Domenica 12 maggio andrà in onda la puntata che decreta la fine di "Fringe", una delle serie che ha più appassionato il pubblico negli ultimi anni. La quinta e ultima stagione della serie firmata da J.J.Abrams è in onda in prima tv dal 17 febbraio scorso, ogni domenica, alle ore 21.15 su Premium Action (Mediaset Premium).
LA STORIA:
Tu chiamali se vuoi X-Files (1993), quelli di cui si occupa la Divisione Fringe dell'F.B.I. che ha sede a Boston, sotto la supervisione della Sicurezza Nazionale. Per indagare sullo "Schema" - una serie di inspiegabili eventi "ai confini della realtà" che si stanno verificando in tutto il mondo - il team protagonista utilizza la poco ortodossa "scienza di confine" (Fringe Science) unita alle più classiche tecniche investigative dell'agenzia federale. Fanno parte del gruppo in azione: l'agente dell'F.B.I. Olivia Dunham (Anna Torv), la quale dà vita alla Divisione; il dottor Walter Bishop (John Noble), il brillante scienziato che conduceva esperimenti "Fringe" per il Governo (controllo della mente, teletrasporto, proiezioni astrali, invisibilità, mutazioni genetiche, rianimazione), salvo venir internato in un istituto psichiatrico per 17 anni dopo un incidente di laboratorio; Peter Bishop (Joshua Jackson), il brillante figlio dello scienziato rifugiatosi in Iraq, dove ha vissuto di espedienti e truffe, il quale torna in America per far dimettere il padre dal manicomio.
Con la supervisione dell'agente della Sicurezza Nazionale Phillip Broyles (Lance Reddick), il trio assume quale quartier generale l'ex laboratorio del dottor Bishop: lo scantinato dell'Università di Harvard, a Cambridge. Attorno alla Divisione gravitano: John Scott (Mark Valley), collega e fiamma di Olivia che si scopre doppiogiochista; Charlie Francis (Kirk Acevedo), collega e amico di Dunham; William Bell (Leonard Nimoy), l'ex collega del dottor Bishop con il quale condivideva il laboratorio negli esperimenti: dopo l'internamento di Bishop ha fondato la Massive Dynamic, società internazionale leader di tecnologie; Nina Sharp (Blair Brown), assistente fidata di Bell; Astrid Farnsworth (Jasika Nicole), agente dell'F.B.I. esperta in crittografia che affianca il dottor Bishop. Telefilmicamente parlando, il serial va ricordato per essere un'eccezione nelle produzioni di J.J. Abrams: parte moscia e poi si accende, trovando la propria cifra, dalla seconda stagione.
Nel terzo ciclo si sfiora gli echi di Lost (2004) con la trovata di un universo parallelo dal quale irrompe la "doppia" Olivia (Fauxlivia). Oltre a Abrams, gli ideatori sono Alex Kurtzman e Roberto Orci; il trio è altresì tra i produttori esecutivi con Bryan Burk, Jeff Pinkner, David Herschel Goodman, Brooke Kennedy, J.H. Wyman, Felicia D. Henderson, Joe Chappelle, David Wilcox, Andrew Kreisberg. La colonna sonora è composta da Michael Giacchino, Chad Seiter e Chris Tilton; Abrams collabora alla stesura delle note del tema musicale. Theresa Russell compare in un cameo; Joan Chen è tra le altre guest-stars.
Le riprese sono state effettuate tra New York (Manhattan e Brooklyn in testa) e il Canada (British Columbia e Ontario). Il telefilm si è aggiudicato un Visual Effects Society Award. Se Barry Garron di "Hollywood Reporter" ha trovato il serial "esaltante in quanto fa riemergere la classica battaglia tra i sessi", Tim Goodman del "San Francisco Chronicle" l'ha trovato "sconfinatamente ambizioso".
Così Aldo Grasso sul "Corriere della Sera": "gli orfani di Lost possono consolarsi con Fringe, l'ultima creazione della fabbrica del fantastico di J.J. Abrams, che ricorda un pò X-Files e Ai confini della realtà. Nella visione di Fringe s'intrecciano due piaceri, perché le indagini sui singoli casi, in puro stile J. J. Abrams, sono anche l'occasione per una speculazione su interrogativi più profondi: i limiti della scienza, il potere della natura, le responsabilità dei ricercatori di talento. Il telefilm ha impiegato un pò a decollare, ma nel corso degli episodi è cresciuto molto e si è arricchito con il racconto di un universo alternativo al nostro, in cui gli eventi hanno preso tutta un'altra piega. Il racconto del what if, di una realtà parallela al fluire normale della storia quotidiana, sembra essere un tema dominante nella serialità contemporanea, da Lost a Flashforward.
Come se, insoddisfatti del nostro destino, cercassimo una via di fuga varcando una sottile e invisibile linea di confine". Antonio Dipollina, su "La Repubblica", ha scritto che la serie è "una sorta di viaggio oscuro, con margini di assoluto divertimento nell'interazione dei personaggi, più dalle parti di X-Files che di Lost".
Nel settembre 2008 Joshua Jackson è stato ricoverato in ospedale per un lieve incidente al naso avvenuto durante una scena d'azione. Oltre ad avere Leonard Nimoy tra i volti ricorrenti, la serie vanta almeno un altro link con Star Trek: prima di avere il ruolo di Peter Bishop, Joshua Jackson ha sostenuto il provino per la parte di James Kirk nell'undicesimo capitolo cinematografico della saga dell'Enterprise, diretto da J.J. Abrams (a detta di Jackson, l'audizione è servita per essere poi scelto per il serial...). Non si lesina neanche nelle analogie con Lost (2001): nel primo X-File (pardon, caso), l'agente Dunham indaga sul volo 627 Amburgo-Boston, atterrato con tutti i passeggeri e i membri dell'equipaggio deceduti...Che abbia incrociato nei cieli il velivolo dell'Oceanic?