Sky Italia rilancia la serialità con Nils Hartmann
puntando su storie character driven, identità premium
e un forte legame con il territorio produttivo italiano
Sky Italia riafferma la propria centralità puntando su una miscela di audacia creativa, radici locali e respiro cinematografico. A margine dell’ultimo showcase di Sky dedicato alle novità della stagione, Nils Hartmann, Executive Vice President Sky Studios Italia ha voluto approfondire la nuova stagione produttiva, tra ritorni attesi, scommesse linguistiche e la sfida di trasformare la cronaca in narrazione d’autore.
Partiamo dalla filosofia che guida le vostre scelte. In un mercato dominato da algoritmi globali, come si costruisce un’identità Sky che sia allo stesso tempo "premium" e profondamente radicata nel territorio?
«Il nostro obiettivo non è mai stato quello di inseguire un modello standardizzato. Come sottolineiamo spesso insieme al team di Sky Studios, la nostra forza risiede nel mettere i personaggi al centro, privilegiando la complessità psicologica rispetto al semplice intreccio. Crediamo in una narrazione che sia "character-driven": vogliamo storie capaci di sorprendere, dove i protagonisti crescono e si evolvono in modo imprevedibile. In Italia, abbiamo la fortuna di attingere a una tradizione cinematografica e artigianale immensa, che ci permette di curare ogni dettaglio, dalla colonna sonora alla fotografia, con un’ossessione quasi positiva per l’eccellenza.»
A proposito di radici e grandi marchi, il sipario si sta chiudendo su Gomorra - Le Origini. Com’è stato tornare in quel mondo con una prospettiva così diversa?
«È stata una scommessa vinta, nata da un’intuizione condivisa con il nostro CEO Andrea Duilio. Avevamo un po' di timore nel proporre qualcosa di stilisticamente lontano dalla Gomorra che il pubblico conosceva, ma la risposta è stata straordinaria. Raccontare un Pietro Savastano quindicenne in una Napoli completamente diversa ha richiesto coraggio, ma il tasso di fedeltà dei nostri abbonati dimostra che l'operazione è stata compresa e apprezzata fin nei minimi dettagli.»
Uno dei ritorni più significativi è quello di Luca Argentero in L'avvocato Ligas. Cosa dobbiamo aspettarci da questo nuovo "legal drama"?
«Per Luca è un vero ritorno a casa, dato che ha mosso i primi passi televisivi proprio qui a Sky ventidue anni fa. In Ligas interpreta un avvocato fuori dagli schemi, un ruolo che considero perfetto per la sua maturità artistica; oserei un paragone audace, dicendo che è un po' come vedere Timothy Chalamet in Marty Supreme. È una serie che unisce carisma e una chiave interpretativa molto personale.»
Guardando alle novità assolute, il progetto su Gucci diretto da Gabriele Muccino sembra destinato a far discutere. Perché avete scelto di raccontare proprio "la fine dei giochi"?
«È la nostra risposta a House of Gucci, ma con una prospettiva radicalmente diversa: quella di Allegra Gucci, che ha vissuto la storia in prima persona. Abbiamo messo insieme un cast d'eccezione, con Miriam Leone nel ruolo iconico di Patrizia Reggiani e Francesco Scianna nei panni di Maurizio. Muccino porterà la sua consueta intensità nel raccontare i conflitti di una dinastia così importante. Inoltre, stiamo sperimentando l'uso dell'intelligenza artificiale per alcuni effetti speciali particolarmente complessi: unire il talento artigianale alle nuove frontiere tecnologiche è parte della nostra visione.»
Un altro progetto molto ambizioso è La Mala, che esplora la Milano degli anni '70. Qui la sfida sembra essere anche linguistica, oltre che narrativa.
«Sì, La Mala nasce da una scintilla scoccata dopo il documentario prodotto da Sky Documentaries. Con Luca Ribuoli alla regia e la supervisione creativa di Sydney Sibilia, vogliamo raccontare quel mix assurdo di ferocia criminale e irresistibile simpatia che caratterizzava personaggi come Vallanzasca e Turatello. Il cuore pulsante sarà il Derby, il locale dove la malavita incrociava la nascita della grande comicità italiana. La vera sfida sarà il linguaggio: stiamo facendo una ricerca profonda sul dialetto milanese di quegli anni, un codice che sta scomparendo ma che è fondamentale per restituire l'anima di una città che era romantica e spietata allo stesso tempo.»
Sky non ha paura di affrontare temi complessi come il femminicidio, come vedremo ne Il Sospetto. Qual è l'approccio scelto?
«In questo caso, la supervisione di Francesca Manieri è stata fondamentale per dare alla storia una chiave di lettura generazionale rovesciata. La vicenda, ambientata a Viareggio durante il Carnevale, segue una ragazza ipoudente che inizia a sospettare della persona che ama di più: suo padre. È un thriller relazionale che usa il genere per parlare della nostra contemporaneità, con Claudia Pandolfi nel ruolo di una commissaria che deve gestire il caos emotivo e investigativo della cittadina.»
Infine, c'è spazio anche per la commedia con Fuori Menù. Come si conciliano il mondo del carcere e quello dell'alta cucina?
«L'idea è nata guardando alla realtà del carcere di Bollate e al ristorante "In Galera". Maurizio Lastrico interpreta lo chef in una serie che abbiamo definito un "comedy drama": vogliamo esplorare il tema delle seconde possibilità e la forza distruttiva e costruttiva delle passioni. È una serie con un'ambizione altissima, dove la comicità deve convivere con la concretezza e la durezza delle mura carcerarie. Come diceva il regista Nicolò Falsetti, gli ingredienti ci sono tutti, ora dobbiamo solo "cucinarli" con la giusta sensibilità.»
In conclusione, Nils, qual è il filo rosso che lega tutte queste produzioni così diverse tra loro?
«La libertà creativa e la partnership. Non ci limitiamo a commissionare un contenuto per poi aspettare il risultato finale. Lavoriamo in simbiosi con gli autori, i registi e i produttori, dal casting al montaggio, per assicurarci che la visione originale sia rispettata ma anche orientata a ciò che il nostro pubblico, che è il più ricettivo e attento d'Italia, si aspetta di trovare su Sky.»
Articolo a cura di Simone Rossi
per "Digital-News.it"
(twitter: @simone__rossi)
