale alla tv digitale terrestre fosse centrale il tema dei contenuti e come questi potessero funzionare da incentivo per l'adozione del DTT da parte dei telespettatori.

La notizia è ancora più positiva se si considera che la partenza di Iris non è l'unico segnale positivo in questo senso: è infatti dell'inizio di Novembre l'annuncio, da parte dell'ex patron di Antenna 3 Maurizio Giunco, del lancio per il nuovo anno di una terza piattaforma pay per il digitale terrestre, chiamata Pangea. Pangea dovrebbe comprendere fra i primi canali un'offerta di formazione aziendale, dei programmi dedicati agli sport minori e infine Glamour Plus, una rete di contenuti per adulti.
Nel corso conferenza del DGTVi, inoltre, il Direttore Generale della Rai Claudio Cappon ha ricordato come già dal 2008 dovrebbero essere attivati alcuni degli otto nuovi canali semigeneralisti e dei due in alta definizione previsti dal nuovo piano industriale della concessionaria. Ottimi segnali, che esprimono una nuova vitalità la tv digitale terrestre italiana e le restituiscono una dimensione di investimento industriale, contribuendo ad arricchirne l'offerta di contenuti televisivi.


Vecchi problemi ancora da risolvere

Ma pur nella generale sensazione di ripresa delle attività, persistono alcuni elementi di incertezza che, se non affrontati e risolti, possono ancora mettere in dubbio la reale possibilità che la data del 2012 sia effettivamente rispettata per lo switch off dell'intero Paese.
La diffusione dei ricevitori per la tv digitale terrestre, innanzitutto, senza i quali lo spegnimento delle frequenze analogiche non può essere realizzato. Secondo il recente rapporto di ITMedia Consulting per il DGTVi, la diffusione di sintonizzatori DTT nelle case degli italiani sembra essersi arrestata ai 4,5 milioni del Giugno 2007, pari al solo 19,2% delle abitazioni dotate di apparecchio televisivo. Sebbene siano stati venduti fra il 2004 ed il 2007 circa 5,6 milioni di decoder, in una immaginaria classifica della diffusione della tv digitale l'Italia si aggiudicherebbe ora, con il suo 50%, il terzo posto, superata dal 90% del Regno Unito e dal 60% della Francia.
Una posizione da fanalino di coda per uno dei Paesi che per primo ha dato avvio al processo di transizione con l'accensione dei primi canali interattivi già nel 2003.

Certamente il recente provvedimento del Ministro, che ha stabilito nel 2 aprile 2009 l'ultimo giorno di vendita dei televisori analogici, darà una forte spinta al processo di adozione della tv digitale, consegnando nelle case degli italiani ricevitori DTT al ritmo di circa 5 milioni di pezzi all'anno, tanti quanti sono i tv acquistati ogni 12 mesi per effetto del normale turn over. Ma il traguardo del 2012 è vicino, ed anche ad un ritmo così incoraggiante che porterebbe 15 milioni di televisori digitali nelle abitazioni italiane a fine 2011, resterà da valutare l'effettiva opportunità di spegnere completamente le trasmissioni analogiche a soli 3 anni dal termine delle vendite di vecchi televisori.

Infine, il tema della conversione industriale del settore televisivo. Sebbene l'annuncio dell'impegno del Piemonte e di Trento nei confronti dello switch off delle proprie aree sia un mirabile esempio di buona volontà da parte degli amministratori e rappresenti la loro capacità di cogliere le opportunità offerte dai mutamenti del sistema, un'azione come questa, alla luce delle scadenze e degli obiettivi posti, rappresenta un'iniziativa in ritardo sui tempi di almeno un paio d'anni. Stabilire lo switch off del Piemonte al 2011 è un obiettivo sicuramente importante, ma non può non essere rapportato alle altre sedici regioni e mezza d'Italia (Bolzano non si è ancora espressa), che dovrebbero spegnere il segnale appena un anno dopo e che, ad oggi, non hanno fatto significativi cenni di disponibilità ad intraprendere il percorso.

«Serve un po' di sano dirigismo», ha sbottato Claudio Cappon dal palco della conferenza del DGTVi di Torino, «altrimenti rischieremo di fare il digitale all'italiana». Parole che non possono far riflettere. Quello che ancora il sistema sembra attendere, il passo fondamentale per dare al Paese gli strumenti per arrivare all'appuntamento del 2012, è una presa di posizione forte da parte del Governo, la definizione di un progetto e la fissazione di norme che rappresentino la volontà di un Paese che ha deciso, con convinzione, di fare della tv digitale terrestre il proprio futuro sistema di trasmissione dei contenuti televisivi. Una legge che fissi una data certa di switch off, provvedimenti come quelli adottati nel Regno Unito che stabiliscano una tabella di marcia ed elenchino le date di spegnimento di ogni singola regione.

E ancora, è necessario il rispetto di tutti gli impegni presi, sull'esempio della Sardegna e della Valle d'Aosta, che vedano le diverse aree realizzare le azioni stabilite nei tempi prefissati; il disegno di un ruolo per le tv locali nel nuovo sistema televisivo digitale, un progetto che ne rispetti le loro peculiarità, il loro numero, la loro ricchezza e le loro debolezze. Solo dopo gesti come questi, dopo le certezze che i mercati normalmente attendono, i nuovi contenuti che il Ministro auspica per il sistema arriveranno, così come la tv digitale terrestre, da complicata matassa da districare, potrà diventare finalmente un'opportunità e porre le fondamenta su cui costruire un sistema televisivo riformato.

Davide Turi
per "Apogeonline"

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