Linux ignorato dal Consiglio europeo

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Fonte: punto informatico

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HiTech
  domenica, 07 gennaio 2007
 00:00
Che Linux incorra in ostacoli nel farsi accettare come piattaforma ideale per le infrastrutture informatiche delle istituzioni del vecchio continente è cosa nota. Ma una discriminazione ad alto livello suscita invece scalpore. Lo segnala ZDNet UK: il portale predisposto a fungere da collettore dei documenti video estratti dalle sedute e dalle conferenze stampa del Consiglio Europeo è precluso alla possibilità di fruizione da parte degli utenti del Pinguino.
I video sono distribuiti in formato Windows Media (.wmv), e sono quindi disponibili per la visione solo a quei sistemi (Windows e Mac) in grado di gestire opportunamente lo standard Microsoft. "Il servizio di streaming live del Consiglio dell'Unione Europea può essere visualizzato sulle piattaforme Microsoft Windows e Macintosh", è scritto in bella mostra sul sito. Nessun supporto per Linux dunque, in nessun modo.
La stessa sorte tocca a browser alternativi quali Opera o Firefox, trattati come appestati a cui permettere il minimo dell'accessibilità: come chiaramente indicato nelle FAQ del sito, gli unici due browser supportati sono Internet Explorer e Netscape Navigator, agli altri (anche quelli usati da milioni di netizen) è precluso l'utilizzo della "Tabella dei Contenuti per posizionare lo streaming" mentre "Tutti i bottoni per il controllo del player scompariranno".
Una situazione imbarazzante, a cui il Consiglio non ha ancora dato una risposta ufficiale. E che è sembrata inaccettabile a Stefan Esterer, membro dell'Università di Salisburgo, coinvolto nello sviluppo della distro Debian, che ha creato una petizione web per spingere la UE a cancellare il razzismo tecnologico nei confronti degli utenti dell'open source.
La petizione, che mentre scriviamo ha già superato le 9.400 firme, suggerisce l'utilizzo di codec alternativi a quelli proprietari del formato Windows Media, come Theora. Ovviamente inviperiti i commenti dei supporter: "Linux significa libertà e scelta, qualcosa che la UE dovrebbe cercare di proteggere per la propria gente, non sottrargliela" scrive Jonah Naylor, mentre Tony Pikus fa notare che "È sbagliato per voi supportare un solo sistema chiuso, che è posseduto e controllato da una società al di fuori della UE. Dovreste supportare gli standard aperti così che tutti possano vedere e sentire".
Lapidario infine il commento di Raffaele Sandrini, firmatario numero 9404: "Le istituzioni pubbliche non dovrebbero utilizzare una tecnologia che non è accessibile da tutti quelli che essi rappresentano".

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