Le promesse del digitale terrestre

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Fonte: Pubblicit Italia

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Digitale Terrestre
  martedì, 15 maggio 2007
 00:00
Dal 1° marzo 2007 è iniziato il lungo processo che porterà allo spegnimento definitivo della televisione analogica in Italia e alla transizione alla tv digitale.

Stando ai dati recentemente diffusi, lo switch off parziale di Cagliari - che prelude alla creazione di due regioni ali digitai (Sardegna e Valle d'Aosta) - si è rivelato un successo. La transizione al digitale terrestre, che in queste due aree del Paese sembra essersi avviata su ottime basi, si preannuncia però più difficoltosa a livello nazionale.

Al momento, a più di tre anni dal lancio, sono circa 4,3 milioni le abitazioni italiane dotate di un decoder Tdt, con una penetrazione nelle famiglie pari al 19,8%. Ma se si vuole giungere allo switch off definitivo nel 2012, occorre che l'espansione del digitale proceda molto più rapidamente nei prossimi anni.

Preclusa dall'Europa la possibilità di erogare nuovi contributi all'acquisto dei decoder, la soluzione è spingere maggiormente sull'ampliamento dell'offerta e sulla maggiore appetibilità di canali proposti ai telespettatori. La multicanalità, uno dei principali punti di forza della tecnologia digitale, non sembra ancora essere sfruttata appieno.

Il panorama dell'offerta multicanale

Il panorama attuale del digitale terrestre italiano vede la presenza di sei multiplex nazionali con una copertura superiore al 50% della popolazione.

Due di questi (mux A e mux B) fanno capo alla concessionaria pubblica e trasmettono i tre canali Bai visibili anche in analogico, più una selezione di canali tematici: RaiSportSat, RaiNotizie24, RaiEdu 1, Rai Utile, Rai Doc e Sat 2000 (network televisivo dei cattolici italiani).

Altri due multiplex, invece, sono targati Mediaset: su di essi si trovano, oltre a Canale 5, anche Boing, Class News, Corning Soon, BBC World, Mediashopping, Sport Italia, SI Live.

In determinate fasce orarie, inoltre, si può accedere alla programmazione i canali in pay per view di Mcdiaset Premium, che offrono a pagamento le partite della Serie A, e della Champions League, film in prima visione e grandi eventi.

Telecom Italia Media, invece, dispone di un solo multiplex, su cui trasmette La7, Mtv, Sitcom 1 e Qoob. Anche in questo caso, dal dtt si può fruire dei numerosi canali pay per view della rete, chiamati La7 CartaPiù.

Il sesto multiplex, infine, è quello di Dfree: al suo interno sono ospitati Rete 4, Italia 1, Sport Italia, SI Live e - in via sperimentale - TeleRadio Padre Pio.

Un settimo multiplex nazionale, che però dispone di una copertura più limitata, appartiene al Gruppo L'Espresso: al suo interno si trovano Rete A Ali Music e Repubblica RadioTv, che al momento trasmette per poche ore al giorno.  Dallo scorso dicembre si è aggiunta anche l'emittente transalpina France 2, che prossimamente dovrebbe essere sostituita dal canale all news France 24.
 
Oltre al digitale terrestre nazionale, vi sono anche svariate emittenti locali che trasmettono in digitale ventiquattro ore al giorno. Ancor più numerose, tuttavia, sono quelle che per mancanza di frequenze conducono sperimentazioni solo nelle ore notturne.

Modelli di business a confronto

Dalla ricognizione sul digitale terrestre made in Italy, dunque, due elementi paiono particolarmente interessanti.

In primo luogo, la presenza di due business model di riferimento: la tradizionale offerta free-to-air, finanziata dalla pubblicità, e la tv pay. In questo caso, però, non si tratta della pay tv classica, che prevede l'abbonamento a un canale, ma di pagamento a consumo: con le carte pre-pagate, lo spettatore paga solo quello che vede.

E' questa, una peculiarità tutta italiana, lanciata da Mediaset e La7 per la visione delle partite di calcio.

Per il prossimo futuro, comunque, Mediaset ha messo in cantiere il lancio di alcuni canali tematici a pagamento.

Il secondo elemento che contraddistingue il digitale terrestre italiano è relativo ai soggetti presenti sul mercato e alla loro forza di raccogliere pubblico: a una prima occhiata, il numero di canali risulta elevato.

Ma a un esame più attento, si nota come gran parte di essi siano scarsamente appetibili per il telespettatore: canali di news, di televendite o in lingua straniera, pur se gratuiti, non possono attirare il grande pubblico. Né si può pensare che la transizione al digitale sia sostenuta solo dal calcio e dai contenuti a pagamento.

Come dimostrano il caso di Freeview in Gran Bretagna e quello della Télévision Numérique in Francia, il vero driver per lo sviluppo della televisione digitale terrestre è costituito un'offerta plurale e gratuita.
Giancarlo Zocca
per "Pubblicità Italia"

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